Ucraina, Paese malato

Rivoluzione arancione in Ukraina. Foto: Photoxpress

Rivoluzione arancione in Ukraina. Foto: Photoxpress

Kiev alla ricerca di una propria identità per superare le difficoltà politiche, economiche e sociali a vent’anni dall’indipendenza da Mosca

La disaffezione della gente verso la politica è evidente dappertutto, non solo in Occidente, ma anche e forse soprattutto all’Est, dove le strutture sono più rigide e dove i meccanismi democratici non sono ancora consolidati a vent’anni dal crollo dell’Unione Sovietica. E sarebbe strano comunque che lo fossero. In tempo di crisi i cittadini tendono a stare sempre più lontani da un mondo che sentono estraneo e giudicano incapace di risolvere i loro problemi.

La sfiducia aumenta nei confronti di chi detiene il potere, politico ed economico, diventa rassegnazione e si trasforma in isolamento. Ciascuno pensa insomma più ai fatti propri. La coesione sociale tende a scomparire. Quando la forbice delle differenze economiche si mantiene ampia o addirittura si allarga, quando la ricchezza è gestita da pochi e la maggior parte della popolazione non può e non riesce a prender parte alla produzione e alla redistribuzione di essa, è il segnale che il Paese è malato.

Certo, può sopravvivere a forza di medicine, può guarire temporaneamente e rimettersi in piedi per un breve periodo, ma è difficile che trovi la forza per svilupparsi in maniera equilibrata e abbia una salute sfavillante. Di Paesi malaticci nello spazio postsovietico ce ne sono diversi. Prendiamo ad esempio l’Ucraina, che come tutte le altre repubbliche dell’ex Urss festeggia quest’anno il ventennale dell’indipendenza da Mosca. Un’economia traballante, una classe politica senza strategia se non quella di perpetuare se stessa, una società disgregata. Quattro presidenti, decine di governi, una pseudo rivoluzione non hanno cambiato in quattro lustri un sistema di potere oligarchico che non ha giovato certo al Paese.

Se l’Ucraina non è oggi di sana e robusta costituzione lo deve certo all’eredità sovietica, ma anche a come la classe dirigente ha affrontato il passato più recente e affronta ora il presente. La mancanza di un’identità e di una visione per il futuro rischiano di trasformarsi in una patologia cronica che può schiacciare il Paese. A Kiev servono medicine, non prescritte da fuori, ma scelte in casa.

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