Nella casa delle matrioske di Sochi

Foto: Kommersant

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Scelto il souvenir ufficiale dei Giochi olimpici invernali del 2014; a realizzarlo sono donne che coltivano solo il sogno di essere felici

Di primo mattino le vie della cittadina di Semënov, nell'Oblast' di Nižnij Novgorod, che conducono alla fabbrica dove si realizzano le matrioske si riempiono di decine, centinaia di donne. Molte di loro sono in compagnia di figli e nipoti, che accompagnano al nido o portano con sé al lavoro. L’impressione è che all’infuori di queste donne e di questi bambini non vi siano altri abitanti. 

“Sono ormai quarant’anni che modello matrioske”, racconta la tornitrice Anna Malysheva, mentre assicura sulla macchina la sagoma di legno e comincia a lavorarla, e tutt’intorno volano le schegge. “Amo tanto questo lavoro e l’odore del tiglio, ma bisogna fare attenzione che la forma di legno non schizzi via dalla macchina  e non ti colpisca in faccia. Vedi questa cicatrice sotto l’occhio? È stato per un incidente sul lavoro. Mi è successo parecchie volte, ma non sono mai stata a casa in malattia. Te ne vai in giro con qualche livido in faccia o col naso rotto, e tutto finisce lì”.

Anna Nikolaevna non è l’unica tornitrice nel complesso di fabbriche d’artigianato “Khokhloma”. Degli oltre  mille operai che vi lavorano la stragrande maggioranza sono donne, mentre gli uomini, come avviene in Russia, sono destinati ai posti di comando. “Il salario è basso e per questo gli uomini, quelli seri, non vengono qui a lavorare”, afferma Anna. “Da noi tutti gli uomini in grado di lavorare vanno a Mosca e parecchi si sono dati al bere. Prendi me, ho sempre mandato avanti la famiglia da sola. Ho cresciuto due figli e quando mio marito si metteva a bere toccava mettere in riga pure lui. Ora ho tre nipoti e bisogna tirar su anche loro, per questo non posso lasciare le mie matrioske, anche se ormai la schiena e le gambe mi fanno male”.

 Matrioske

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 “I tornitori da noi valgono oro”, sentenzia la caporeparto Galina Koreva. “Il lavoro è pesante e per questo gli concediamo il massimo dei premi. Una matrioska composta da 7 pezzi ci viene a costare 4 rubli e 50 copechi (l’equivalente di circa 16 centesimi di euro). Ogni operaia ne produce per una media di 200 rubli il giorno e noi le assegniamo un extra di altri 200 rubli (10 euro  circa). Lo stipendio medio mensile di un tornitore è di 12.000 rubli  (quasi 300 euro). Una cifra altissima per la nostra impresa”.

Le figurine di legno vengono accuratamente levigate, ricoperte da uno strato di fecola di patate e passate all’asciugatura prima di finire al reparto artistico, per essere dipinte. Dal 1922 nessun ragazzo si è mai più occupato della pittura delle matrioske, da quando cioè anche a Semënov si è cominciato a fabbricare altre bambole bizzarre.

Non è poi da molto tempo che esistono le matrioske, eppure si ha come l’impressione che siano sempre esistite. Forse perché rappresentano perfettamente la Russia e sono il simbolo della fertilità e della maternità nonché della forza e dell’abnegazione femminili.

MatrioskeZhenia Prokosheva ha dei bambini piccoli e dipinge matrioske solo da tre anni: “È stata mia suocera a insegnarmi e poi io mi sono fatta assumere nella fabbrica. Che potevo fare? La commessa in un negozio?  Se lavori come commessa non ti permettono di stare a casa quando i tuoi bimbi si ammalano, invece qui hai diritto ai permessi e almeno sotto questo profilo noi madri lavoratrici siamo tutelate”. Il marito di Zhenia lavora a Mosca e sta via per settimane, mentre la suocera lavora al tavolo vicino.

Interi clan familiari femminili lavorano in questa fabbrica. Irina Polyakova ha diciannove anni ed è una pittrice autodidatta, di notevole talento. Va in fabbrica insieme alla madre che lavora nel reparto dove vengono laccate le matrioske già dipinte.  Accanto a lei c’è Ksiusha Poletaeva, la mamma più giovane della fabbrica: “Mi sono diplomata al liceo artistico della  nostra città dove ci si specializza per poter lavorare in queste fabbriche di artigianato. Ai tempi dell’Unione Sovietica c’erano almeno dieci aspiranti per ogni posto, ora invece è difficile trovarne uno”.

Le pittrici lavorano in un open space, così si definirebbe oggi questo locale. Uno spazio aperto con molti tavoli, dove tutte parlano e si ascoltano parlare. Dove si discute dei progressi scolastici dei figli, dei rapporti con gli uomini, di prezzi e modelli di abiti da sposa e si spettegola. Alcune hanno fotografie in cui sono ritratte con celebrità. Al complesso “Khokhloma” vengono portati in visita i turisti e gli ospiti importanti di passaggio in città. Le sue fabbriche sono l’orgoglio di Semënov.

Un’autentica bellezza rurale così viene descritta la matrioska nel sito di “Khokhloma” (www.hohloma.nnov.ru).

Fazzoletto giallo, sarafan rosso, grembiule a fiori: è la classica matrioska di Semënov.  Vistosa, con le guance tutte colorite. È lei ad essere stata eletta souvenir ufficiale dei Giochi olimpici invernali di Sochi 2014.

“Noi naturalmente avremmo desiderato che la nostra Matryona diventasse la mascotte ufficiale dei Giochi”, dice la caporeparto della sezione pittura Valentina Dashkova. “Abbiamo cercato di riprodurla con la fiaccola e con gli sci, abbiamo inviato tutti i formulari, però non siamo stati scelti come mascotte ufficiale, ma solo come souvenir. La procedura è stata lunga: abbiamo dovuto raccogliere un’infinità di documenti, negoziare, organizzare presentazioni, ma grazie a Dio, la nostra matrioska tradizionale, composta da 3-5 pezzi, alla fine è stata scelta e approvata e abbiamo ottenuto il permesso di raffigurare il simbolo olimpico sul suo grembiule. La nostra città è stata inclusa anche nel novero delle iniziative culturali previste per le Olimpiadi: accoglieremo gli ospiti che giungeranno da Sochi. Proprio per questo stiamo progettando di istoriare tutte le fermate degli autobus e degli altri mezzi di trasporto urbano.  Per il momento ci siamo limitati alle targhe con i nomi delle vie, alla fontana della nostra città e a qualche steccato”.

Forti, resistenti, coraggiose nell’affrontare le difficoltà le donne di Semënov ricordano per molti aspetti le matrioske grazie alla quali provvedono alle proprie famiglie; le uniche rimaste a tutelare un patrimonio di arte popolare conosciuto in tutto il mondo.

(L'articolo e' pubblicato in versione ridotta)

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