Vacanze? Non solo Mosca o San Pietroburgo

Foto: Evgeny Utkin

Foto: Evgeny Utkin

I consigli di viaggio di un russo da quindici anni nel Belpaese che invita gli italiani a scoprire l’altra Russia con le sue mete meno note ma per questo non meno suggestive

La monumentale Mosca o l’“italiana” San Pietroburgo? Per quanti meditano di trascorrere qualche giorno alla scoperta della Russia la scelta è quasi obbligata. Ma non l’unica possibile. “Il mio consiglio è andare in qualche piccolo villaggio, facendosi ospitare in famiglia. Solo così si può conoscere la vera Russia immergendosi nella vita di tutti i giorni e sperimentando la cordialità russa”. La dritta arriva da Evgeny Utkin, fotografo e giornalista russo da quindici anni in Italia. Utkin è l’autore della mostra fotografica “I due volti della Russia” che ha appena chiuso i battenti a Milano nella sede dell’associazione Italia-Russia; proprio dal titolo della sua raccolta di foto che mette a confronto la Russia più nota e quella ignota dei piccoli villaggi, prendono le mosse i suoi consigli di viaggio.

Perché gli italiani dovrebbero scoprire i piccoli villaggi russi?

La maggior parte degli italiani identifica il mio Paese con quei turisti russi che arrivano in Italia per lo shopping. Turisti che sono esclusivamente i ricchi. Ma la Russia non è solo quella di Mosca o dei ricchi: c’è anche quel lato nascosto delle piccole città dove la gente si dà da fare vivere. Quel lato della Russia che gli italiani non riescono a vedere sia perché nessuno va in vacanza in questi piccoli villaggi, sia perché i russi che vivono là non hanno le possibilità economiche per farsi rilasciare il passaporto e poter comprare un biglietto per il Belpaese.

Cosa intende per cordialità russa?

Cordialità come condivisione e disponibilità. Sarà facile, per esempio, vedersi servire da mangiare a qualunque ora si abbia fame. La condivisione, poi, è totale: anche se si ha soltanto mezzo chilo di pane, si fa a metà, pure se l’indomani si rischia di non avere nulla da mangiare.

Una reminiscenza socialista?

Se vogliamo, sì. C’è anche qualcosa dell’animo cristiano pre-socialismo. Anche Tolstoj propagandava la condivisione. Certo anche la Russia ha i suoi lati negativi.

 

Quali?

I russi sono un po’ come gli italiani del Sud. Sono un po’ casinari. Ma anche cordiali e aperti. La Russia ha due volti, come l’Italia con il suo Nord e il suo Sud.

E’ stato difficile per lei ambientarsi in Italia?

Vivo in Italia da quindici anni. Ero arrivato per studiare la lingua. Poi sono rimasto. Quando sono arrivato, forse per la povertà dalla quale provenivo (il momento storico era difficile, si facevano code chilometriche per un pezzo di burro e di mortadella), non riuscivo a comprendere tante cose: il tanto parlare del cibo, per esempio. Ho capito soltanto dopo alcuni anni che il cibo e la sua infinita varietà fa parte della cultura italiana. Quando l’ho compreso ho cominciato ad apprezzare con l’anima di un italiano. Oggi mi sento sia italiano, sia russo. Quando sono in Italia mi sento russo e quando sono in Russia mi sento italiano. Di russo mi è rimasto un senso di imprevedibilità, di fatalismo. Oggi, come gli italiani, ho imparato a godere delle cose della vita.

Anche delle piccole cose russe che ritrae nelle sue foto?

Anche di quelle: lo sguardo di una vecchietta affacciata alla finestra; la camionetta militare che trasportava pastori tedeschi invece di uomini; la bambina che gioca col gatto davanti al chiosco arrugginito; le chiese russe senza campane; i grattacieli e la piazza Rossa di Mosca. Mi è sempre piaciuto fotografare. Sono nato a Sudislavl, un villaggio vicino Kostroma, 400 chilometri da Mosca. Ho iniziato a fotografare a undici anni: ho lavorato in una fabbrica per guadagnare quel tanto che è bastato per comprare la mia prima macchina fotografica. Da allora non ho mai smesso. 

Tornando alle vacanze e ai suoi consigli di viaggio. Cosa deve fare un italiano che vuole visitare i villaggi russi più remoti?

L’ideale è farsi ospitare da una famiglia locale o provare con una vacanza solidale o di volontariato.

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta