Un pranzo spaziale, non solo nel menu

Foto: NASA

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Melanzane e ricotta con noci a lunga scadenza per digerire meglio la missione tra le stelle. Ma il vitto di un astronauta costa circa 15 mila rubli (350 euro) al giorno.

“La provincia di Mosca è il centro dello sviluppo del settore spaziale del Paese. E' da qui che è partita la conquista dello spazio”, ricorda Sergej Koshman, amministratore della provincia Leninskij, in una delle occasioni legate all'Anno della Cosmonautica Russa e al 50esimo anniversario del volo di Yuri Gagarin.

Ci troviamo in un posto unico in tutta la Russia: qui viene preparato il cibo per gli astronauti. L'Istituto di ricerca scientifica per la produzione dei concentrati alimentari e delle tecnologie alimentari speciali dell'Accademia Russa delle scienze agroalimentari si trova a Birjulevo.

Indossiamo camici e copricapi sterili monouso e veniamo invitati a entrare in un'ampia sala in mezzo alla quale è sistemato un tavolo con vasetti e sacchettini. Non hanno un aspetto molto appetitoso, ma le etichette incollate su di essi stimolano la fantasia: “Guvech”, “Zuppa kharciò”, “Risotto alle verdure”, “Crema di piselli”...

“Queste melanzane stufate ricordano piuttosto un dessert come gusto”, ci confida l'astronauta-collaudatore Sergej Moschenko. “Cos'è che è più buono in orbita? A quanto pare la ricotta. Prima di ogni viaggio gli astronauti fanno una degustazione per scegliere il menu. Ma alla fine tutti ordinano la ricotta con noci, marmellata di ribes e amarene”, svela il direttore dell'Istituto, il principale ingegnere dell'alimentazione spaziale, l'accademico Viktor Dobrovolskij.

Ad oggi il menu ufficiale dei cosmonauti conta 300 piatti. Nella lista sono inclusi i piatti il cui contenuto e confezionamento sono stati approvati dal Ministero della Difesa e dal governo. Il cibo a lunga scadenza è stato preparato per la prima volta nel 1937, per la spedizione di Ivan Papanin al Polo Nord. L'obiettivo era quello di creare un cibo che fosse altamente nutriente e ben digeribile. Inoltre gli alimenti dovevano contenere un determinato insieme di microelementi e una quantità minima di sostanze non assimilabili, dovevano conservarsi a lungo alla temperatura media ed essere pronti all'uso, senza che ci fosse bisogno di cuocerli in alcun modo o anche solo di scaldarli.

“Saremmo in grado anche di preparare gli approvvigionamenti per un'eventuale spedizione su Marte della durata di tre anni, - rivela Viktor Dobrovolskij. - I nostri prodotti sono progettati per durare a lungo: le conserve fino a tre anni, il pane dodici mesi”.

Agli alimenti non vengono aggiunti conservanti. A differenza della tecnologia americana, quella usata qui permette di avere alimenti naturali mantenendo il 90% delle sostanze nutritive. Questo risultato viene raggiunto grazie al processo di sublimazione. “Compriamo alimenti normali, li sistemiamo su un vassoio e li congeliamo a una temperatura di 50-60 gradi sottozero, dopo di che li essicchiamo sottovuoto a una temperatura di 70 gradi centigradi, - spiega Dobrovolskij. -Con questo tipo di lavorazione il ghiaccio invece di trasformarsi in acqua evapora direttamente e questo ci permette di mantenere il massimo delle sostanze nutritive. E poi c'è la confezione, nella quale è contenuto un liquido apposta che si miscela con l'alimento al momento dell'apertura che lo fa rinvenire e poi viene utilizzata come piatto”.

Ora, grazie alla tecnologia dell'essiccazione per sublimazione, vengono mandate in orbita carne di maiale e manzo, fragole e frittelle di patate, pasticcini ecc. I primi cosmonauti, che effettuavano voli di breve durata si nutrivano, invece, attraverso dei tubi. Dall'inizio degli Anni '60 fino alla fine degli Anni '70, non esisteva confezione migliore. A differenza delle scatole di latta terrestri, infatti, i tubi utilizzati nello spazio erano di alluminio, un materiale che permetteva una migliore conservazione del cibo.

Gli alimenti liofilizzati sono arrivati solo nel 1982. Fu allora che la razione spaziale venne sostituita da zuppe, carne, frutta e cereali terrestri. “Quando volano equipaggi misti, ad esempio russi e americani, il cibo vine preparato a seconda delle preferenze nazionali. Però anche gli americani hanno provato i nostri prodotti e a volte anche loro ordinano, ad esempio il bortsch, - continua Dobrovolskij. - Lo prepariamo secondo la ricetta tradizionale e poi lo liofilizziamo. Gli astronauti devono solo aggiungere l'acqua calda nel sacchetto al momento dell'apertura”.

Il pasto viene completato anche da pane di diversi tipi, con le spezie, bianco e integrale. La misura di una pagnotta è quella da mangiare in un boccone, perché se mordendola si creassero delle briciole, in assenza di gravità si metterebbero a volare per tutto l'abitacolo. Il pane per gli astronauti viene preparato in un panificio sperimentale, mentre i formaggi provengono dagli stabilimenti caseari moscoviti. I pasti vengono preparati in modo tale che il menu degli astronauti non si ripeta per 8 giorni, ma si stanno cercando dei metodi per riuscire a far raddoppiare quest'intervallo.

L'alcool a bordo è ufficialmente vietato. Anche se negli Anni '70 venivano portate in orbita anche le bevande alcoliche tra cui il cognac. Tuttavia gli esperti hanno in seguito deciso di eliminare questa pratica: la presenza di alcool etilico in uno spazio chiuso poteva provocare dei fenomeni di combustione a bordo.

Il cibo spaziale non è a buon mercato. Il costo della sua preparazione è quasi raddoppiato. Se nel 2009 un astronauta consumava circa 11 mila rubli (300 euro) di pasti al giorno, adesso la razione quotidiana ha raggiunto i 15 mila rubli (circa 350 euro). L'aumento è dovuto all'inflazione, all'aumento dei prezzi delle materie prime e alla crescita dei costi per le analisi. Senza contare che il prezzo è calcolato escludendo i costi di trasporto fino alla Stazione Spaziale Internazionale, che si aggirano intorno ai 10 mila dollari (7 mila euro). Tuttavia queste cifre sembrano subito insignificanti se confrontate a tutto quello che il nostro Paese può guadagnare dalla conquista dello spazio.

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