Georgia, a tre anni dal conflitto

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Nell’anniversario della guerra, parla il Presidente Dmitri Medvedev. Tbilisi, intanto, frena l’ingresso della Russia nel Wto

Fino all’ultimo, ha detto Dmitri Medvedev, ero sicuro che non ci potesse essere nessun conflitto fra Georgia e l’Ossezia del Sud. Ma nella notte dell’8 agosto 2008 le truppe georgiane hanno aggredito Zhinval, bombardando i quartieri residenziali con migliaia di missili Grad. È stata attaccata inoltre la base delle forze di pace russe.

La Russia è stata costretta a intervenire, con un’operazione di cinque giorni per imporre la pace alla Georgia affinché ritirasse le sue truppe dall’Ossezia del Sud. Tutto ciò fa parte del passato, anche se gli avvenimenti del 2008 sono ancora così vicini.

È arrivato il momento di pensare al futuro e alle prospettive di ripresa del dialogo fra Mosca e Tbilisi. “Mi addolora,  - ha sottolineato Medvedev -, che fino ad oggi fra Russia e Georgia non sono stati stabiliti dei rapporti normali, ma di questo è responsabile il presidente georgiano, sul quale ricade la responsabilità anche del conflitto nell’agosto del 2008”.

“Saakashvili –ha aggiunto - ha compiuto un crimine contro la Federazione Russa e i suoi cittadini. Su suo ordine sono stati uccisi centinaia di nostri  cittadini, fra cui i soldati delle forze di pace. Non glielo perdonerò mai. Per questo non entrerò in contatto con lui, anche se a margine di incontri internazionali cerca di fare qualche segno, strizza l’occhietto. Prima o poi Mikhail Saakashvili non sarà più presidente della Georgia, queste sono le leggi della vita politica. Con il nuovo presidente sarà possibile avviare rapporti normali e proficui”.

Adesso, come nell’agosto del 2008, il Presidente Medvedev difende gli interessi del Paese e dei suoi cittadini, ha affermato in un’intervista a La Voce della Russia l’europarlamentare Giulietto Chiesa: “Medvedev valuta la situazione in un modo molto chiaro. Dichiara che non può riconciliarsi con una persona che ha provocato centinaia di morti fra i cittadini russi. Quando Medvedev dice che la Russia può voltare pagina con un nuovo presidente della Georgia credo che dica delle cose assolutamente reali. Perché nessun leader può scendere al negoziato con coloro che hanno cercato di nuocere a lui o al suo Paese. Il Presidente vuole che la Russia sia un grande potenza che occupi nel mondo la posizione che le compete. E non permette a qualcuno di andare contro gli interessi nazionali”.

In Occidente hanno suscitato vivo interesse le dichiarazioni di Medvedev sul ruolo degli Usa nel conflitto georgiano. Il Presidente ha riconosciuto che gli Stati Uniti non avrebbero spinto Saakashvili all’aggressione, ma ha aggiunto: “E’ probabile che alcuni passi della Casa Bianca siano stati interpretati dal presidente georgiano troppo liberamente”.

Secondo il giornalista francese Dmitri de Koshko, “egli parla, sicuramente con un linguaggio molto diplomatico, del legame fra gli avvenimenti dell’agosto 2008 e le velleità di Washington. Ha ricordato inoltre le visite di Condoleezza Rice e di George W. Bush. Sappiamo qual è stata la loro politica nei confronti della Russia e quali tensioni ha provocato in Europa, quando la Russia si è trovata nel mirino di alcuni media. È stata una decisione molto dolorosa rispondere, suscitando una raffica di critiche in Europa e da oltre oceano”.

Più tardi però la Commissione Europea ha riconosciuto che a scatenare il conflitto è stata la proprio Georgia. Una forte eco politica di questi avvenimenti si sente anche oggi: Tbilisi blocca l’ingresso della Russia nel Wto. “Sarebbe stata una posizione comprensibile,  - ha sottolineato Medvedev -, se fosse dettata da finalità contemplate dallo statuto dell’Organizzazione e non dalla volontà di avviare un baratto politico”.

Comunque, a giudizio di de Koshko, l’intransigenza della Georgia non impedirà alla Russia di aderire all’Organizzazione mondiale del commercio. “È una storia che dura da molto tempo. La Russia è vittima di un ricatto, a volte meschino. Dopo la normalizzazione dei rapporti con la Polonia e con il reset nelle relazioni con l’America, si sarebbe potuto pensare che tutto andasse liscio. Non so fino a quando la Georgia potrà continuare con il suo veto. Se agli altri Paesi conviene l’ingresso della Russia nel Wto, convinceranno Tbilisi. Se invece a qualcuno va meglio tenere la Russia fuori, il pretesto georgiano è molto comodo”.

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