Biennale di Venezia, la Russia in vetrina con Anna Titova

Foto: AFP/East News

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La 54esima edizione della kermesse artistica in Laguna aprirà i battenti il 3 giugno. Imperdibile la visita al padiglione della Federazione, spazio agli emergenti

All'ambasciata italiana a Mosca è stata presentata la 54esima edizione della Biennale di Venezia con il presidente Paolo Baratti e il curatore della mostra internazionale, Bice Curiger, che racconta il suo progetto a cui partecipa l’artista russa Anna Titova.

La Biennale di Venezia, la più antica e più famosa kermesse di arte contemporanea al mondo, aprirà i battenti il 3 giugno. In aumento, anche per questa edizione, i Paesi che vi parteciperanno; il progetto principale di quest’anno, che va sotto il nome di ILLUMInazioni, è stato curato da Bice Curiger, critica svizzera, cofondatrice della rivista d'arte contemporanea Parkett e curatrice della Kunsthaus di Zurigo.

Il titolo della mostra ILLUMInazioni fa scattare inevitabilmente l'associazione con la conoscenza. L'arte contemporanea può ancora contribuire alla conoscenza o le sue funzioni sono piuttosto altre?

 

L'arte contemporanea contribuisce alla conoscenza, ma non in senso religioso proponendo un'unica verità possibile. Fa conoscere in quanto allarga il nostro sguardo sul mondo e ci aiuta a evitare i dogmatismi.

A giudicare dalla presentazione, alla mostra dominerà l'arte plastica, sculture oggetti, installazioni, mentre la time-based art sarà in minoranza. E' così?

 

Ci saranno sia video che performance, sia nelle giornate inaugurali che nel corso dei sei mesi in cui resterà aperta la Biennale.

Alla sua mostra partecipano molti artisti giovani. Forse è perché non si sono ancora fossilizzati nel dogmatismo?

 

Per me la cosa più interessante della Biennale è proprio la possibilità di vedere le opere di artisti giovani o sconosciuti. Ricordo quando vidi per la prima volta alla Biennale di Venezia un'installazione di Thomas Hirschhorn, che aveva trasformato una delle sale in un aeroporto internazionale. Era stupendo! Certo, lui all'epoca non era così giovane e quindi poteva permettersi di fare un lavoro così grosso, però era agli inizi della carriera artistica. Il senso della Biennale è proprio quello di dare agli artisti principianti la possibilità di farsi conoscere.

Come ha preso forma l'elenco degli artisti che avrebbero preso parte alla sua mostra? Sono gli artisti a cui si è interessata negli ultimi anni o ci sono anche simpatie e affetti di vecchia data?

 

Io non sono uno di quei curatori-talent scout alla continua ricerca di qualcosa di nuovo e mai esposto prima. Io parto dalla concezione di base; quindi l'idea della mostra e la cerchia, approssimativa, di artisti da coinvolgere si sviluppano in parallelo. La lista dei partecipanti ha iniziato a definirsi in autunno con 300 nomi.

Perché tra gli artisti russi ha invitato alla Biennale proprio Anna Titova?

 

Ho visto le sue opere alla mostra The New Decor al Garage di Mosca. Mi sono piaciute le sue costruzioni di metallo e plastica riflettente, poi ci siamo incontrate, abbiamo parlato. All'epoca avevo contattato molti artisti, ma la conversazione con Anna Titova si svolse in un tono completamente diverso: lei mette tutto quello che fa in relazione con la tradizione all'interno della quale è stata educata, con l'eredità dell'Urss e le sue utopie futuristiche. Mi sembra che sia molto interessante. E poi c'è un altro problema: molti giovani artisti in Russia, come ovunque, fanno dei video. Però non è possibile trasformare una mostra con centinaia di partecipanti su una piattaforma espositiva enorme, in uno spazio disseminato di scatole nere per la proiezione dei video: nessuno è in grado di passare 200 ore alla Biennale a guardare degli schermi. Sono d'accordo che col video siano state fatte molte cose importanti e interessanti, ma io voglio che tutte le opere esposte possano essere guardate nella loro interezza e non a pezzi e bocconi.

Cosa ne pensa dell'arte di Andrej Monastirskij e delle “Azioni Collettive” che verranno presentate al padiglione russo? Il curatore Boris Grojs assicura che si tratta di uno dei primi esempi di approccio partecipativo all'arte. E’ d'accordo?

 

Sono semplicemente incantata dal fatto che le “Azioni Collettive” venissero fatte in quegli anni ancora sovietici, e mi sembra che fossero un fenomeno molto importante per la vita spirituale e intellettuale della Russia. E' difficile definire cosa sia partecipativo e cosa non lo sia: non vale la pena generalizzare, tutto dipende dal contesto. Tuttavia il progetto di Monastirskij è un simbolo di come si forma una comunità artistica. In parte la mia mostra è dedicata anche a questo.

L'artista russo Andrej Monastirskij posa davanti alla sua installazione nel padiglione russo all'interno della 54esima Biennale di Venezia (Foto: Ria Novosti)

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