Un miliardario al potere?

Mikhail Prokhorov. Foto: Ria Novosti

Mikhail Prokhorov. Foto: Ria Novosti

Il ritratto di Mikhail Prokhorov, il magnate che vuole sfidare Putin alla poltrona di primo ministro alle elezioni della Duma di dicembre 2011

L’imprenditore russo Mikhail Prokhorov ha 46 anni, 204 centimetri di altezza e circa 18 miliardi di dollari. Alla fine di giugno 2011 ha aggiunto a tutto ciò la tessera e la leadership del partito Pravoe delo , il cui nome ha un duplice significato: “Cosa giusta” e “Cosa di destra”.

Ovviamente, secondo il parere dei padri fondatori dell’organizzazione, tra i quali vi erano figure-chiave dai grandi capitali, i valori della destra liberale sono anche i più giusti. Ciò nonostante, in Russia non tutti la pensino così e alle ultime elezioni parlamentari del 2007 i liberali di destra non hanno ottenuto posti nella Duma. Ora il miliardario Prokhorov è chiamato a dare una seconda vita a un’idea poco popolare in Russia. Al congresso ha dichiarato di non sopportare la parola opposizione e di vedere Pravoe delo solo nel ruolo di partito di potere. “Comprendo bene il lavoro di primo ministro. Se ci sarà il sostegno dei nostri cittadini e mi sarà proposto tale incarico, non rifiuterò”, ha dichiarato.

In effetti queste parole suonano in modo particolare in Italia. Il quasi ventennio al potere del milionario Silvio Berlusconi genera valutazioni contrastanti nella Penisola e all’estero. E il fatto non sta solo negli scandali di sesso e corruzione che ricorrono intorno alla figura del premier. A proposito, Prokhorov ha già superato uno scandalo a sfondo sessuale che riguardava il trasporto a Courchevel di un aereo pieno di ragazze pronte a intrattenere i suoi amici. Passò quattro giorni in stato di aresto, ma quattro anni dopo ricevette la Legion d’Onore.

Se riuscirà a convincere l’elettorato russo, come ha già fatto con la giustizia francese, sarà chiaro solo nei prossimi mesi. Cosa veramente complicata considerando che poco prima del suo debutto in politica Prokhorov proponeva di introdurre in Russia la settimana di lavoro di 60 ore. È evidente che non diventerà mai un “presidente operaio”, così come non lo è diventato Berlusconi. Ma chissà che cosa pensa il nuovo aspirante alla poltrona di premier riguardo al “conflitto d’interessi”? A proposito, l’esperienza italiana offre una chiara risposta anche a questo, quasi retorico, quesito.

L’autore è direttore dell’agenzia Ria Novosti a Roma

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