Gagarin conquista anche Milano

Yuri Usachev

Yuri Usachev

Il 12 aprile, nel giorno del 50esimo anniversario del primo volo in orbita, si è brindato al cosmonauta russo con tavole rotonde, ospiti dallo spazio e una serata speciale al Planetario meneghino.

“Girando intorno alla terra nella mia navicella spaziale mi sono meravigliato della bellezza del nostro pianeta. Popoli del mondo, preserviamo e miglioriamo questa bellezza, non distruggiamola”. Con queste parole di Yuri Gagarin subito dopo il lancio del 12 aprile 1961, anche in Lombardia si sono svolti i festeggiamenti per i cinquant’anni dell’uomo nello spazio

Proprio il 12 aprile si sono svolti due importanti appuntamenti all’Università dell’Insubria di Varese e al Civico Planetario di Milano, su iniziativa del Consiglio delle associazioni dei connazionali russi (Ksarsi) e con l’appoggio della RosSotrudnicestvo (l’Agenzia Federale per gli Affari della Csi, dei connazionali residenti all’estero e per la cooperazione umanitaria internazionale sotto il Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa) e dell’Associazione Italia-Russia.

A raccontare la storia della cosmonautica russa e italiana e a parlare della loro attualità si sono trovati Giovanni Bignami, presidente emerito dell’Agenzia spaziale italiana, il cosmonauta russo Yuri Usachev del corpo degli astronauti dell’Agenzia Spaziale della Federazione Russa, Amalia Ercoli Finzi e Antonio Pedotti del Politecnico di Milano, insieme a Vanni Belli, vice-presidente dell’Osservatorio Astronomico di Varese e altre autorità italiane e russe.

Nell’incontro di Varese, a dare un saluto istituzionale sono stati il sindaco della città, Attilio Fontana, che ha sottolineato l’importanza della manifestazione vista la presenza delle personalità di fama mondiale; mentre il Capo del Centro Russo di Scienze e Cultura in Italia, Oleg Ossipov ha evidenziato come il primo volo nello spazio per i russi fu la seconda vittoria dopo quella di 16 anni prima, nella Guerra Mondiale.

A inaugurare la parte scientifica della conferenza è stato Giovanni Bignami, che ha accompagnato il racconto della storia della preparazione del volo nello spazio con un documentario del regista inglese Cristofer Riller, “First Orbit”, di fresca uscita. Le riprese originali fatte qualche minuto prima del lancio della navicella nel cosmo e poi le primi immagini della terra viste da Gagarin, insieme alla sua viva voce che le commenta, hanno creato un atmosfera veramente unica, quasi si partecipasse realmente a quello storico momento per tutta umanità.

Molto atteso, naturalmente l’intervento del cosmonauta russo Yuri Usachev che, presentandosi ha detto subito che anche lui si chiamava Yuri, ma solo per caso. Ha ricordato che a quell’epoca e per un bel po’ di tempo tutti i maschi nati in Unione Sovietica dopo il 12 aprile 1961 vennero chiamati Yuri.

“Cinque anni di preparazione e il superamanto di dure prove: questo è richiesto per diventare un cosmonauta e volare nello spazio”, così ha esordito Usachev. Solo uno su cento supera i test della commissione medica che consistono in diversi tipi di analisi fatte per un mese e mezzo: “In quel periodo ho scoperto molte cose su me stesso - ha aggiunto - e solo uno su duecento supera l’esame tecnico”. Segue una preparazione di gruppo di un anno e mezzo con delle prove di sopravvivenza in diverse zone climatiche (per caso si atterri in un posto diverso da quello previsto): “Così ho passato due notti a 35° sotto zero senza potermi addormentare per il freddo, per poi passare ai 50° del deserto del Turkmenistan”.

Sino ad oggi il cosmonauta russo è stato quattro volte nello spazio, per un totale di 553 giorni: all’inizio come ingegnere di bordo alla stazione Mir, poi, nel 2001, comandante di equipaggio sulla Stazione Spaziale Internazionale. Sorridente e felice di essere una delle 500 persone al mondo che è stata nello spazio, Usachev ha mostrato le riprese del suo equipaggio a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, durante alcuni esperimenti. “Tanti pensano che mangiamo dai tubetti, ma non è vero”, ha detto mentre scorrevano le immagini del pranzo con una busta di plastica chiusa con cibo secco diluito con acqua. Alla domanda di un studente di Varese su come dormono i cosmonauti ha risposto che “il miglior letto è l’assenza di gravità”.

In serata ci si è spostati con i relatori di Varese tra le stelle del Planetario milanese. Qui i partecipanti hanno potuto godere delle bellissime immagini originali relative al primo volo dell’uomo nello spazio, ascoltando ancora una volta dalla viva voce di Yuri Usachev tante curiosità sul volo nello spazio. L’orgoglio russo dell’impresa si tagliava a fette fino a scaturire in un messaggio pieno di speranza: il senso dei voli nello spazio oggi, e più in generale della ricerca scientifica e tecnologica al massimo livello, è quello di affrontare e vincere insieme le grandi sfide che interessano tutta l’umanità. Come l’impresa di Gagarin fu una vittoria per la nostra umanità.

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