Un nuovo rapporto con l’Ue

Fumetto: Dmitry Divin

Fumetto: Dmitry Divin

È una decisione importante quella che deve prendere la Russia: maggiore cooperazione o meno con il Vecchio Continente?

Quale sarà il futuro della Russia nel nuovo scenario del 21esimo secolo? Sarà abbastanza forte per proseguire da sola? Vorrà avere dei partner? O non potrà farne a meno? È una decisione importante perché almeno dai tempi di Pietro il Grande la Russia è sempre stata un fattore europeo e fondamentalmente influenzata dagli sviluppi in Europa.

Da entrambe le parti, ma soprattutto in Russia, bisogna decidere se questo significherà una maggiore distanza o una maggiore cooperazione con il Vecchio Continente. Il mondo di domani sarà definito dall’ascesa dei grandi Paesi emergenti come la Cina, il Brasile e l’India. E non solo la Russia, la Germania, l’Europa o l’America, ma l’intero ordine globale sarà cambiato da questo nuovo scenario. Il nuovo ordine mondiale economico cambierà anche il sistema politico globale e la distribuzione dei poteri.

Lo si può constatare già oggi: se fino a pochi anni fa il G8 era ancora un forum importante, nel quale si incontravano gli Stati industriali dell’Occidente, più la Russia in maniera informale, per consultarsi sulla situazione del mondo e sulle decisioni necessarie, il più recente incontro a Deauville non è più da considerare veramente importante perché mancavano forze essenziali. Il G16 ha preso il posto del G8: Paesi emergenti, altri continenti. Se parliamo del futuro del rapporto tra Russia ed Europa, dobbiamo basarci su questa nuova cornice.

Così facendo, si solleveranno domande diverse rispetto al passato. I vincitori di domani saranno coloro che svilupperanno e avranno in serbo le tecnologie per compiere il salto verso i nuovi paradigmi. Con l’uscita dalla tecnologia atomica, la Germania ha intrapreso questa strada.

La Russia è un importante fornitore di energia per l’Europa, nel settore petrolifero come anche in quello del metano, e per quanto riguarda il Vecchio Continente lo rimarrà anche in futuro. La produzione propria di energia degli europei sta diminuendo, soprattutto nel mare del Nord. Il fabbisogno di gas metano aumenterà, anche se continua ad essere basso a causa della persistente crisi economica in alcune parti dell’Unione. La posizione europea parte invece dal presupposto che facciamo bene a garantire la nostra sicurezza di rifornimento diversificando le fonti d’acquisto per non dipendere troppo da un unico fornitore. Questo non significa la riduzione della percentuale russa, ma neanche l’aumento.

Una cooperazione più stretta e profonda con la Russia sarebbe di interesse reciproco. I rapporti sono intensi e aperti, però non hanno raggiunto affatto livelli ottimali. Centrare un traguardo come questo, però, richiede una cooperazione basata su interessi e valori comuni e non sul concetto di zone d’influenza. E bisogna essere chiari nell’esprimere sia gli interessi che i valori.

L’esperienza all’interno dell’Ue ci ha insegnato che è molto importante esprimere apertamente le contraddizioni esistenti. In seguito bisogna cercare di arrivare nelle negoziazioni a bilanciamenti e compromessi.

Le contraddizioni nascono dalla vicinanza reciproca. Gli Stati sovrani tra la Russia e l’Ue, la questione del futuro del cosiddetto ordine post-sovietico, come anche il futuro dell’Ucraina sono argomenti che si discutono intensamente da entrambe le parti.

Abbiamo visto in quanto poco tempo un “conflitto congelato” possa trasformarsi in un conflitto caldo. Allo stesso modo, se siamo sinceri l’uno con l’altro e trattiamo in maniera aperta gli attuali conflitti d’interesse, vedo un grande potenziale economico, sociale e politico. L’ingranaggio delle economie può dare un contributo importante. Sento sempre più spesso dire, però, che ci sono difficoltà per quanto riguarda gli investimenti diretti russi in Europa. Un esempio è stato il mancato assorbimento della Opel da parte della Magna. Il problema principale sta nelle differenze tra i valori normativi e nella diffidenza presente in vasti settori dell’Europa, che si esprimono nel rifiuto silenzioso verso investimenti di questo tipo.

L’Unione Europea si fonda non soltanto su interessi, ma anche su valori comuni fondamentali per l’immagine che abbiamo di noi stessi. Ogni progresso nei campi dello Stato di diritto, dell’indipendenza della giustizia, della divisione dei poteri, dei diritti umani ha effetti positivi per la cooperazione economica poiché diminuisce la diffidenza. Allo stesso tempo vedo che nella questione dei visti non si fanno i progressi che sarebbero possibili. Trovo l’atteggiamento degli europei, soprattutto dei tedeschi e di alcuni altri, estremamente miope.

Tutte le esperienze maturate negli ultimi anni dimostrano quanto sia importante lo scambio, non soltanto di merci e di idee ma soprattutto di persone. Il secondo passo sarebbe la soppressione dei visti. Non sarà facile considerando aspetti come le frontiere e i controlli d’entrata che nell’Ue si muovono ormai secondo logiche sovranazionali. Ma lo ritengo un traguardo raggiungibile proprio alla luce delle necessità appena esposte.

L’impegno per il superamento delle barriere è importantissimo, soprattutto in tempi in cui nell’Unione europea è possibile che un piccolo partito xenofobo porti un grande partito di governo a reintrodurre i controlli alle frontiere, unicamente per la promessa di un successo alle elezioni. Un rischio che non possiamo più correre.

* L’autore è stato ministro degli Esteri in Germania. Questo contributo si basa sull’intervento intitolato: “Il futuro dei rapporti tra Russia ed Europa”

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta