Elezioni, caccia ai volti nuovi

Fumetto Dmitry Divin

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A sei mesi dal voto per rinnovare la Duma, i partiti russi affilano le armi per la campagna elettorale. Obiettivo? Rilanciare la propria immagine e conquistare i cittadini delusi dalla politica

Al momento è difficile fare previsioni sull’esito delle politiche di dicembre 2011, tranne che su due formazioni politiche: il Partito Comunista, guidato da Gennady Zyuganov, può contare all’incirca sul 15% dei voti, un dato che si è mantenuto sostanzialmente stabile negli ultimi anni. La base del suo elettorato è rappresentata tradizionalmente da anziani, ma non mancano elettori di mezza età o giovani, che optano per i comunisti come voto di protesta.

Anche se la schiera di persone insoddisfatte dell’attuale classe dirigente continua a crescere, difficilmente Zyuganov potrà incrementare in maniera apprezzabile i propri consensi. Questo soprattutto perché lo stesso leader è ormai diventato un personaggio palesemente obsoleto, che da molto tempo non propone nuove idee, mentre si dimostra sempre pronto a stringere compromessi pur di assicurarsi i voti di protesta. Così il Partito Comunista sta attraversando una fase di stasi, e non si prevede che in questa tornata elettorale possa riuscire a rigenerarsi.

Lo stesso vale per il Partito Liberale Democratico della Russia (Ldpr), il cui leader Vladimir Zhirinovsky appare negli ultimi anni oltremodo stanco, ben lontano dal fervore nazionalista che lo ha caratterizzato in passato. Non sembra più un estremista, anzi si presenta come un politico perfettamente equilibrato e addirittura costruttivo: una presenza occasionalmente fulgida nel firmamento piuttosto opaco della politica russa, che offre ben poche emozioni. Riuscirà a trovare le forze per far approdare il Ldpr alla Duma? È ancora troppo presto per dirlo con certezza, ma non lo si può escludere.

Gli altri partiti in lizza potrebbero riservare sorprese. Russia Unita di Vladimir Putin (è il leader, pur senza esservi iscritto) punta a presentarsi alle elezioni con una nuova veste. La dirigenza del partito ha capito che gli elettori sono stanchi delle vecchie facce, e sempre più irritati dalla generale mancanza di attenzione verso i problemi reali. Molti russi si preoccupano del fatto che il Paese si sta dimostrando incapace di emergere rapidamente dalla crisi finanziaria, mentre altri ritengono che nulla venga fatto per risolvere i numerosi problemi sociali ed economici. Alla fine di maggio, Putin ha annunciato la creazione di un Fronte Popolare che consentirà ai candidati non iscritti al partito di accedere alle liste elettorali (in misura non superiore al 25%). L’iniziativa riflette il desiderio di attrarre volti nuovi. Gli ingranaggi e le strutture del partito sono all’opera per definire un programma ambizioso per la propria campagna elettorale. E Putin, dal canto suo ancora estremamente popolare, tenterà di convincere gli elettori disillusi.

Nelle ultime settimane anche gli altri partiti pro Cremlino si sono rinnovati per attrezzarsi in vista della campagna elettorale. Russia Giusta, compagine di centrodestra, sembrava aver risentito dell’allontanamento del proprio leader Sergey Mironov per mano della governatrice di San Pietroburgo Valentina Matviyengo (Russia Unita), che lo ha sollevato dal suo incarico di portavoce del Consiglio federale, la terza carica del governo.

Per ironia della sorte, però, questo gesto potrebbe tornare a vantaggio di Russia Giusta, che può giocare la carta della “persecuzione da parte delle autorità”. Così, benché il partito rappresenti attualmente circa il 5% dell’elettorato, Mironov non ha ancora giocato la sua carta migliore, ovvero Dmitri Rogozin: il rappresentante permanente della Russia presso la Nato. Alle ultime elezioni per la Duma, il Rodina, partito nazionalista di Rogozin, si era aggiudicato senza alcuno sforzo il 15% dei voti, prima di essere assorbito da Russia Giusta quando Rogozin è stato spedito nella capitale della burocrazia europea per essere “rieducato”. E probabilmente in autunno tornerà in politica, tra le fila di Russia Giusta.

Sul fronte del centrosinistra, Giusta Causa - dato in cattiva salute dal punto di vista elettorale - dovrebbe avere a breve un nuovo leader nella figura del miliardario Mikhail Prokhorov. Un personaggio controverso e originale, che malgrado la consolidata fama di playboy internazionale e la presunta intenzione di voler portare la settimana lavorativa da 40 a 60 ore, può sfruttare l’immagine di novità per la scena politica russa, dato che non ha legami con la burocrazia al potere. Inoltre Prokhorov si presenta bene di fronte alle telecamere. E in Russia si sente l’esigenza di un partito che sia al tempo stesso pro-liberal e pro-business, capace di esprimere gli interessi non di coloro che aspettano di ricevere direttive dal governo, ma di chi desidera invece delle norme che gli permettano di realizzare il proprio potenziale.

L’aspetto più interessante della scena politica alla vigilia delle elezioni parlamentari di dicembre è che queste quasi non dipendono dall’esito dell’altro, cruciale interrogativo della politica russa di oggi, incentrato su chi – tra Dmitri Medvedev e Vladimir Putin — sarà il candidato di Russia Unita alle elezioni presidenziali in programma a marzo del 2012.

 

L’autore è un commentatore politico che vive a Mosca

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