La disinvoltura del Signor Dovlatov

Foto: archivio personale

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Lo scrittore russo, morto ventuno anni fa, è diventato un cult della letteratura russa contemporanea. E le espressioni finali dei suoi romanzi sono entrate nella lingua comune

Nell'agosto del 1990 morì a 49 anni a New York il grande scrittore russo Sergei Dovlatov, un vero autore cult nella Russia di oggi. I suoi libri vengono frequentemente rieditati, mentre tante delle sue frasi ed espressioni appartengono ormai al linguaggio comune; gli aneddoti della sua vita, inoltre, non vengono raccontati soltanto a San Pietroburgo, sua città d'adozione.

Nell'Urss i testi di Dovlatov venivano pubblicati di rado e dopo la sua emigrazione negli Usa nel 1978 non se n'è parlato proprio più: gli esiliati venivano cancellati dai libri di storia della letteratura sovietica. Quando nei tempi della perestrojka fu finalmente possibile pubblicare le sue opere, almeno per lui fu troppo tardi. Morì sulla soglia del successo.

Il disinvolto stile letterario di Dovlatov è basato su una costruzione di cornice semplice ma stabile. E nonostante sia spesso un Signor Sergei Dovlatov il protagonista dei suoi racconti e romanzi, essi non sono puramente autobiografici. Poesia e verità. “La valigia”, pubblicato nel 2008 anche in lingua tedesca, racconta la storia di un emigrato di nome Dovlatov che ha a disposizione una sola valigia per i suoi averi: “Guardai la valigia vuota. In fondo Karl Marx. Sopra Brodsky. E in mezzo una singola vita mandata all'aria, senza valore”. Il contenuto della valigia rappresenta il pretesto per i racconti più assurdi. Segue l'aneddoto: Dovlatov, il più grande scrittore di tutti i tempi (1,94 metri di altezza) sta facendo la fila davanti a un chiosco della birra travestito da Pietro il Grande, il più grande zar di tutti i tempi (2,12 metri di altezza) e la gente, per nulla sorpresa, controlla solo che lo “zar” non venga trattato in maniera privilegiata.

Negli Usa Dovlatov ebbe un successo sorprendente per uno scrittore in esilio senza fama precedente. Questo, non per ultimo, anche grazie al suo amico influente Joseph Brodsky, pure lui proveniente dalla scena letteraria di Leningrado degli anni ‘60, ma arrivato con la reputazione del perseguitato politico. Dovlatov divenne ospite fisso delle conferenze politiche e letterarie internazionali. In una lettera riporta come un benemerito dissidente avesse dichiarato le sbevazzate con vecchi amici come il vero scopo di queste conferenze. Gli “organizzatori americani” l'avrebbero inteso con stupore, sicuri com'erano che si trattasse di reprimere i regimi totalitari.

È cinico questo? Sì e no. È innanzitutto una constatazione sobria: la letteratura russa che rappresentava l'unico vero interesse di Dovlatov, nel mondo occidentale non interessava a nessuno a meno che non si trattasse di giochini politici. Rispondere con cinismo al cinismo, era questa la triste lezione della vita sovietica. Questa antifona dei cinismi era il grande tema di Dovlatov e l'amaro senso recondito di tutti i suoi aneddoti che a prima vista possono sembrare stereotipati: bisbocce, risse, povertà, censura.

Ma Dovlatov riesce sempre virtuosamente a svincolarsi dagli stereotipi: grazie a finali a sorpresa posti artisticamente, con la famosa frase “alla Dovlatov”, forbita fino alla perfezione. Rimane nella memoria come la riga di una poesia. Questa frase può immortalare la lingua parlata senza perdere di naturalezza e spirito. Chi ci ha provato una volta sa quanto sia difficile. Questa frase ferisce a morte ma rimane sempre sotto il velo dell'autoironia e della bonarietà. È proprio questo che rende Sergei Dovlatov uno scrittore importante e lo distingue dai numerosi epigoni che raccolgono ed espongono aneddoti macabri e assurdi privi di una dimensione tragica ed esistenziale.

Dovlatov non aveva un'assicurazione sanitaria negli Stati Uniti. Quando dopo vari tentativi venne finalmente ricoverato in seguito a un infarto in un ospedale di New York era troppo tardi. Come se verificare gli eventi più incisivi e assurdi del suo ambiente sulla sua pelle fosse una sua caratteristica. Non ha più potuto descrivere questa ultima assurdità.

 

Olga Marynova, poetessa e autrice di saggi, vive dal 1991 in Germania. Il suo romanzo “Persino i pappagalli ci sopravvivono” è finito tra i finalisti del premio letterario tedesco “Deutscher Buchpreis 2010”.


Biografia di Sergei Dovlatov

3/9/1941 - 24/8/1990

Nato ad Ufa, Dovlatov all'età di tre anni si trasferisce a San Pietroburgo. Studia filologia ma non riesce a laurearsi. Dal 1972 vive per tre anni in Estonia dove il suo primo libro viene distrutto dal Kgb. Nel 1978 emigra negli Usa. In esilio scrive dodici opere.

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