Energia green, un mercato da 5 miliardi di euro

Il settore delle fonti non inquinanti in Russia è atteso a un decollo nei prossimi anni. Foto: Alamy/ Legion Media

Il settore delle fonti non inquinanti in Russia è atteso a un decollo nei prossimi anni. Foto: Alamy/ Legion Media

L’eolico, l’idroelettrico e le biomasse sono i settori con le maggiori potenzialità di sviluppo nei prossimi anni. Più indietro, per ragioni climatiche, il fotovoltaico

La Russia potrebbe essere la nuova frontiera per le aziende italiane che operano nel settore delle fonti rinnovabili e che in patria si trovano a fare i conti con la riduzione degli incentivi pubblici.

Infatti, la politica energetica della Federazione, storicamente focalizzata su petrolio e gas, si sta ora aprendo anche alle energie alternative. Attualmente il contributo delle rinnovabili sulla produzione totale di energia conta meno dell’1%. Ma, nei piani del governo, nel 2020 questa quota dovrà essere decuplicata. La politica di incentivi messa in atto per favorire gli investimenti nelle tecnologie verdi dovrebbe portare il mercato russo a valere cinque miliardi di euro al 2020.

Sono dati che si ricavano da un recente report dell’Oir (Osservatorio internazionale sull’industria e la finanza delle rinnovabili), guidato da Andrea Gilardoni, docente dell’università Bocconi.

A cambiare l’approccio di Mosca è stato in primo luogo il mix di due fattori: da un lato la pressione che la comunità internazionale sta facendo nei confronti degli Stati a più alto tasso di inquinamento per costringerli ad assumere un atteggiamento più virtuoso; dall’altro lo snellimento delle regolamentazioni interne che fino ad oggi avevano bloccato lo sviluppo del green in Russia, anche a causa di una burocrazia soffocante.

Lo studio dell’Oir indica che le maggiori opportunità di sviluppo riguardano l’eolico, il piccolo idroelettrico e le biomasse, mentre il fotovoltaico resta indietro per la ridotta esposizione solare del Paese (su questo fronte l’Italia continua a essere il mercato con le maggiori potenzialità nel Vecchio Continente, grazie al combinato disposto tra condizioni climatiche e incentivi generosi).

Ad oggi i parchi eolici russi generano meno di 1 Twh l’anno, ma l’obiettivo del governo è raggiungere 17,5 Twh nel 2020, aprendo un mercato del valore di oltre due miliardi di euro l’anno. L’idroelettrico è, invece, la principale tecnologia rinnovabile in Russia. Storicamente gli sforzi maggiori sono stati concentrati sugli impianti di grosse dimensioni; ora si tende, invece, a dare un’importanza crescente anche alle piccole centrali distribuite sul territorio. L’obiettivo del governo è passare dall’attuale produzione di circa 3 Twh a 20 Twh nel 2020. Il potenziale dal punto di vista economico ammonta a oltre un miliardo di euro. Novità anche sul fronte delle biomasse, visto che nel Paese viene prodotta un’ingente quantità di rifiuti agroforestali. Attualmente la generazione elettrica da questa fonte ammonta a circa 13 Twh, che dovrebbe passare a 34 Twh nel 2020, con un fatturato intorno al miliardo. Infine, sottolinea il report, per quanto riguarda il geotermico, le regioni del Nord Caucaso, Siberia occidentale, Lago Baikal, Kamchatka e delle isole Kuril presentano un ampio potenziale, in grado di far decuplicare la produzione, oggi ferma a 0,5 Twh, portando il giro d’affari oltre quota 500 milioni di euro.

L’Italia è uno storico partner commerciale russo, soprattutto in campo energetico, e potrebbe sfruttare questa posizione di rilievo per entrare anche nel mercato delle fonti alternative, dove l’industria russa risulta quasi totalmente priva di tecnologia e know-how. Punti forti del Belpaese sono, ad esempio, l’industria delle biomasse e la capacità di valorizzare i rifiuti organici.

Ma l’Italia, sottolinea il report, non sta a guardare neppure nel settore eolico, dove può contare su capacità ingegneristiche di alto livello. Nell’idroelettrico, infine, le nostre aziende possono vantare una leadership globale nella costruzione delle infrastrutture idrauliche, con esperienze in tutte le tipologie di impianto e in differenti condizioni di lavoro.

Un primo passo in avanti sul fronte della collaborazione tra i due Paesi è stato fatto con il recente accordo italo-russo sulle energie rinnovabili. Il documento prevede la possibilità di sviluppare progetti congiunti e programmi nell’ambito delle fonti alternative di energia, ma anche dell’efficienza e del risparmio energetico, sia nella Federazione russa, che in Italia, attraverso un costante scambio di informazioni. Inoltre è stato siglato un accordo che ha coinvolto i due governi e le due agenzie nazionali per la tecnologia e lo sviluppo sostenibile, vale a dire Enea e Rea, con l’obiettivo di cercare nuove soluzioni condivise anche sul fronte dell’efficienza nei consumi.


Marco Carta

Superato l’iniziale scetticismo, la risposta si delinea più chiaramente: la Russia intende diventare una grande potenza globale. E per esserlo non basta un’economia sostenuta dagli ingenti flussi di cassa derivanti dallo sfruttamento delle risorse naturali. Un sistema di questo tipo fa spesso “adagiare sugli allori”, alimentando inefficienze che si ripercuotono su tutti i settori . Al contrario, la scarsità di risorse ha spinto molti Paesi alla ricerca dell’efficienza e ciò si trasmette sulla competitività del loro sistema produttivo: il caso forse più emblematico è rappresentato dal Giappone.

La sfida per la Russia è seguire il modello di sviluppo di quei Paesi che, pur avendo ingenti risorse, le hanno sfruttate in modo proficuo e hanno usato i flussi di cassa da essi derivanti per la costruzione di un’economia efficiente, sostenibile e soprattutto competitiva.

Quello del governo russo sembra essere un monito e una dichiarazione di intenti: la Federazione non sarà più unicamente il fornitore di gas all’Europa, ma molto di più. A questo proposito il sistema produttivo russo non parte certo da zero: competenze tecnologiche diffuse, centri di ricerca di eccellenza, un sistema produttivo in cui spiccano grandi imprese con importanti dotazioni finanziarie. Occorre solo “svecchiare” tutto questo e per farlo la cooperazione con le Nazioni più avanzate è indispensabile.

In questo scenario l’Italia, storico partner commerciale della Russia, può giocare un ruolo importante. Si tratta di un’occasione da non lasciarsi scappare in quanto i benefici sono molteplici per entrambe le parti.

Per l’Italia si tratta di una grande opportunità di business, per la Russia di una spinta all’efficienza e alla produttività, per il mondo di puntare a un’economia più pulita e con un impatto minore sull’ambiente.

L’autore si occupa di ricerche e analisi nel settore energetico presso l’Osservatorio sulle Alleanze e Strategie nel mercato Pan-Europeo delle utilities

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