Non solo vodka, cresce l’importazione di whisky

Il 6% beve alcolici tre volte a settimana

Il 6% beve alcolici tre volte a settimana

I venditori ambulanti di vodka dicono di aver assistito negli ultimi anni a un cambiamento lento, ma costante nei gusti: l’abbandono della tradizionale vodka, a favore degli aromi dolcemente fumosi del whisky scozzese. «Il gin ha subito una battuta d’arresto, la tequila anche, il cognac è ​​statico, mente le importazioni di whisky continuano a crescere», spiega Erkin Tuzmukhamedov, sommelier esperto di whisky.

Tra le varie tipologie di questa bevanda è soprattutto lo scotch - che viene prodotto dalla Scozia e che molti considerano la varietà più genuina - a vivere un momento d’oro: nel 2010, infatti, le esportazioni sono aumentate del 12% rispetto all’anno precedente.

La Russia è il più grande mercato globale dei superalcolici, basti pensare che nel 2009 sono state consumati 275 milioni di casse da nove litri. Il whisky è ancora distante dai vertici delle vendite di bevande, ma sta recuperando rapidamente terreno dal 1992, anno in cui Eltsin decise per la liberalizzazione dell’import.

Negli ultimi dieci anni, la vendita di superalcolici importati è cresciuta di 40 volte, trainata dall’aumento dei redditi e dalla crescita della classe media. E anche i gusti si sono avvicinati a quelli dei consumatori occidentali. Questa situazione mette a dura prova i produttori russi di vodka, che ora sono costretti a ripensare il proprio business per cercare nuove fonti di diversificazione. Soprattutto alla luce del mutamento di clima verso i consumi di alcolici: infatti, il Cremlino sta alzando progressivamente l’accise sulla produzione di alcolici nell’ambito di una campagna per contrastare il fenomeno dilagante dell’alcolismo.

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