Medici italiani in Russia raccontati da Mario Corti

In un libro edito da Carocci l’importante contributo del Belpaese nella sanità dal ‘400 all’‘800 nella terra degli zar. Un tassello in più che lega storicamente i due popoli

Le opere e le vicende di architetti, letterati e musicisti italiani in Russia sono note, molto meno lo sono quelle dei medici del Belpaese che operarono nella terra degli Zar. Questo è lo spirito del libro Gli “altri” italiani. Medici al servizio della Russia di Mario Corti, presentato il 30 giugno presso il Centro Russia Ecumenica di Roma.

Il volume, edito da Carocci, è stato commentato da don Sergio Mercanzin, direttore del Centro Russia Ecumenica, e da don Stefano Caprio, per molti anni parroco cattolico in Russia; presente l’autore Mario Corti, giornalista ed esperto di cultura e società russo-sovietica.

Se le vicende degli artisti italiani in Russia sono note a tutti, molto poco di sa di coloro che esercitavano altre professioni e che, al pari dei più noti connazionali, hanno dato un importante contributo alla cultura e alle conoscenze scientifiche della Russia. Prendendo le mosse da questo presupposto, Corti ha iniziato una ricerca che lo ha portato a studiare la presenza di medici italiani in Russia, accreditati dalle fonti a partire dalla seconda metà del Quattrocento.

Alcuni di questi dottori sono stati estremamente importanti per la storia della medicina, si pensi a Felice Tadini, chirurgo oculista che, pur senza essere in possesso della laurea, fu il primo in Russia ad operare alle cataratte tramite asportazione e non per reclinatio, ossia per affossamento; e ancora, Domenico Spedicati, noto per riuscire a curare lo scorbuto, una malattia molto diffusa nel passato dovuta alla carenza di vitamina C, senza l’apporto di farmaci.

Tanti furono gli italiani che seppero distinguersi in diversi modi nell’arte medica e che seppero conquistarsi la stima delle alte sfere russe, come Tito Vanzetti, che si trasferì in Russia nel 1835 e divenne il medico della famiglia del generale Naryskin, guadagnandosi anche la stima dello zar Nicola, per diventare poi, nel 1839, professore di Clinica chirurgica all’Università di Charkov. Precedentemente a Vanzetti, l’impresa di aggraziarsi i regnanti era riuscita al dottor Giovanni Azzariti, prima professore di Anatomia a Venezia e poi medico personale dello zar di Russia Pietro II.

Non mancano, ovviamente, i personaggi pittoreschi, come Antonio Salvatori, considerato, secondo le fonti “il più grosso cialtrone e furfante d'Europa”; quelli eroici, come il dottor Giuseppe Raineri, chiamato l’oculista dei poveri, in quanto operava senza ricevere soldi, e quelli sfortunati, come Leone Ebreo che venne decapitato nell’aprile del 1490 per aver curato senza successo Ivan il Giovane poi morto.

Una carrellata di personaggi quelli descritti, in modo colloquiale e a volte ironico, da Mario Corti che, nelle sue ricerche si è spesso scontrato con la difficoltà nell’individuare gli italiani, che sovente erano ritenuti greci o di altra nazionalità, come Arnolfo, medico alla corte di Ivan il Terribile, non sempre registrato di nazionalità italiana.

 

Gli “altri” italiani. Medici al servizio della Russia è un libro che permette di scoprire un’ulteriore capitolo dei rapporti tra Italia e Russia, e di rimarcare le affinità tra questi due popoli che possiedono, parafrasando il poeta Evgenij Boratynskij, citato tra l’altro nel libro di Corti, un “ingegno affine l’uno all’altro”.

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