Bandiere rosse a processo

In Ucraina c’è sempre un’occasione per litigare sul passato. Dopo i monumenti di Stalin e gli onori agli eroi filonazisti, arriva la guerra sui vessilli sovietici.

Guerra di bandiere e monumenti, tra busti di Stalin fatti saltare e collaboratori nazisti trattati da eroi. C’è gente in Ucraina che non trova pace nel presente e preferisce litigare sul passato, muro contro muro, Ovest contro Est, nazionalisti contro comunisti, tutti prigionieri di un’esaltazione ideologica che non fa certo bene al Paese e si guarda bene di guardare al futuro.

Ma tant’è: a vent’anni dall’indipendenza da Mosca se sul Mar Nero non sono in pochi a rimpiangere l’Urss tanto che a Odessa sarà forse inaugurato dai comunisti locali un nuovo monumento al dittatore baffuto (il secondo dopo quello eretto a Zhaporiza, distrutto da una bomba all’inizio dell’anno), nei Carpazi l’onda nazionalista si spinge all’altro estremo, erigendo a simbolo della propria lotta Stepan Bandera, fatto “eroe della nazione” dall’ex presidente Victor Yushchenko, che non si curò delle proteste della associazioni ebraiche di mezzo mondo (con tanto di dura lettera di protesta del Simon Wiesental Center ). Poi il suo successore Victor Yanukovich ritirò l’ordine.

Ora, dopo la guerra dei monumenti, arriva quella delle bandiere, con il divieto di esporre quelle dell’Unione Sovietica il 9 maggio, anniversario della vittoria sovietica sul nazismo, sulle facciate degli edifici amministrativi nella regione di Leopoli, al confine occidentale con la Polonia. Il consiglio regionale, dominato dai nazionalisti di Svoboda, partito che ha sfondato alle elezioni locali, ha risposto così a ciò che hanno deciso i consigli locali di Zhitomir, Odessa e Sebastopoli, nel sud dell’Ucraina, e cioè di continuare a celebrare la vittoria nella Grande Guerra Patriottica (1941-1945) con i simboli dell’Urss.

Da Leopoli, già che c’erano, hanno detto che bisogna smetterla con i “miti sulla Seconda Guerra Mondiale” (evitando di chiamarla “Grande Guerra Patriottica”) affermando che “in Ucraina nel 21esimo secolo non si deve più vivere nel mito del 9 maggio”. Naturalmente da altre parti del Paese non sono d’accordo e celebreranno come sempre in pompa magna la vittoria sovietica sul nazismo.

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