Mamme senza fretta

Foto: Photoxpress

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Sempre più donne russe rimandano la gravidanza dopo i 30 anni, in linea con la Vecchia Europa. Dal governo incentivi alle nascite

Alberto è uno spagnolo quarantenne sposato con una ragazza russa. La coppia ha un figlio di due anni. Ogni volta che si trova in Russia con la moglie e il bimbo e va a fare un giro al parco giochi, si sente a disagio perché si vede “troppo vecchio”: “Qui i padri sono molto più giovani che in Spagna. Fa uno strano effetto vedere un ragazzo di vent’anni che spinge un passeggino assieme alla moglie della stessa età. Sono molto più agili, hanno più energia, più pazienza e sicuramente si godranno i figli molto più di me. Mi dispiace che si vedano pochi padri giovani nel mio Paese.”

In Russia è normale essere madre a 22-23 anni. Fino a poco tempo fa una ragazza che aveva figli dopo i 25 anni entrava automaticamente nella categoria delle “madri vecchie”. Questa etichetta sociale si rivela abbastanza umiliante, ma esiste ancora oggi, nonostante l’età limite per avere figli sia cresciuta fino ai 28-30 anni.

La maggior parte delle ragazze russe hanno le idee chiare: bisogna partorire prima di compiere i 30 anni. È scientificamente provato che essere madri giovani è molto meglio per ragioni fisiologiche. Anche se in questo caso non è solo una questione di fisiologia, bensì di costumi sociali che a volte pesano troppo. Vi sono ragazze ossessionate dall’idea di avere un figlio prima dei 30 anni e che sono disposte a compiere il proprio “dovere materno” a tutti i costi. Alexandra, una avvocatessa di 29 anni che vive in provincia di Mosca, si sposerà a breve perché non vuole diventare una pecora nera: “Tutte le mie amiche, le mie cugine e le mie sorelle sono sposate e hanno un figlio. Mi chiedono sempre: cosa aspetti? Non posso perdere altro tempo, ho quasi 30 anni! Io intanto mi sposo, poi se non va bene il matrimonio, perlomeno avrò mio figlio…”.

Tuttavia, sembra che la situazione stia cambiando e le donne come Alexandra siano sempre meno. Negli ultimi decenni si è osservata una tendenza in Russia che è conforme ai Paesi europei, vale a dire che l’età delle madri primipare stia ritardando. L’età media in Europa è di 28,8 anni, in America del Nord è di  28,4 e in America del Sud è di 27, secondo gli ultimi dati dell’Istituto di Demografia della Scuola Superiore di Economia. Al Ministero di Salute e Sviluppo Sociale della Federazione Russa non hanno dati esatti sull’età media delle madri russe, ma secondo le diverse statistiche di fonti non ufficiali, la cifra si colloca attorno ai 27 anni. A Mosca, secondo alcune stime, di solito le donne hanno i figli tra i 23 e i 28 anni, mentre nelle altre regioni russe le madri sono un po’ più giovani.

Ciò che inquieta maggiormente è il basso tasso di fecondità, che ormai è anche diventato un problema grave in tutta Europa. Nel 2003 il numero di figli per donna in Russia è sceso a 1,3 e al momento, dopo un leggero aumento, si colloca sull’1,59. La media europea è di 1,6: nei Paesi del Sud (Spagna, Portogallo, Grecia) è attorno a 1,4, mentre gli Stati dell’Europa centrale sono messi ancora peggio. Al contrario, Francia, Irlanda e i Paesi nordici mantengono una natalità relativamente alta (di 2,01 – 2,07).

Il governo russo, preoccupato dalla crisi demografica, ha attivato una serie di progetti per incentivare i cittadini ad avere più figli. L’iniziativa più importante è il cosiddetto “capitale della madre”, un assegno di 365.000 rubli (9.125 euro) che ricevono le madri per un secondo o terzo figlio. Questi soldi possono essere investiti in un’ipoteca, nell’istruzione di un figlio e nel fondo pensione della madre. Il leggero aumento della natalità che si è verificato negli ultimi 2-3 anni è legato al suddetto servizio, che viene sfruttato principalmente per pagare i crediti ipotecari.

Ad ogni modo, tale misura non si attiva con la facilità che tutte le donne desidererebbero. Infatti, non è possibile ricevere tutto il denaro in contanti. Le altre sovvenzioni e, soprattutto, gli aiuti per la nascita del primo figlio continuano ad essere piuttosto bassi se paragonate a quelle di altri Paesi.

Se alla mancanza di risorse economiche si sommano le difficoltà di conciliazione della vita lavorativa con la famiglia, le liste di attesa negli asili e altri problemi che le madri affrontano quotidianamente, non sembrerà strano che le donne abbiano poca fretta di avere figli. La necessità di conseguire un buon titolo di studio, fare carriera, comprare un appartamento, ecc. spinge le donne a ritardare il momento della maternità. Qualche anno fa, il sindaco di Ul'janovsk ha annunciato una misura senza paragoni e ha dichiarato il 12 settembre il “giorno del concepimento”, affinché le coppie potessero stare a casa dal lavoro con l’obiettivo di procreare. Coloro che hanno avuto un figlio 9 mesi dopo hanno ricevuto un premio e le famiglie il cui figlio è nato il 12 giugno hanno vinto un’automobile.

Il Ministero della Salute e Sviluppo Sociale si mostra abbastanza ottimista rispetto alle prospettive demografiche in Russia e annuncia una notevole crescita della natalità per il 2016. Tuttavia, questo pronostico suscita qualche dubbio, a meno che le altre città russe non aderiscano all’esperimento di Ul'janovsk.

In Russia la madre ha 140 giorni di congedo di maternità retribuita al 100% dello stipendio, che però non può superare i 34.583 rubli (864 euro). Dopo un anno e mezzo percepisce il 40% dello stipendio, ma la somma non deve superare i 13.833 rubli mensili (345 euro). Il principale vantaggio delle madri russe è che possono stare in congedo di maternità fino a 3 anni senza perdere il proprio posto di lavoro.

Nel Regno Unito la durata totale del congedo di maternità può arrivare a 40 settimane, delle quali solo 18 sono retribuite. Lo stipendio è il 90% delle sue entrate settimanali medie per le prime sei settimane e, in seguito, riceve la percentuale consueta. In Norvegia, 52 settimane al massimo per parto. Le donne che abbiano lavorato per 6 dei 10 mesi precedenti al parto hanno il diritto a servizi economici pari al 100% dello stipendio per 42 settimane. Per il resto, fino alle 25 settimane percepiscono l’80% delle entrate medie.  In Svezia, 450 giorni di congedo da dividere tra il padre e la madre del bambino. Il congedo di maternità delle madri con l’80% dello stipendio mensile dura più di 12 mesi.

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