La meccanica fa da traino al Made in Iitaly

Componenti elettriche di circuiti stampati destinate alla produzione di computer. L’interscambio è tornato a crescere dopo la crisi internazionale. Foto: AFP/Eastnews

Componenti elettriche di circuiti stampati destinate alla produzione di computer. L’interscambio è tornato a crescere dopo la crisi internazionale. Foto: AFP/Eastnews

La grande crisi internazionale sembra alle spalle. Il 2010 si è chiuso con una crescita del 23% e per l’anno in corso si annuncia un proseguimento della corsa

La Russia torna a essere uno dei principali mercati di sbocco per il made in Italy. Segno che la grande crisi internazionale è ormai alle spalle e che nella Federazione sta crescendo l’attenzione verso i prodotti di qualità della Penisola.

Tra i settori più interessati da questo fenomeno ci sono la meccanica strumentale e il tessile abbigliamento, due comparti tradizionali dell’export verso la Russia, quanto meno fino al 2008.

Prima cioè della crisi economica che ha colpito i consumi dei russi abbienti, provocando nel 2009 un calo dell’export verso la Federazione nella misura del 38,6%. Nel 2010 è partita la ripresa, con le esportazioni che si sono attestate intorno agli 8 miliardi di euro, con un aumento del 23% rispetto all’anno precedente.

Le cifre

23%La risalita nel corso del 2010, quando sono state poste le basi per un nuovo trend rialzista, in corso anche nel 2011

6,6% La quota di export generata dalle Marche, che guida la graduatoria per regioni davanti all’Emilia Romagna e al Veneto

38,6% Il calo dell’export italiano verso la Russia nel corso del 2009, anno in cui si è avvertita la massima incidenza della crisi

Tra i sistemi produttivi, la regione Marche continua a fare da regina per valore percentuale delle merci esportate in Russia (6,6%), seguita dall’Emilia Romagna (3,2%) e dal Veneto (2,8%). “La domanda di elettronica proveniente dalla Russia è tendenzialmente di fascia medio-bassa, mentre quella a più alto valore aggiunto non è ancora intercettabile in quanto soddisfatta da propri circuiti di offerta a stampo militare”, osserva Giovanni Tridenti, presidente e ad della Somacis pcb industries, azienda anconetana che produce circuiti stampati. E questo è solo un esempio di barriera all’entrata riscontrabile in un settore ad alto valore tecnologico, perché dalla Savelli Ascensori di Fermo, che dal 1976 opera nella costruzione e montaggio di ascensori e affini, confermano come «per questo tipo di produzioni risulta più facile operare in Europa, perché in territori extracomunitari, come la Russia, vengono richieste delle conformità e delle certificazioni di prodotto, come il certificato Gost, molto costose per una piccola o media impresa italiana.

Tra le aree emergenti, la Russia è uno dei Paesi, insieme alla Turchia e alla Cina, in cui il made in Italy sta dando buone soddisfazioni, ma è da segnalare come non si è ancora riusciti a ritornare sui livelli pre-crisi, quando l’Italia vendeva in Russia 10,5 miliardi dei suoi prodotti. Una differenza di circa 2,5 miliardi che può essere spiegata dalla forte difficolt à economica, ma solo in parte.

Le regioni più dinamiche nell’export

1. Marche. È la regione tradizionalmente più esposta sul mercato russo (6,6% del totale nazionale, in pratica più del doppio rispetto alla seconda) per le competenze maturate nel calzaturiero di alta qualità e per i legami costruiti negli anni tra gli imprenditori dei due Paesi

2. Emilia Romagna. Si piazza al secondo posto (con una quota del 3,2%), raccogliendo i frutti di una strategia da sempre basata sulla capacità dei distretti di muoversi in maniera unitaria

3. Veneto. Sul gradino più basso del podio (2,8%), è presente in Russia così come su tutti i mercati dell’Est

Perché se ormai è assodato che il futuro è sui mercati emergenti, è un fatto che le nostre imprese giocano ancora troppo in casa.

Non è tanto una pigrizia di fondo o uno scarso coraggio a bloccare i nostri imprenditori sui mercati tradizionali, quanto piuttosto una dimensione d’impresa troppo piccola per penetrare nelle aree emergenti, una distanza rilevante dai nuovi mercati di sbocco e un contesto istituzionale ritenuto dagli operatori ancora frammentario per interloquire con i nuovi giganti.

Nel 2010 il valore dell’export italiano in tutto il mondo si è attestato a 337,6 miliardi di euro, ma oltre la metà (57,2%) ha riguardato i mercati di sbocco dell’Europa allargata e solo il 7,1% i Paesi Bric.

Una quota in graduale crescita rispetto agli anni scorsi, ma considerata ancora troppo esigua di fronte allo scenario in cui la ripartenza dei nuovi ordinativi arriverà soprattutto da questi Paesi.

Le regioni più esposte alla Russia


L’incidenza in termini percentuali



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