Dieci anni di carcere ai genitori divorziati? I russi insorgono

Foto: Gettyimages

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L’opinione pubblica della Federazione ha duramente attaccato una proposta di legge formulata dalla Duma che andava a punire mamma e papà che usano i figli come ripicca.

Alla fine di marzo l’opinione pubblica russa, e soprattutto quella parte che ha dei figli minorenni, era sotto choc.  Il motivo? I deputati della Duma di Stato avevano preparato un disegno di legge che, in caso di approvazione, avrebbe trasformato radicalmente la situazione del diritto di famiglia. Secondo questo documento i genitori divorziati, in particolare il padre o la madre che ostacolino le visite a un figlio, che lo portino con sé all’estero o semplicemente ne trasferiscano la residenza, vanno incontro a una pena severa: dieci anni di reclusione in carcere.  Proprio così, né più né meno.

I legislatori russi hanno spiegato i motivi della presentazione di una legge così severa, adducendo l’esclusivo interesse dei bambini. E un granello di logica nei loro argomenti c’è. Oggi in Russia  si disfa quasi un matrimonio su due. Nella maggior parte dei casi il pomo della discordia sono proprio i figli, che i genitori utilizzano come strumento di ricatto: “Se non mi lasci la casa, non ti farò vedere il bambino”; “Vuoi avere tu la casa in campagna, allora i bambini rimangono con me”. Quando hanno cominciato a fallire i matrimoni  dei cosiddetti “nuovi russi”, arricchitisi negli ultimi 10-15 anni, la situazione si è ulteriormente aggravata. Il fatto è che i tribunali russi nel 95% dei casi affidano i figli alla madre, ma, padri facoltosi non sempre sono d’accordo con questa decisione. Spesso semplicemente portano via con sé i bambini in maniera illegale. E poi gli uomini della sicurezza non lasciano avvicinare la madre alla casa.   

Nessuno mette in dubbio che i genitori che si sottraggono i figli a vicenda e li utilizzano come mezzo di ricatto debbano essere puniti. Ma perché tanta durezza? Secondo le leggi russe, dieci anni di detenzione sono la pena comminata agli stupratori e ai narcotrafficanti. Significa forse che mettere in prigione papà o mamma per dieci anni è nell’interesse del minore?

Non c’è da sorprendersi se l’iniziativa dei deputati ha immediatamente suscitato una forte protesta nella società. “Se porto mio figlio in vacanza all’estero senza chiedere il permesso al mio ex marito, per il semplice fatto che non riesco a rintracciarlo,  possono mettermi in prigione  per trasferimento illecito di minore?”, ha scritto su un blog una mamma indignata. “Ma allora perché mettere al mondo dei figli, se dopo ti possono minacciare con la prigione”, ha aggiunto un’altra. Per giunta, la formulazione un po’ vaga della formula “ostacolare le visite al minore” si presta alle interpretazioni più ampie. Se l’ex marito arriva nel cuore della notte per vedere il bambino, e non è neppure del tutto sobrio, e la moglie non lo fa entrare in casa è forse un motivo per minacciarla di reclusione? 

Su un sito appositamente creato, “No alla mamma sotto processo”, nel giro di pochi giorni sono state raccolte 15 mila firme a favore di una petizione indirizzata al presidente della Duma di Stato, perché non accogliesse un progetto di legge così sconsiderato.  Davanti all’ingresso della Duma si è svolta una manifestazione: alcune coppie di novelli sposi, in abito nuziale e in catene, hanno distribuito dei volantini in cui si chiedeva di non permettere “il gulag di famiglia”. Molti giuristi di fama hanno rivolto aspre critiche all’iniziativa di legge. Anche la maggioranza dei mezzi di informazione  ha appoggiato il parere dell’opinione pubblica e ha criticato l’eccessivo zelo legislativo dei deputati.

Per ammissione degli stessi ideatori del progetto di legge, una così risoluta resistenza popolare è stata per loro assolutamente inaspettata e in questa situazione nessuno ha osato andare allo scontro frontale. Di conseguenza, gli emendamenti che indicavano il periodo di detenzione non sono sopravissuti fino alla seconda lettura, che si è tenuta alla fine di aprile. Si è deciso di sostituirli con una pena amministrativa, una sanzione pecuniaria cioè, e, in caso di reiterazione del reato, con l’arresto fino a cinque giorni.

La conclusione, dunque, è questa: i cittadini russi sono perfettamente in grado di difendere i propri diritti. In verità, questo vale solo nel caso in cui vengano toccati direttamente i loro interessi vitali, ma ciò vuol dire che i funzionari, prima di intraprendere progetti insensati, e i deputati, prima di elaborare leggi assurde, dovranno tenerne conto.  

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