Khoroshilova immortala la Russia rurale

Foto tratta dalla serie "Russkie". Russkie #47. Foto: Anastasia Khoroshilova

Foto tratta dalla serie "Russkie". Russkie #47. Foto: Anastasia Khoroshilova

La fotografa moscovita, che trova ispirazione nei villaggi più sperduti della Federazione, presenterà a Venezia un’installazione sull’eccidio di Beslan.

Ha iniziato a fotografare a quindici anni Anastasia Khoroshilova, con la sua prima macchina fotografica, su pellicola, in bianco e nero: allora non aveva soggetti preferiti, ritraeva tutto quello che le stava intorno, curiosa di vedere come sarebbe apparso sulle stampe. Oggi, la trentatreenne fotografa nata a Mosca e formatasi professionalmente in Germania, ha  ormai trovato i suoi soggetti d’elezione: bambini, anziani, donne e uomini d’altri tempi, incontrati nelle lontane province della grande Russia.

“Nella Russia rurale, cioè nell’80% circa del Paese, - spiega la fotografa - lontano dai centri urbani, è più facile incontrare persone sincere, aperte, non ancora guastate dalla globalizzazione”. “Per realizzare – aggiunge - le serie Russkie (Russi) e Bezhin lug (Il prato di Bezhin), ho vissuto nei villaggi, dapprima conoscendo i miei protagonisti, parlando con loro, ascoltandone le storie, magari anche aiutandoli a sbrigare le faccende domestiche, se me lo permettevano. E finalmente fotografandoli”.

Ma come riesce una fotografa venuta dalla città, che vive tra Mosca e Berlino, a convincere i suoi nuovi amici a farsi fotografare? “Quasi tutti accettano - racconta  -non sono sospettosi e non vedono la fotografia come invadente, anzi capiscono che è importante per loro, così come lo è per me, perché si tratta in fondo di comunicare. Su questi presupposti posso anche chiedere ai miei modelli di collaborare alla realizzazione delle foto: nella serie Russkie, una volta spiegato il contesto, hanno deciso loro il momento della giornata e il luogo in cui volevano essere fotografati, così come gli abiti da indossare”.

Anche la natura è protagonista nelle fotografie di Anastasia Khoroshilova, non è mai una semplice ambientazione di sfondo. “La natura è più calma, complessa e bella dell’essere umano - confida la fotografa - ed è sempre un luogo sicuro per i miei protagonisti, e per me. Nella rappresentazione del paesaggio, in particolare nella serie Bezhin lug, mi hanno molto influenzato i quadri dei realisti russi del XIX secolo e Le memorie di un cacciatore di Ivan Turgenev”.

Altro tratto caratteristico della fotografa moscovita è l’interesse per le comunità chiuse e isolate, indagate come fenomeno: nella serie Islanders ritrae gli allievi dell’Accademia Statale di Coreografia di Mosca o i bambini dell’orfanatrofio del monastero Savvino-Storozhevskij; in Baltiysk gli abitanti della città militare russa divisa dal resto del mondo  da un check-point; in Trees gli studenti di una scuola per attori sordomuti. “In queste comunità, rurali o cittadine che fossero – puntualizza -, coloro che ho fotografato erano sempre orgogliosi del loro modo di vivere e felici di mostrarmelo”.

Talvolta invece queste comunità chiuse si fondano sul dolore di traumi condivisi. Come nel caso della serie Out of Context: protagonisti i bambini sopravvissuti nel 2004 all’eccidio della Scuola n.1 di Beslan, incontrati dalla fotografa in Germania, in una tranquilla casa di cura della Baviera, dove erano stati accolti per trattamenti  medici e psicologici. Un preludio alla nuova serie realizzata da Anastasia Khoroshilova: Starie Novosti (Vecchie Notizie): nove fotografie a grandezza quasi naturale di madri di Beslan che hanno perso i propri figli nell’azione terroristica del 2004. L’installazione, organizzata dal Museo di Arte Moderna di Mosca Mmmoma nell’ambito della 54a Biennale d’Arte di Venezia, sarà visibile presso la Biblioteca Zenobiana di Venezia, dal 2 giugno al 27 novembre.

“Lo scorso anno ho visitato Beslan e ho incontrato i suoi abitanti: fotografarli nel luogo della tragedia mi ha permesso di indagare da una parte la colpevole caducità della memoria collettiva, dall’altra i meccanismi di rimozione nel ricordo delle vittime”.

Un altro tassello di quella poetica commedia umana che, forse sulle tracce di Nikolaj Gogol, suo scrittore prediletto, Anastasia Khoroshilova sta mettendo in immagini fotografiche: “Oltre all’incontrare persone, che è l’aspetto più piacevole del mio lavoro, fotografare per me significa prendere appunti nel tempo del mio percorso di vita, indicare attraverso le mie immagini ciò che è importante e ha valore, anche quello che sta cambiando, a volte positivamente, e magari, in minima parte, contribuirvi. Mi piacerebbe creare un catalogo che possa essere utile, anche dopo di me, e aiuti la gente a guardare, valutare, pensare”.

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