Tennis, a Wimbledon Maria Sharapova non fa il bis

La gioia di Maria Sharapova dopo aver staccato il biglietto per la sua seconda ma sfortunata finale in carriera a Wimbledon. Foto: Reuters

La gioia di Maria Sharapova dopo aver staccato il biglietto per la sua seconda ma sfortunata finale in carriera a Wimbledon. Foto: Reuters

La russa, campionessa sul prato inglese nel 2004, cede lo scettro alla rivale ceca Petra Kvitova nella sua seconda finale londinese in carriera. Sfuma la sua attesa rinascita?

Un brusco risveglio ad appena due set dal sogno del bis. Maria Sharapova perde a Wimbledon la finale che segna la sua rinascita nel circuito Wta. Petra Kvitova, ceca e ottava tennista mondiale, le impone una netta sconfitta in due set. Il ritorno della russa (tre titoli dello Slam vinti in carriera, 22 tornei Wta), alla seconda finale a Londra dopo lo storico successo avvenuto sette edizioni fa contro Serena Williams ad appena 17 anni, riporta in alto il tennis femminile, in cronica carenza di fuoriclasse e personaggi da copertine patinate.

 

Wimbledon ritrova una delle sue regine ma senza la corona. A Maria Sharapova non riesce il bis sui prati dei Championships a sette anni dal primo storico - e unico, per lei e per il tennis russo – successo londinese. Nel derby dell’Est la ceca Petra Kvitova, testa di serie numero otto, si conferma un muro di gomma che somiglia più a Steffi Graf che ai suoi idoli del serve and volley Martina Navratilova e Jana Novotna, presenti in tribuna.

 

La Sharapova, quinta favorita del torneo in tabellone, è stata battuta sul suo territorio di caccia preferito, ritmo e pallate da fondocampo. Una finale senza storia. Nel primo set la russa pareva l’esordiente sul Central Court, con un vasto campionario di errori di diritto e quattro doppi falli al servizio. Dopo aver strappato la battuta alla mancina ceca, Maria arretrava la sua posizione, dominata da fondocampo dalla potenza della Kvitova, prima ceca in finale dal 1998, anno del successo della Novotna.

 

Non bastava alla siberiana annullare un set point con un ace sul 3-5. Nel game successivo quattro errori consecutivi consegnavano la prima partita all’avversaria. La reazione della Sharapova nelle prime fasi del secondo set, sotto il tifo indiavolato del fidanzato-cestista dei New Jersey Nets Sasha Vujacic, era un breve fuoco di paglia. La russa recuperava il break imposto dalla Kvitova che lo riconquistava nel quinto e decisivo game. Poi riprendeva il dominio della ceca che vinceva incontro e torneo con un servizio vincente.

 

Vincente – e provvidenziale per il tennis femminile – è la rinascita ai livelli più alti della tennista nata in Siberia, che nelle ultime settimane aveva raggiunto il successo sulla terra rossa degli Internazionali d’Italia, seguito dalla semifinale al Roland Garros. Una campionessa ancora più glaciale, la Sharapova. Ventiquattrenne più matura e paziente in campo, per l’infortunio patito alla spalla destra, operata nel 2009. Un problema articolare che di solito chiude anzitempo le carriere di atleti muscolosi come quelli del football americano.

 

Una lunga rieducazione negli Stati Uniti, poi i primi segnali della fine del calvario per la russa e il difficoltoso rientro nel circuito, tra flash di grande tennis ed eclatanti eliminazioni nei primi turni dei tornei principali. Il colpo di coda della Sharapova soccorre il movimento femminile in crisi, da tempo privo di campionesse e personaggi che attirano pubblico e sponsor.

 

La personalità della russa può provare a colmare per un po’ il vuoto lasciato dalle sorelle Williams che rientrano a singhiozzo nel circuito, eliminate a Londra negli ottavi di finale senza vincere un set. Così come l’incapacità della prima giocatrice al mondo, la danese Caroline Wozniacki, di imporsi in una prova del Grand Slam, seguita dalla russa Zvonareva, finita fuori ai Championships al primo turno. Per non parlare del tramonto ormai evidente delle belghe Clijsters e Henin, tornate in campo dopo un frettoloso ritiro e delle slave Jankovic e Ivanovic.

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