Auto, in Russia Fiat mette la quarta

Foto: Alamy/ Legion Media

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Prevista la produzione di 120mila veicoli all’anno con otto modelli, ma per gli analisti non sarà facile. Il governo della Federazione ha assicurato forti incentivi al gruppo italiano

Alla fine la Fiat ha scelto di andare avanti da sola. Fallite le trattative per una joint-venture con Sollers, la casa torinese ha fatto sapere che investirà 1,1 miliardi di dollari (poco meno di 800 milioni di euro, ai valori attuali) per crescere in Russia.

Lo stanziamento servirà in primo luogo a realizzare un impianto a Nizhny Novgorod, in grado di assemblare 120mila veicoli all’anno. A favorire la scelta del Lingotto sono state anche le rassicurazioni del governo, con il responsabile Auto del Ministero dell’Economia, Dmitri Levchenko, che ha garantito consistenti incentivi.

Del resto non si tratta di una decisione isolata. L’intervento pubblico in questi primi mesi dell’anno è stato di circa 5 miliardi di dollari (3,5 miliardi di euro) considerando le sole aziende straniere dell’auto. Una mossa che si inquadra nel piano strategico dell’esecutivo per attirare investitori esteri nel Paese, assicurando sostegno economico e una burocrazia più snella.

La Fiat torna al suo vecchio progetto di produrre le Jeep che non è riuscita a realizzare insieme alla Sollers. Degli otto modelli che prevede di mettere in produzione, infatti, tre o quattro apparterranno al segmento dei fuoristrada. Per la produzione di gran parte dei modelli la Fiat prevede di utilizzare i pianali delle proprie autovetture e quelli dei fuoristrada Chrysler.

Lo stabilimento verrà realizzato a Nizhny Novgorod, in un’area che il gruppo del Lingotto aveva già preso in considerazione prima che arrivasse la recessione internazionale. Nel 2008 era stato annunciato che nella zona sarebbe sorto un complesso per la produzione dei veicoli commerciali leggeri Iveco Daily, con una capacità produttiva di 25mila unità all’anno. Gli analisti si mostrano, tuttavia, piuttosto freddi sulle possibilità di riuscita dell’iniziativa. “In Russia il segmento dei fuoristrada è il più sviluppato dopo le categorie di massa B e C e con buone prospettive di crescita nel medio periodo, a differenza dell’Europa e degli Usa”, spiega Ivan Bonchev di Ernst&Young. “Ma nel breve termine non sembrano esserci le condizioni per un salto in avanti e per Jeep conquistarsi una nicchia non sarà facile. Si potrà fare solo grazie a una strategia di marketing aggressiva”. Riserve arrivano anche da Michael Pak del gruppo Aton, secondo il quale Jeep si scontrerà con una forte concorrenza da parte di Hyundai e di SsangYong, che produce i veicoli di Sollers.

Nonostante i dubbi diffusi, la casa automobilistica torinese è convinta delle potenzialità di un mercato destinato a diventare nell’arco di un decennio tra i primi al mondo nel campo dell’auto e non ha lesinato gli sforzi per giocare un ruolo da protagonista. Convinta che la crescita sui mercati emergenti passa anche attraverso la produzione in loco.

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