La Russia non vince più da sola

Foto: Getty Images/ Fotobank

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Le sentite celebrazioni del Giorno della Vittoria vissute da vicino: un Paese unito nel ricordo della tragedia che fu.

Per l'Unione Sovietica il 9 maggio 1945 segnò la fine della lotta contro il nazismo. La vittoria era stata pagata con la morte di 27 milioni di cittadini sovietici e con la distruzione di gran parte del Paese. È quindi con grande impegno propagandistico che la nazione da allora celebra la ricorrenza di tale data come Giorno della Vittoria. Da 66 anni la Grande Guerra Patriottica, come qui è stata ribattezzata la Seconda Guerra Mondiale, è motivo di orgoglio.

Per festeggiare la ricorrenza i russi si recano in pellegrinaggio presso i numerosi monumenti in memoria della guerra. Edifici amministrativi, abitazioni e negozi sono addobbati con bandiere e manifesti che illustrano gli eroi e le armi. La tv trasmette interviste ai veterani, documentari e lungometraggi.

Quasi tutte le famiglie hanno perso qualche parente durante la guerra. Ciononostante non è la memoria dei morti a essere al centro dell'attenzione il giorno del 9 maggio. È vero che si depositano fiori e corone, ma maggior spazio viene concesso alle parate militari che si svolgono in tutto il Paese. Il loro compito è di spiegare che fu l'Armata Rossa a portare il maggior peso della guerra. La popolazione adora le parate e prova una simpatia sincera per i soldati anche senza propaganda.

Il 9 maggio è l'unica festa che viene celebrata nell'intera Russia: quel giorno non esistono discordie tra diverse classi sociali e nazionalità. È la memoria della vittoria e delle vittime che conta. Anche chi sfrutta la ricorrenza per la prima visita alla dacia dopo l'inverno, la sera alza il bicchiere senza brindare; è così che si ricordano i morti.

Dopo le parate seguono sempre più popolari feste e concerti. Più sparisce la generazione dei veterani e meno possono essere utilizzati dallo Stato per legittimare la memoria. Se nel 2000 i partecipanti alla guerra marciavano ancora sulla Piazza Rossa, nel 2005 passavano già su camion lungo le tribune. Nel 2010 erano seduti come spettatori sugli spalti e i loro ruoli venivano interpretati da soldati con divise storiche. C'è da chiedersi se in questa maniera sarà possibile tramandare la memoria della guerra alla generazione dei bisnipoti.

Poiché i giovani si sentono sempre più lontani dal simbolismo tradizionale, la sera del 9 maggio si balla con la musica rock e i pochi veterani sopravvissuti rimangono tra di loro nel Gorkij Park. Contemporaneamente è possibile differenziare sempre di più l'immagine e la percezione di una vittoria vecchia più di 65 anni. Quando nel 2010, per la prima volta, hanno preso parte alla parata soldati di Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Polonia, si è dimostrato alla popolazione russa che al contrario di quanto veniva propagandato da decenni, la vittoria si è potuta conquistare solo uniti. Il fatto che poi il presidente Medvedev e il premier Putin si siano uniti intorno alla cancelliera tedesca ha simboleggiato il non voler più percepire la Germania come nemico e aggressore ma come un partner e un amico affidabile.

Matthias Uhl lavora come assistente scientifico all'Istituto Storico Germanico di Mosca

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