Garibaldi, eroe di Russia?

Foto: ufficio stampa

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Nell’incontro “Da Nizza al Mar Nero” la pronipote del condottiero dei Mille svela i misteriosi viaggi nella terra degli zar dell’antenato patriota che realizzò il sogno dell’Italia unita

Giuseppe Garibaldi e la sua giovanile parentesi russa al centro della serata “Da Nizza al Mar Nero: Garibaldi e la Russia”, promossa a Mosca il 27 maggio scorso dalla Scuola italiana “Italo Calvino”, in collaborazione con l’Istituto italiano di Cultura e l’Ufficio Istruzione del Consolato Generale di Mosca, nell’ambito dell’Anno incrociato della cultura e della lingua italiana in Russia.

A parlare del periodo russo del capo dei Mille, anni forse meno noti della sua biografia ma comunque determinanti per la sua formazione politica, e della sua fortuna nel Paese degli zar, dove entrò nell’immaginario collettivo come mitica figura di liberatore (il Garibaldov) conquistando anche intellettuali del calibro di Bakunin, Herzen, Tostoj, Mechnikov, è stata la pronipote Annita Garibaldi Jallet, già  docente di Diritto costituzionale comparato all’Università di Bordeaux.

Il racconto parte dai porti del Sud dell’Impero russo, brulicanti di mercanti stranieri,  di esuli  politici  ed emigranti di ogni ceto sociale: qui un Garibaldi 26enne, ancora lontano dal mito dell’eroe dei due mondi, ha incontri determinanti per la sua formazione  politica ed entra in contatto con il pensiero mazziniano che dà  la svolta definitiva alla sua vita. Inizia così  “la straordinaria avventura di un uomo che è riuscito a fare di tutta la sua vita un’epopea senza perdere mai la sua personale identità”, come scrive sua nipote ne La scuola del mare. Silenzi e parole del giovane Garibaldi.

Trent’anni dopo, con alle spalle l’esilio in America Latina e le lotte per la liberazione dell’Italia, la fama di Garibaldi  ritorna in Russia e conquista non solo intellettuali famosi come Herzen e Tolstoj ma entra a far parte dell’immaginario collettivo del popolo russo come mitica figura del liberatore “Garibaldov”.

Gli interventi della serata hanno presentato un Garibaldi poco conosciuto: un marinaio, prima ancora che un politico, che attraverso i suoi viaggi dispone di un osservatorio eccezionale sul mondo in grande trasformazione, ricavandone impressioni  profonde che influiranno sulle sue idee di giustizia sociale.

Citando, per esempio, Taganrog, la città simbolo della misteriosa giovinezza di Garibaldi. Storia di una lapide scomparsa e di un quadro donato, Giovanni Perrino, dirigente scolastico già distaccato all’Ufficio Istruzione dell’Ambasciata d’Italia a Mosca, ha rievocato l’arrivo di Garibaldi a Taganrog, porto russo commerciale sul Mar Nero (dove nacque Cechov), con la sua nave Clorinda nella primavera del 1833; quel soggiorno, fra realtà e leggenda, ancora oggi si ricorda in quei luoghi.

Annita Garibaldi Jallet, poi, nella sua relazione “Impero Ottomano e Impero Russo nella formazione umana e professionale di Giuseppe Garibaldi. La visione di un Mediterraneo di pace”, ha  rivisitato i soggiorni  di Garibaldi in Russia e a Costantinopoli, spesso avvolti nel mistero e forse per questo resi ancora più intriganti; ed ha rievocato l’intuizione di Garibaldi  sulla necessità di un’alleanza fra Occidente e Oriente.

Con “Memorie di un garibaldino di Lev Mechnikov. Il fascino di Garibaldi sul mondo russo”, Raffaello Barbieri, addetto culturale all’Istituto italiano di Cultura a Mosca, ha chiuso il percorso iniziato sul Mar Nero accompagnando metaforicamente i russi nel Belpaese, al seguito dei garibaldini, nella lotta per la liberazione del Sud Italia dai Borboni.

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