Medvedev: "Con Putin strategia comune"

Un momento dell'attesa conferenza stampa di Medvedev a Skolkovo. Foto: Itar-Tass

Un momento dell'attesa conferenza stampa di Medvedev a Skolkovo. Foto: Itar-Tass

Affinità e divergenze. Il Presidente: «Nessuno di noi resta al potere per sempre. Abbiamo una visione simile con Putin, ma la tattica è diversa, altrimenti ci si annoia »

Alla prima conferenza stampa a Skolkovo, il futuro centro tecnologico alle porte di Mosca, il Presidente russo Dmitri Medvedev ha parlato dei risultati dei tre anni del suo mandato e ha messo punti fermi sulle questioni internazionali. Ha deluso quelli che si aspettavano una risposta sul prossimo numero uno russo e se lui parteciperà, insieme all'attuale premier Vladimir Putin, alla corsa presidenziale, ma ha spiegato che «la vita politica non è solo uno show, è un lavoro molto duro, soggetto a regole, che bisogna rispettare». Sorridente e rilassato, Medvedev ha condotto la conferenza stampa da solo, senza moderatore. Il punto cruciale della strategia russa è la modernizzazione del Paese, cercare cioè di trasformare un esportatore di idrocarburi, con forte dipendenza economica dai prezzi del petrolio, in un Paese innovativo, con forte sviluppo di know-how (come le nanotecnologie). E se con Putin, «collega e partner politico», condividono le «stesse idee sulla strategia», sulla tattica, «per non annoiarsi», hanno visioni diverse. Ad esempio sulla modernizzazione del Paese, che, come spiega lo stesso Medvedev, per Putin è un processo «calmo e graduale», mentre per lui «può essere condotta più velocemente».

 La crisi mondiale in Russia ha lasciato meno segni, grazie anche alla linea ferma impostata qualche anno fa e ai prezzi alti del greggio. Il Paese non ha dovuto chiedere aiuto alla comunità internazionale, come nel caso di Grecia e Portogallo, e la ripresa è più forte rispetto all’Italia. Anche in politica estera, dopo che Putin ha ristabilito il prestigio perso negli anni Novanta, Medvedev prosegue con più sorrisi, ma mano ferma. Scontento di come sia stata manipolata la risoluzione Onu sulla Libia, nessun sostegno dar  à  a un'eventuale decisione sulla Siria, che deve da sola risolvere i propri problemi. Medvedev chiede spiegazioni su un possibile avanzamento sullo scudo antimissile europeo, e annuncia, pur con rammarico, di uscire dal trattato sul disarmo Start in caso di mancato accordo, con il rischio di una seconda Guerra fredda. E mette in dubbio la versione ufficiale sull’uccisione di Osama Bin Laden, dopo l’intervista, trasmessa da  Channel 1  , a un presunto agente della Cia, che sostiene che la morte del leader di Al Qaeda sarebbe avvenuta, per cause naturali, nel 2006.

 Invece, con Putin, Medvedev è in una concorrenza «sana, che fa bene al Paese»: un tandem, il loro, che è qualcosa di più, il risultato di un lavoro insieme da più di 20 anni. Medvedev lancia Skolkovo, Putin annuncia un centro di innovazione suo. Putin rilancia il Fronte popolare panrusso, per coinvolgere più persone alla vita politica, Medvedev si appoggia a «un partito», nuovo o vecchio.

Persino per l’ultimo sondaggio del Centro Levada, condotto in 45 regioni tra il 13 e il 16 maggio, i due membri del tandem raccolgono entrambi il 69% dei consensi, mentre una percentuale sempre uguale di intervistati (il 29%) non approva il loro operato.

Sembra che il futuro del Presidente russo interessi solo i giornalisti, stranieri e russi. Per Vziom, l'Instituto nazionale di Studi dell'opinione pubblica, il 61% dei russi non è interessato alla politica; nel 2007 era il 39%. La ragione principale sta nella «mancanza di interesse», citata dal 36% del campione, rispetto al 20% del 2007. Un altro 25% crede che ogni attivismo sarebbe inutile, mentre il 18% dice di non saperne abbastanza di politica. Il 58%, poi, crede che la politica sia «una faccenda sporca», (un punto percentuale in meno sul 2007).

Tra chi partecipa alla vita pubblica, il 27% si limita al voto, l’8% a manifestazioni per migliorare il proprio quartiere. «Nessuno di noi va al potere per sempre», dice Medvedev. Di esempi ce ne sono tanti. Dalla metà dei senatori rinnovati in 3 anni, ai casi più clamorosi come il licenziamento del sindaco di Mosca Yuri Luzhkov e del presidente del Senato russo Sergei Mironov. Ma i russi stiano tranquilli: la politica non cambierà di 180 gradi il prossimo anno, con qualsiasi Presidente.

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