Caucaso, combattere il terrorismo con il turismo

Il piano per affrontare i disordini della regione con i servizi del terzo settore ha raccolto non poche critiche. Russia Oggi è andata a vedere cosa c’è in gioco.

Foto di Ruslan Sukhushin


La strada che porta dall’aeroporto di Vladikavkaz alla capitale dell’Ossezia settentrionale passa per il villaggio di Beslan, davanti al monumento alle 334 vittime (la maggior parte delle quali bambini) di quella scuola che nel 2004 diede notorietà mondiale alla regione. “Una tragedia orribile. Vari miei parenti sono sepolti lì”, dice Oleg Karsanov, ministro del Turismo, quando passiamo fra le tombe, vicino a quelle montagne oscurate dal cielo coperto.

Qui, come in molte altre parti della Russia nord caucasica, si potrebbe pensare che una storia così violenta e orribile scoraggerebbe qualsiasi tipo di turismo. Ma attraverso il piano federale da 10 miliardi di euro varato dall’amministrazione Medvedev per creare strutture in tutta la regione, il turismo è visto come una panacea, fonte di lavoro e di impiego, stimolo economico per la zona e per la gente.

Karsanov è determinato a cambiare la sua montuosa terra natia in una meta per turisti. C’è già un flusso di 100.000 visitatori all’anno, di cui però soltanto 10.000 stranieri, ma Oleg Karsanov vuole vedere questo numero raddoppiarsi nel giro di tre anni. “Ho speso metà della mia vita a cercare di convincere  gli investitori che questo è un buon posto dove mettere i propri soldi e l’altra metà a combattere la burocrazia”, dice con il tono di un uomo in missione.

Oleg Karsanov, quarantatreenne, negli Anni ’90 è stato per nove anni a Londra come consulente societario e per conseguire un master in Amministrazione d’azienda, prima di ritornare alle sue radici. Dopo aver occupato diversi posti nel governo locale, è stato incaricato di far rinascere il turismo nella regione; ha sviluppato una solida serie di obiettivi quattro anni prima dell’avvento del modello federalista. Una triste eredità ha come ritagliato un lavoro adatto a lui.

I peccati del passato

Nel 1999, una bomba nel centro commerciale di Vladikavkaz ha fatto 50 morti; nel 2010, nello stesso posto, un altro attacco ne ha fatti 19. I colpevoli sono stati presi e condannati, ma questi eventi, insieme alle atrocità di Beslan, hanno gravemente danneggiato l’immagine e la reputazione della Repubblica.

L’immagine non è l’unico problema: “Nel periodo sovietico questo era un luogo di transito per i turisti”, ricorda Karsanov, sterzando verso una valle in messo a cime incontaminate. “Al giorno d’oggi, quei luoghi che una volta erano visitati, come Georgia e Abkhazia, o sono divenute nazioni indipendenti oppure hanno perduto la loro popolarità. Dobbiamo essere una destinazione, una meta. Ed è difficilissimo.”

Ma il numero di visitatori è in crescendo. Vicino a un hotel a quattro stelle in costruzione, un gruppo di turisti di San Pietroburgo sta salendo a bordo di un autobus. “Siamo qui per sciare”, dice Alyona. “Finora ci siamo divertiti”.

Il piano di Karsanov è sviluppato su due fronti: costruire infrastrutture basilari come strade e impianti elettrici e idraulici attraverso sovvenzioni statali e offrire incentivi agli investitori per aprire hotel e altre attrazioni. “Le infrastrutture sono la parte costosa che dobbiamo gestire e curare da soli. Nessuno investirà in caso contrario”.

Il ministro conta inizialmente sull’appoggio dei tanti immigrati osseziani, che includono nomi come Valery Gazzaev, già allenatore della nazionale di calcio, e il direttore d’orchestra Valery Gergiev.

Rostislav Khortiev, cinquantenne uomo d’affari, ha già fatto il grande passo, tornando tre anni fa dalla Siberia per costruire un hotel da 2 milioni di euro a 90 chilometri circa da Vladikavkaz.

L’hotel darà lavoro a 35 persone, attirando turisti da tutta la Russia offrendo pacchetti su misura per chi vuole sciare o andare a pesca. “Il governo locale aiuta molto non essendo d’intralcio a ciò che sto facendo. Non ho pagato un centesimo in tangenti. Ma il governo centrale non ha ancora provveduto alle infrastrutture che aveva promesso. L’hotel sarà redditizio solo quando sarà completata la strada”.

Guidando per un’altra mezz’ora in direzione ovest, ci troviamo di fronte alle rovine di Tsemeti, villaggio di contadini del XIV secolo: un insieme di templi in pietra e strade arroccate in cima a una collina a poche centinaia di metri sopra il fondovalle. “Questo è un posto fantastico per fare un villaggio etnico per i turisti”, afferma Karsanov. “ La maggior parte di questi edifici in pietra è intatto e incontaminato. Voglio convincere un po’ di abitanti a trasferirsi qui stagionalmente, accogliere gli ospiti e allevare bestiame come si faceva centinaia di anni fa”.

Nel frattempo, il suo dipartimento lavora per far decollare l’eco-turismo esentando la regione da tasse e aprendo le porte a nuovi visitatori. “Ora come ora è solo un modo per permettere alla gente di guadagnare qualche soldo in più”, sottolinea Karsanov.

Piste da sci a livello mondiale

L’elemento più ambizioso del piano ruota intorno a Mamison, un impianto sciistico in costruzione da 800 milioni di euro, a due ore da Vladikavkaz. Il sito, una volta completato avrà più di 60 miglia di piste da sci ad altitudini diverse, da 1.900 a 3.300 metri.

“Sfortunatamente, ci sono ancora pochissimi impianti sciistici di un certo livello in Russia. Mamison darà la possibilità a ogni russo di essere in un resort a livello mondiale senza dover lasciare il Paese”, afferma Karsanov.

C’è molta competizione nel Caucaso settentrionale per avere una fetta della torta dei fondi statali. Mamison, tuttavia, è il più grande dei progetti approvati e riceverà finanziamenti per circa 500 milioni di euro.

Ad ogni modo, gli scettici predicono che l’impatto del programma sarà limitato. “Incrementare il turismo è un modo legittimo di far affluire denaro nell’economia locale e potenziale altri settori come quello edile, ma non aggiusterà le cose”, dice Nikolai Petrov, esperto di sicurezza al Carnegie Centre di Mosca. E la gente locale, quando si tratta di grandi progetti, ha bisogno di vedere per credere.

“Mi sembra tanto un’utopia”, dice Galina Gokashnavili, insegnante di Vladikavkaz. “Si parla di costruire cose come Mamison dagli Anni ’70, e ora abbiamo una cattiva reputazione. Potrebbe attrarre gente dai posti limitrofi, ma non da Mosca.”

“Quando la gente dà un’occhiata alla mappa e vede che siamo vicini a posti come la Cecenia, ci ripensa”, ammette Oleg Kalayev, vice-premier dell’Ossezia settentrionale. “Ma quando degli esperti occidentali hanno esaminato questo posto guardandolo dall’alto, in elicottero, hanno detto che ha delle grandi potenzialità”, aggiunge.

Oleg Karsanov crede che i Giochi Olimpici Invernali del 2014 aiuteranno. “Non solo metteranno in buona luce la Russia del sud, ma in tanti russi crescerà la voglia di sciare, come è successo negli altri Paesi. E questo porterà più turisti in questa terra”.

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