Da luglio termina il blocco: il grano russo torna in Europa

Il grano è strategico per l’alimentazione di base nel mondo. Foto: Stock/Fotodom

Il grano è strategico per l’alimentazione di base nel mondo. Foto: Stock/Fotodom

L’embargo all’export durava da agosto, in seguito ai violenti incendi sviluppatisi nella Federazione. La decisione delle autorità puntava a scongiurare una situazione di insufficienza per i consumi interni

La Russia ha rinunciato alle misure protezionistiche sul grano: dal 1° luglio sarà revocato il divieto di esportazioni che è rimasto in vigore per quasi un anno, contribuendo a far crescere i prezzi della materia prima sui mercati internazionali. L’embargo era stato introdotto ad agosto, in seguito ai violenti incendi e alla siccità che avevano causato una riduzione del raccolto, mettendo a rischio l’equilibrio tra produzione e consumi interni. Una situazione potenzialmente pericolosa sul fronte della stabilità sociale. Non è detto, tuttavia, che nuovi incendi non si sviluppino nei prossimi mesi, per cui l’allerta resta alta. Per evitare nuove situazioni di pericolo sul versante interno, alcuni economisti hanno proposto di introdurre un dazio sulle esportazioni. L’iniziativa è stata appoggiata dal ministero per lo Sviluppo economico e dal ministero dell’Agricoltura. Il presidente della Banca Centrale è convinto, inoltre, che introdurre un dazio sia l’unico modo per frenare l’inflazione importata. "Le imposte doganali devono attenuare l’impatto del caro-prezzi che inevitabilmente seguirà alla revoca del divieto", ha spiegato recentemente Sergey Ignatiev. I produttori e i consumatori stranieri attendono il ritorno del grano russo sul mercato internazionale, che dovrebbe raffreddare le quotazioni della commodity agricola. Un vantaggio in particolare per i grandi importatori come l’Italia, leader mondiale nella produzione di pasta (e grande consumatrice di pane), ma carente sul fronte della materia prima.

Tuttavia, ci sono problemi strutturali che la produzione russa non può risolvere da sola. Secondo un recente studio realizzato dal Consiglio internazionale del grano, a partire dal prossimo anno si tornerà a una situazione di carenza del grano sul mercato, con la prospettiva di un progressivo peggioramento negli anni a venire. Conseguenza della domanda crescente da parte delle economie emergenti e del frequente verificarsi di eventi atmosferici estremi.


Analisti divisi sul provvedimento

Al momento è difficile elaborare stime attendibili sulla portata del provvedimento. Il dipartimento di Stato Usa ha detto di attendersi per i prossimi dodici mesi un incremento del grano in circolazione nei mercati internazionali per circa 10 milioni di tonnellate. Più prudente si mostra l’analista Tim Hannagan della PfgBest di Chicago: "La Russia non immetterà sul mercato grandi volumi di cereali. L’anno scorso ha subito una vera calamità, perciò in ogni caso gran parte della produzione andrà al mercato interno".

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