Giustizia, riforma difficile

Anche in Russia c’è scetticismo rispetto agli sforzi del Presidente sulle nuove misure che dovrebbero infondere nei cittadini fiducia nei tribunali

Gli sforzi del Presidente per attuare la riforma giudiziaria sono ostacolati dalla disillusione diffusa sull’efficacia concreta delle misure previste. Cosa aveva in mente Dmitri Medvedev quando ha deciso di fare di questo tema e della lotta alla corruzione i focus del suo primo mandato presidenziale? Avrebbe potuto scegliere qualcosa di più astratto, come ad esempio il raddoppio del Pil del Paese.

Invece il coraggioso, ma incosciente Medvedev si è tuffato in un’area in cui le cose sono così difficili che nessun vero cambiamento può essere realizzato in poco tempo. Così non meraviglia il pessimismo diffuso sul tentativo di riforma. A ostacolare il Presidente è la cultura del “nichilismo giuridico”, una delle espressioni preferite da Medvedev. La gravità di questo fenomeno non dovrebbe essere sottovalutata. Secondo recenti sondaggi, più del 60% dei russi è convinto che i tribunali non li proteggeranno dagli abusi dello Stato.

Di conseguenza, anche in caso di violazione dei propri diritti, non si rivolgerebbero a un giudice per denunciare un poliziotto (54%), un agente investigativo (59%) o un ufficiale di Stato (58%). Sorprende, invece, che solo il 6% dei russi non sia mai ricorso ai tribunali per proteggere i propri diritti costituzionali. E che cosa succederebbe se lo facesse? Secondo un recente editoriale del quotidiano economico Vedomosti , i risultati non sono quelli che un “nichilista legale” potrebbe prevedere.

Nel 2009-2010, ci sono stati oltre 5mila cittadini che si sono recati in tribunale per chiedere il risarcimento nei confronti di azioni illecite da parte di poliziotti, investigatori e procuratori dello Stato. E i fori si sono dichiarati d’accordo con i cittadini nel 70% (3.800) delle situazioni. Dei 65mila casi giudiziari in cui i funzionari statali sono stati citati in giudizio per comportamento illecito, i giudici si sono schierati con i querelanti nel 67% (46.500) delle volte. E quando i cittadini hanno citato in giudizio i singoli burocrati di più basso rango, i tribunali si sono pronunciati in loro favore nel 54% dei casi (69mila su 127mila denunce).

La percentuale di successo è stata ancora più elevata nelle controversie commerciali: i consumatori hanno vinto l’80% delle cause in tribunale contro i commercianti e il 90% dei casi nei confronti dei creditori. Così l’esistenza di uno Stato di diritto non è in discussione. Naturalmente questo presuppone che i cittadini siano pienamente consapevoli dei loro diritti costituzionali. Ma ecco un altro colpo di scena: secondo i sondaggi già enunciati sopra, l’80% dei russi sa poco o nulla dei propri diritti legali (peggio ancora, il 60% non è minimamente interessato all’argomento) e il 70% ritiene di non avere accesso a informazioni legali pertinenti. In altre parole, in Russia il disprezzo per la legge, il “nichilismo giuridico”, va a braccetto con l’ignoranza della legge.

Il 4 maggio 2011, Medvedev ha firmato un documento goffamente intitolato I fondamenti della politica di Stato sullo sviluppo della consapevolezza e della cultura giuridica dei cittadini. Uno degli obiettivi è di educare i cittadini sui loro diritti legali. Una parte importante del progetto sarà la creazione di un sistema di assistenza legale che includa servizi giuridici gratuiti.

Purtroppo questa iniziativa soffre dello stesso problema di altre iniziative del Presidente in ambito giudiziario, coinvolgendo questioni i cui effetti si potranno saggiare solo nel lungo termine. Se non sorprende il mancato sostegno della burocrazia russa al progetto di riforma, stupisce l’atteggiamento analogo da parte dall’intellighenzia liberale del Paese. Un suggerimento che di frequente gli viene rivolto da quella parte è di liberarsi del primo ministro Vladimir Putin o di uno o due dei membri presumibilmente corrotti del suo gabinetto: tuttavia, le basi giuridiche per una tale azione non sono mai state avanzate.

Per molti dei critici dell’operato di Medvedev, la situazione reale nei tribunali russi appare irrilevante: l’unica questione giuridica che conta è il verdetto di colpevolezza nel secondo processo Khodorkovsky-Lebedev. Il loro approccio alla creazione di uno Stato di diritto in Russia è abbastanza singolare: da un lato invitano il Presidente a garantire l’indipendenza dei giudici, dall’altro criticano Medvedev perché non impedisce il verdetto di colpevolezza da parte della Corte Khamovnichesky. Come può in questo modo Medvedev pensare di vincere?

 

L’autore è un commentatore politico e curatore del blog “Il rapporto Ivanov”

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