Dym e il nuovo corso della letteratura russa?

È soprattutto in Rete che prosperano le opere dei giovani scrittori della Federazione. A tu per tu con uno di loro, ultrà del Cska, la cui prima opera è diventata un caso letterario. Scoprite perché

“Mi sono spesso sorpreso a pensare che la letteratura contemporanea, e in particolare quello strato della letteratura che rappresenta gli umori di diverse sottoculture giovanili, la voce della strada, che, col passare del tempo, determina l'atmosfera e il fermento intellettuale, e anche lo sviluppo della cultura giovanile stessa in senso più ampio, resta sempre sullo sfondo”. Aleksander Dym

Non è un segreto che sia ormai cresciuta una nuova generazione di giovani scrittori russi che cerca in ogni modo di farsi strada attraverso il grandioso mutismo degli uffici editoriali, e prospera poi in Rete, dove riesce a trovare nuova vita e un suo pubblico. Negli anni '70 una serie di scrittori inglesi, tra cui ad esempio James Moffat, si riunivano attorno alla “New English Library”, dove a tempo di record sfornavano cosiddetti romanzi “subculturali” su temi scottanti. Questa tradizione negli anni '90 è stata ripresa da autori come Irvine Welsh, John King, Stewart Home e molti altri che cercavano di cogliere gli effettivi cambiamenti della società, che scrivevano col linguaggio della strada e che si contrapponevano in modo netto alla società cultura snob dei salotti letterari.

Sul mercato letterario russo adesso abbiamo più o meno la stessa situazione, da tempo ormai sono apparsi nuovi eroi che scrivono a proposito di ciò che succede in Russia adesso, per i quali non esistono temi proibiti e i quali, se le stelle sono propizie, possono scatenare una vera e propria rivoluzione, paragonabile a quella dei beatnik in America tra gli anni '50 e '60, quando la letteratura occidentale classica venne letteralmente spezzata, come le vertebre cervicali di un impiccato. Uno di questi eroi è senza dubbio Aleksander Dym (Lightsmoke), autore della confessione sui generis di un ultrà “Diario di uno stronzo (Padonok) moscovita” (in due parti), che negli ultimi tempi ha scalato le classifiche di vendita di tutte le maggiori librerie russe, e dell'inchiesta documentaria sulla storia della violenza in Russia “Violenza.Ru”, che sta vendendo altrettanto bene.

Il successo dello “Stronzo moscovita” è stato tale che i grossisti di libri si sono messi letteralmente a fare pressioni per la ristampa di entrambi i libri, minacciando di rifiutarsi di comprare altri libri del suo editore in caso contrario. La ristampa è uscita in dicembre con 5.000 esemplari, un successo senza dubbio notevole in un momento di crisi del mercato editoriale come quello che stiamo vivendo oggi: il “Padonok moscovita” ha già superato le vendite di molti autori occidentali pubblicati dalla collana di culto “Alternativa”, diventando così un caso letterario, anche se tale per cui i critici delle grosse case editrici preferiscono non fare commenti, forse per non sporcarsi nei fiumi di sangue che si riversano sulle pagine di questi libri e nei pensieri cattivi e senza pudore del loro autore, degna controparte di John King e della sua trilogia sugli hooligans del Chelsea.

Dym, membro del famigerato gruppo di ultrà del Cska “Jaroslavka”, è seduto di fronte a me a un tavolo della mensa di una banca.

Come nasce un caso letterario come il suo?

È successo tutto per caso. Tenevo un diario su internet, dove scrivevo della mia vita, la descrivevo giorno per giorno, ricevevo dei commenti e non pensavo per niente a un libro. Non ci ho pensato per molto tempo. E i commenti invece cominciavano a crescere in modo esponenziale. Più scrivevo più la gente lasciava commenti, mi mandava link per forum e blog. A un certo punto i miei amici mi hanno detto che avrei potuto farne un libro. Non c'era una trama, né una tematica in particolare, non c'era inizio né fine, c'era solo un determinato scorcio della vita di un tipico ragazzo moscovita. Uno della feccia, come mi sentivo io, che beve, fuma, fa a botte e non ha rispetto per il potere. Poi non ho fatto altro che mettere insieme tutti i post del mio blog, li ho copiati su un file word e li ho pubblicati su internet. Il libro si è diffuso da solo, senza il mio intervento, e dopo alcuni mesi era già su più di 50 siti. La gente si è fatta prendere dalla sincerità, perché io scrivevo solo quello che vedevo, senza abbellire niente, senza cercare di creare l'immagine di un qualche eroe, un superman. C'è solo una persona ordinaria, a cui capitano cose spiacevoli ordinarie e che si caccia in guai che corrispondono al suo livello energetico. La sottocultura di strada in Russia è molto richiesta. Credo che sia in armonia con lo spirito del nostro tempo, ed è già stata inglobata dal mainstream, e poi alla gente, soprattutto ai giovani, interessano i fatti, non le idee. Anche il capo della casa editrice “Kislorod” ha scaricato il libro da internet, l'ha letto e ha detto che ci sono cose che devono essere pubblicate su carta quando rispondono allo spirito del tempo. E anche se il libro può essere scaricato gratuitamente su internet, lo stesso viene comprato e ristampato, la gente vuole leggerlo in un altro formato.

Prende piede la tendenza della subcultura anche in Russia?

Tutto segue il suo corso, nascono nuove sottoculture, si mescolano fra loro, noi invecchiamo, solo che adesso, in quest'epoca di computer, i giovani passano sempre meno tempo in strada, è inevitabile. Se dieci anni fa mi avessero detto che i nazi-rapper si sarebbero messi contro agli skinhead antifascisti, avrei detto che era un'assurdità, e invece è proprio quello che sta succedendo adesso per strada. A parte questo una parte delle sottoculture più aggressive è entrata in politica, e si è fatto sentire anche il fatto che lo Stato ha iniziato a diventare più forte, e, per fare un esempio, la sottocultura degli ultrà di calcio è diventata uno sport professionale, l'idea stessa di questa sottocultura non è più quella che c'era dieci anni fa. Se il governo volesse davvero farla finita con tutti questi movimenti legati al calcio, ci riuscirebbe in una settimana, ha tutte le informazioni che gli servono. Le persone che sono state alla base dei movimenti , quelli che adesso hanno trent'anni, sono persone ormai malate, proprio fisicamente: ne hanno passate di tutti i colori. Molti sono in prigione. I ragazzi più giovani invece preferiscono starsene a fumare e a bere piuttosto che portare avanti battaglie sanguinose per difendere l'onore della propria squadra, l'idea stessa di onore ormai, per loro è un po' sbiadita.

Pensa che la Legge sui tifosi o l'inasprimento delle pene per atti di vandalismo e violenza negli stadi riusciranno ad avere dei risultati nella lotta contro il vandalismo calcistico?

Sì, stiamo andando per la stessa strada degli inglesi, verso il controllo totale della polizia sulla situazione. Videocamere dappertutto, biglietti nominali, rilasciati solo col passaporto, se ti beccano vieni interdetto dalla frequentazione dello stadio per sempre o comunque per diversi anni, avrai dei problemi al lavoro, verrai trasformato in un emarginato sociale. Le autorità avevano bisogno di un motivo per sollevare un po' di polvere: ci aspettano i Mondiali di calcio del 2018, e bisogna fare in modo di trasmettere un'immagine rispettabile, da cui sia esclusa l'idea stessa di movimenti “parasportivi”. Guarda il Lokomotiv, hanno il loro servizio di sicurezza personale per i tifosi e non si verificano mai incidenti significativi, tutte le manifestazioni di violenza si svolgono ormai lontano dagli stadi. Ma sai, non si può semplicemente andare allo stadio e rivolgerti a una delle compagnie di sorveglianza dicendo che vuoi combattere per il Cska. Nessuno ti prende, ti mandano a quel paese, ti fanno fare mesi e mesi di controllo: come ti comporti in situazioni estreme, scappi o ti vendi agli sbirri, come ti comporti all'interno del gruppo. Nessuno ha bisogno di persone in più. La parte più attiva del movimento in tutto il Paese è costituita da circa venti mila combattenti di strada. Quello che è successo nella piazza del Manezh, è stata una rivolta sociale spontanea, le autorità hanno bisogno di creare l'immagine di un nemico interno criminale. Adesso è vietato andare in giro con la maglietta con scritto “Io sono russo”, viene ritenuta come una manifestazione di estremismo. È solo che bisogna capire che se vuoi lavorare in questo Paese, devi trattarlo con rispetto, comportarti da essere umano senza lasciarti andare agli eccessi come nelle incursioni dei banditi. Per strada, nella società ci sono un sacco di focolai infetti, che ogni tanto si sfogano sotto forma di tumulti di strada.

Vuol dire che le autorità in un certo senso favoriscono lo sviluppo delle sottoculture?

Le strutture del potere sponsorizzano, favoriscono segretamente e entrano in contato con determinate sottoculture aggressive, è così. Ripeto, se avessero voluto farla finita con tutto questo, l'avrebbero già fatto da tempo, usando la forza. Oppure prendiamo i meeting degli antifascisti: ne fanno parte delle persone del Gruppo Internazionale di Helsinki, finanziato da determinate strutture che gli skinhead chiamerebbero Zog, che nella loro lingua significa Governo Sionista d'occupazione.

Si ritiene un nazionalista?

Amo la mia patria, voglio il meglio per essa e non ci vedo nulla di male in questo. I tempi sono cambiati, ma le persone sono sempre le stesse. E i comandamenti sono sempre gli stessi. Solo che da noi sono un po' più duri. Da strada. Non ingannare un amico, anche se hai molto da guadagnarci. Non scappare, quando i tuoi amici stanno combattendo. Non fare il figo se non lo sei. Lotta sempre fino alla fine. E tutto andrà bene. Io ci credo.

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