I venti anni che hanno cambiato la Russia

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Il 12 giugno 1991 le prime elezioni presidenziali del Paese. Una riflessione sulla nuova società che scaturì da quella svolta epocale che segnò tutto il mondo

Sono trascorsi venti anni dalle prime elezioni presidenziali in Russia, quel 12 giugno 1991, giorno in cui Boris Eltsin diventa il primo presidente russo eletto democraticamente dal popolo.

Il 1991 si apriva con lo scontro tra militari russi e civili lituani a seguito della presenza sovietica nel territorio baltico, nonostante l’indipendenza lituana proclamata nel marzo precedente. Tale episodio innesca una serie di rivendicazioni a catena da parte delle altre repubbliche baltiche. Mikhail Gorbaciov, il padre della perestrojka, già fortemente contestato per la sua “frenata” apertura politica, gioca la carta della realizzazione di un nuovo trattato per l’Unione che prevede la nascita di una Federazione con Repubbliche indipendenti sotto un unico Presidente, una politica estera e un esercito comuni. Ai suoi danni viene compiuto un golpe sventato proprio da Eltsin. Nel dicembre 1991 si scioglie ufficialmente l’Urss.

Al suo posto nasce la Comunità degli Stati Indipendenti per volontà delle tre repubbliche slave Russia, Ucraina e Bielorussia, mentre, il 25 dicembre, Gorbaciov si dimette da Presidente dell’Unione Sovietica dichiarandone abolito l’ufficio. Tutti i poteri passano al Presidente della Russia Boris Eltsin, che regge le redini del Paese attraverso una politica la cui parola d’ordine è “riforme subito”, anche se, contemporaneamente, si favorisce un’economia senza regole, l’accaparramento da parte degli oligarchi dei controlli azionari delle più redditizie proprietà statali (energia, materie prime, siderurgia).

L’ascesa di Vladimir Putin alle presidenziali del 26 marzo 2000, con quasi il 53% dei voti, permette alla Russia di riacquisire quello status di grande potenza sulla scena internazionale. Figura di grande carisma, il Presidente russo rafforza l’immagine di un Paese che si riscopre ricco di risorse naturali, quelle stesse di cui ha bisogno l’Europa. Il suo successore, Dmitri Medvedev, eletto Presidente nelle elezioni del 2 marzo 2008, col 69% dei voti e sostenuto dai partiti Russia Unita, Partito Agrario di Russia, Russia Giusta, Partito Ecologico Russo “I Verdi”, Potere Civile, prosegue sulla scia tracciata dallo “zar” Putin e ingaggia con l’Occidente una sfida “moderna” dove un posto importante è occupato dai rapporti business-to-business e people-to-people e dove non si parla più di Russia in Europa, ma sempre e solo di Russia da una parte ed Europa dall’altra.

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