Letterature allo specchio

Foto: Ria Novosti

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L’intervista a due traduttrici italiane sugli scrittori di oggi e di domani e sui gusti letterari della Federazione e del Belpaese. Merito delle piccole case editrici

In Italia e in Russia si è soliti definire come classici anche tutti gli autori contemporanei più di spicco. Ma la letteratura non è fatta solo di autori acclamati e di tanto in tanto capita di scoprire nuovi brillanti talenti e il Salone del Libro di Torino, dove quest’anno la Russia è stata l’ospite d’onore, è a tale riguardo una preziosa vetrina per accostarsi ai nuovi autori della letteratura russa contemporanea. Abbiamo posto qualche domanda a Maria Candida Ghidini e a Elisa Baglioni sulle relazioni e la sinergia fra le nostre due culture.

 

 

Maria Candida Ghidini

Traduttrice di Dostoevsky, Voinovich, Oster, è docente alle università di Parma e di Milano e membro dell’Unione degli scrittori russi e dell’Ais (Associazione italiana degli slavisti); collabora come consulente editoriale con numerose case editrici italiane.

 

C’è interesse per la letteratura russa in Italia?

Malgrado tutti i discorsi che si sentono sulla disaffezione alla lettura, la letteratura russa in Italia è ancora particolarmente amata e apprezzata. Esiste una rosa di autori che il pubblico sente suoi e ai quali è profondamente legato: Tolstoj,  Dostoevsky, Chekhov, Bulgakov, Pasternak (il Pasternak romanziere)  e Solzhenitsyn. La nuova edizione di Vita e destino di Grossman ha ottenuto un discreto successo, anche se si tratta di un romanzo nient’affatto facile.  Gogol, naturalmente, è un autore noto in Italia, ed è appena uscita una nuova splendida traduzione delle Anime morte per la casa editrice Feltrinelli ad opera di Paolo Nori, che oltre a essere un valente traduttore, è anche uno scrittore, autore, tra l’altro,  di un romanzo su Khlebnikov. Mentre Gorky, pur essendo molto noto come scrittore,  è ormai poco letto.

 

E che cosa conoscono i lettori italiani della letteratura russa contemporanea?

Dopo una fase di febbrile attività traduttiva nel secolo appena trascorso, dovuta a molteplici ragioni, non ultime di ordine politico, attualmente sembra di assistere a una battuta d’arresto, mentre si continuano a ristampare le passate edizioni e  a pubblicare traduzioni che appaiono ormai invecchiate. Ma ho l’impressione che stia per soffiare un vento nuovo, chissà… L’auspicio sarebbe che quest’anno cruciale per l’Italia e la Russia non risultasse un’occasione sprecata. Esistono però ambiti e generi letterari vari e diversi, e quello della letteratura per ragazzi è un genere che non andrebbe sottovalutato. Per restare nell’attualità, esiste in Italia una casa editrice, la Salani, che è sempre molto attenta a ciò che avviene in Russia e i risultati sono sotto gli occhi di tutti: Sergienko, Oster, Mariam Petrosian…  È stato tradotto anche un numero cospicuo di gialli: Akunin e la Marinina ormai sono passati di moda; si era cominciato a pubblicare i romanzi di Yuzefovich, ma poi ci si è fermati. Infine, c’è la “grande” letteratura: la Ulitskaya ha la sua cerchia affezionata di lettori. Essenziale in questo caso è il ruolo giocato dal traduttore e dall’agente letterario. Voinovich è un autore noto, Dovlatov è assai ben tradotto. E poi sono stati tradotti anche Petrushevskaya, e qualcosa anche di Makanin (ma non le sue opere più recenti). La letteratura russa post-sovietica in genere è meno letta dei classici, ma può contare su un suo pubblico fedele. Una particolare attenzione è riservata ai “quasi-classici” Pelevin e Sorokin (e ai loro epigoni come Elizarov). Nell’insieme è apparso un numero piuttosto notevole di traduzioni: in maggio sono stati pubblicati Gelasimov e Lorchenko, oltre agli autori già menzionati. Ha appena visto la luce il volume di Babchenko sulle sue esperienze di guerra e penso che Babchenko potrebbe ottenere un discreto successo a giudicare dalla popolarità di cui gode da noi la Politkovskaja (come lei collabora con Novaya gazeta e racconta della Cecenia). Un  nuovo piccolo editore ha debuttato con il romanzo Felicità  possibile di Zaionchkovsky; qualche anno fa è stato pubblicato Shishkin, insignito del Premio Grinzane Cavour. Sono usciti Limonov e lo splendido romanzo La scuola degli sciocchi di Sokolov, che ha ricevuto il prestigioso Premio Gorky. In generale, si potrebbe dire che è proprio grazie agli sforzi delle piccole case editrici che i lettori possono avere un quadro attendibile della letteratura russa contemporanea, case editrici di nicchia che non raggiungono il grande  pubblico. Fa eccezione solo un limitato numero di scrittori come Sorokin, Pelevin e Ulitskaya pubblicati da grosse case editrici con un’imponente rete distributiva. Tra gli autori contemporanei una dei più noti è la Sedakova, che spesso si esibisce in Italia, forse perché parla italiano ed è anche un’eccellente dantista. Anche Kibirov è di frequente ospite nel nostro paese, soprattutto a Roma. E così Prigov, che era quasi un habitué della nostra scena.  Di recente è uscita un’interessante antologia della poesia russa contemporanea. Numerosi sono i reading  di poesia russa soprattutto nei festival. 

Vi sono punti di contatto tra la letteratura russa contemporanea e quella italiana?

Sì, ritengo che esistano delle affinità e un comune sentire del tempo. Affinità nella commistione di generi, nel gusto ludico di contaminare generi differenti. Per esempio, nel giallo che diventa letteratura di denuncia, o nel fantasy che si trasforma in opera impegnata (è il caso di Prokhanov, Slavnikova, Bykov). Nella nostra letteratura come in quella russa la visione del futuro è filtrata attraverso un’inedita rilettura della storia e anche nelle sperimentazioni postmoderne si percepiscono le solide basi della tradizione letteraria. Vi sono scrittori consapevoli del proprio ruolo che attraverso belle storie con trame attraenti convogliano l’attenzione dei lettori su vari problemi, come la Ulitskaya.

Quali scrittori italiani potrebbero  interessare al pubblico russo?

Sull’argomento ho un’opinione assolutamente soggettiva. Ho avuto modo di notare che nella nostra letteratura vi sono scrittori per i quali la letteratura russa e la Russia occupano da sempre un posto speciale: parecchi romanzi e racconti italiani sono costruiti su temi russi. Forse saranno proprio questi autori ad attrarre il pubblico russo. Si tratta di autori assai diversi tra loro, come Serena Vitale, Nico Orengo e Paolo Nori,  o il Pennacchi del nostro nuovo “romanzo storico” e anche Lucarelli, il collettivo di scrittori Wu-Ming… Tralascio qui di citare superstar come Eco, Baricco che non hanno certo bisogno di presentazioni.

Elisa Baglioni

Dottoranda dell’Università di Siena, redattrice della rivista letteraria Atti impuri e traduttrice di prosa e poesia russa contemporanea.

C’è interesse per la letteratura russa in Italia?

Gli autori più popolari sono Dostoevsky e Tolstoj. E potrei anche dire Gogol, Chekhov (uno degli scrittori più amati dal regista Giorgio Strehler), Bulgakov (la casa editrice Voland prende il suo nome da quello del personaggio del suo romanzo), Nabokov, Pasternak (nel caso di Pasternak non bisogna dimenticare che l’allora neonata casa editrice Feltrinelli fu la prima nel mondo a pubblicare Il dottor Zivago e neppure va dimenticata l’immensa popolarità di questo romanzo). I lettori di poesia sono pochi, ma i poeti russi più popolari sono quelli del Secolo d’Argento: Maiakovsky, Akhmatova, Tsvetaeva e Mandel’shtam.

E che cosa conoscono i lettori italiani della letteratura russa contemporanea?

C’è un indubbio interesse per la letteratura russa contemporanea. Quanto alla poesia negli ultimi dieci anni sono state pubblicate da prestigiose case editrici ben tre antologie: La nuova poesia russa, a cura di Galvagni (Crocetti, 2003), La nuovissima poesia russa, a cura di Martini (Einaudi, 2005) e Poeti russi oggi, a cura di Alleva (Scheiwiller, 2008). Non menzionerò le singole raccolte di poeti che pure esistono perché credo che basti ricordare tali antologie a riprova dell’interesse che esiste da parte degli editori italiani e dei traduttori. Quello della poesia è un genere che gode di una discreta popolarità. Negli ultimi trent’anni il mondo culturale italiano e i suoi editori hanno focalizzato il loro interesse sulle altre letterature straniere, innanzi tutto sulla letteratura anglo-americana e  su quella latino-americana ed è  difficile citare un autore russo contemporaneo che abbia raggiunto una vera notorietà nel nostro Paese. Malgrado ciò, sia per ragioni ideali, sia per tradizione, gli italiani hanno un profondo rispetto per la letteratura russa e continuano a pubblicare la narrativa russa, sempre alla ricerca di grandi scrittori. Tra gli scrittori contemporanei più letti e diffusi vorrei citare, per esempio, Sergey Dovlatov, la cui opera, grazie alla casa editrice Sellerio e al lavoro della traduttrice Laura Salmon, è stata ormai pubblicata con successo quasi integralmente. L’ultimo libro apparso nel 2011 è  La filiale. In alcuni casila diffusionedi una letteratura piuttosto che di un’altra dipende dagli sforzi eroici di singoli editori. La casa editrice Voland, per esempio, che ha pubblicato, tra gli altri, anche Shishkin e Otroshenko, è specializzata in autori di area slava.

Vi sono punti di contatto tra la letteratura russa contemporanea e quella italiana?

È difficile dirlo, le nostre tradizioni letterarie sono molto diverse e diverso è  il nostro retaggio storico. In Italia esiste un prestigioso riconoscimento letterario italo-russo, per traduttori e scrittori, il Premio Gorky, ma non potrei dire che siano attualmente in molti a leggere e ad amare le opere di Gorky. Uno dei poeti più letti è Brodsky che ha scritto molto sull’Italia, ha tradotto i poeti italiani e che forse potrebbe rappresentare il punto di contatto fra le nostre due culture.

 

Quali scrittori italiani potrebbero  interessare al pubblico russo?

Anche se la poesia è un genere bistrattato dall’industria culturale, dimenticato dai lettori sempre più distratti, proprio per questo, vorrei suggerire alcuni nomi di poeti che hanno segnato la letteratura italiana e che andrebbero tradotti senza esitazione. Mi riferisco ad Amelia Rosselli ed Elio Pagliarani, la libellula della Rosselli e la ragazza Carla di Pagliarani sono tra le opere più rappresentative del secondo Novecento. Di una generazione successiva è invece Milo de Angelis, presentato anche sulla rivista Inostrannaja Literatura e che meriterebbe un’ulteriore attenzione. Riguardo ai prosatori contemporanei mi vengono in mente Gianni Celati e Tiziano Scarpa, autori di generazioni diverse, ma entrambi di un’intelligenza viva, mai scontata e con una scrittura agile e fresca. Per quanto riguarda autori più giovani stiamo portando a termine, insieme alla Biblioteca di letteratura straniera di Mosca, la pubblicazione di un'antologia di racconti italiani, progetto che dovrebbe uscire entro la fine del 2011.

Audio: Stefania Zini

Il Cappotto (Шинель)
Edizione - I classici - Universale Economica Feltrinelli
Traduzione dal russo - Clemente Rebora

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