Mosca e Roma, alleanza strategica di fede

La Basilica di San Nicola a Bari. Foto AFP/East News

La Basilica di San Nicola a Bari. Foto AFP/East News

Il Patriarcato ortodosso invita la Chiesa cattolica a collaborare senza rivalità per il futuro della cristianità nel Terzo millennio.

La Chiesa Russa Ortodossa e la Chiesa cattolica di Roma dovrebbero smettere di considerarsi avversarie e iniziare invece a collaborare, soprattutto per quanto riguarda la difesa dei diritti dei cristiani. Questo è quanto ha dichiarato il capo del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne della Chiesa Russa Ortodossa, il metropolita Ilarion Alfeev, durante il suo intervento al IV congresso internazionale di Würzburg in Germania.

 

Anche quest'anno la Pasqua cattolica coincide con quella ortodossa. Monsignor Ilarion Alfeev ha raccontato come possono fare queste due grandi chiese a stabilire un'alleanza, senza nuocere né alla propria integrità né ai propri dogmi e principi.

 

“Gli ortodossi e i cattolici oggi dovrebbero smettere di considerarsi nemici e iniziare a collaborare per difendere i diritti dei cristiani. Abbiamo un campo in comune per svolgere la nostra funzione missionaria: l'Europa contemporanea, che sta perdendo le sue radici religiose, morali e culturali, ha dichiarato il metropolita Ilarion durante il suo intervento, sottolineando che è proprio dagli sforzi comuni di ortodossi e cattolici “che dipende il futuro della cristianità nel Terzo millennio”.

 

“L'idea di un'alleanza strategica coi cattolici, è una mia vecchia idea – ha poi commentato a margine -. Mi è venuta in mente quando i cattolici hanno eletto il nuovo Papa.Quello che propongo io è nella sua sostanza esattamente opposto all'uniatismo, che è un modo per avvicinare le due chiese sulla base di compromessi dottrinali.

 

“Dal nostro punto di vista – ha aggiunto -, la politica dell'uniatismo è stata un insuccesso totale, perché non solo non è riuscita ad avvicinare i cattolici e gli ortodossi, ma li ha addirittura allontanati ancora di più. Oggi sia i cattolici che gli ortodossi sono d'accordo sul fatto che l'uniatismo non può essere una strada verso l'unità.Io invece propongo, senza scendere ad alcun compromesso dottrinale, senza tentativi di livellare in modo artificiale quelle differenze che di fatto esistono tra noi nei dogmi, negli insegnamenti sulla Chiesa e sul primato nella Chiesa Universale, senza pretendere di risolvere tutti i problemi che esistono fra noi, di imparare ad agire come alleati, senza bisogno per questo di essere una Chiesa unica, senza avere un sistema amministrativo unitario, né la Piena Comunione e continuando a distinguerci in tutti i tratti che ci differenziano.

 

“Questo risulta essere di particolare importanza alla luce di tutte le sfide comuni che stanno di fronte sia agli ortodossi che ai cattolici. Sono prima di tutto le sfide poste dal mondo di coloro che si sono allontanati dalla chiesa, che oggi è nemico tanto dei cattolici quanto degli ortodossi, le sfide delle correnti più aggressive dell'Islam, la sfida della dissoluzione morale, della disgregazione della famiglia, del rifiuto della famiglia tradizionale da parte di molte persone che vivono in Paesi di tradizione cristiana, del liberalismo in ambito teologico e morale, che sta corrodendo la comunità cristiana dall'interno. E' a queste e a molte altre sfide che potremmo dare una risposta comune.

 

“Vorrei sottolineare ancora una volta che tra ortodossi e cattolici, come tutti sanno, esistono molte differenze nel campo della teologia, ma ci sono anche posizioni condivise per quanto riguarda le questioni morali e i temi sociali, che al giorno d'oggi non sono invece condivise da molti rappresentanti del protestantesimo liberale. E' per questo che un'azione comune è necessaria soprattutto fra cattolici e ortodossi, ed è questo che io chiamo alleanza strategica.

 

“La chiesa non è pronta a scendere a compromessi di nessun tipo. E io non sto invitando al compromesso, al contrario il mio invito è quello di impegnarsi per affermare le nostre posizioni, senza compromessi. Nell'ambito della Commissione per il dialogo teologico fra ortodossi e cattolici, la mia posizione è spesso la più dura. E di solito sono le delegazioni della Chiesa Russa Ortodossa a sollevare più obiezioni riguardo ai documenti che vengono redatti in tali sedi. Ci sono stati casi in cui siamo stati costretti ad abbandonare l'assemblea in segno di protesta. Ci opponiamo sempre in modo molto deciso a qualsiasi tentativo di livellare quelle differenze che di fatto esistono fra noi.

 

“Non abbiamo bisogno di compromessi – ha concluso -. Abbiamo bisogno di collaborazione e solidarietà. E in ambito della commissione teologica possiamo riflettere sulle differenze che ci contraddistinguono non per arrivare a un compromesso, ma per chiarire fino in fondo cos'è che ci distingue e cos'è che invece ci unisce. Può darsi che riflettendo in questo modo arriviamo a capire che per alcuni aspetti dottrinali siamo più vicini gli uni agli altri di quanto credessimo, e questo sarebbe davvero un passo di avvicinamento reciproco. Ma può anche andare diversamente: potremmo accorgerci di differenze che prima non avevamo notato.Il dialogo teologico deve seguire il suo corso, portando oppure no a determinati risultati. E la collaborazione costruita in modo sistematico, basata sulla comprensione che abbiamo davanti molti compiti e sfide comuni, deve svilupparsi in modo parallelo a tale dialogo.

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