Il Nabucco di Verdi acclamato a San Pietroburgo

Foto: mariinsky.ru

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Il coro e l'orchestra del Teatro dell’Opera di Roma si sono esibiti per l’Anno di interscambio culturale tra i due Paesi. La sorpresa degli interpreti di origine russa.

Con una standing ovation il pubblico ha accolto il coro e l'orchestra del Teatro dell'Opera di Roma, che ha portato al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo il “Nabucco” di Verdi. L'esecuzione di quest'opera, che regalò agli italiani il loro inno non ufficiale, l'aria corale di Va' pensiero, ha aperto in modo trionfale l'Anno dell'Italia in Russia.

Questa volta al Mariinskij, non c'è stato bisogno dei soliti discorsi solenni. La musica di Verdi parla da sé, dicendo tutto quello che è necessario dire in rappresentanza del popolo italiano.

Il magnifico affresco pieno di pathos del coro, “fatto di fango e d'oro, di bile e sangue”, come scrisse a proposito del “Nabucco” George Bizet, col suo stratificarsi di arie patetiche, prendeva corpo nel qui ed ora, in tutto il suo trionfo sonoro. Anche se l'opera è stata eseguita dagli artisti di Roma nella sua versione da concerto e non in forma scenica.

Riccardo Muti non è potuto venire, per motivi di salute. Ed è stato un vero peccato: non più di due settimane fa aveva diretto in modo splendido la prima del “Nabucco” al Teatro dell'Opera di Roma. Quello era un giorno speciale per gli italiani: il 17 marzo erano passati 150 anni dalla prima riunione dell'Assemblea Nazionale dell'Italia unita (di cui faceva parte anche lo stesso Giuseppe Verdi) e la prima romana era appunto dedicata a questo importante anniversario. Il coro di Va' pensiero, che durante il Risorgimento italiano fu adottato come inno dai combattenti per la libertà, a Roma è stato eseguito due volte.

La commovente manifestazione del legame spirituale creato dalla musica di Verdi si è ripetuta dopo due settimane a San Pietroburgo. Sulla scena del Teatro Mariinskij, dove il “Nabucco” venne rappresentato per la prima volta nel 1851, gli ospiti italiani hanno cantato con lo stesso entusiasmo e passione con cui hanno cantato in patria. Resistere al loro impeto ispiratore era impossibile. Un primo bis del coro di Va' pensiero è stato concesso sulle pressanti richieste del pubblico, si è ripetuto ancora durante il terzo atto, e alla fine del concerto ha risuonato ancora una volta. Solo che a San Pietroburgo in pochi si sono uniti al canto: nessuno conosceva le parole.

Dappertutto nel “Nabucco” Verdi gioca sul contrasto tra il timbro delle due voci femminili, soprano e mezzosoprano drammatico. Le parti dei sacerdoti, e di altri rappresentanti del clero, invece, vengono quasi sempre affidate ai bassi. Nel “Nabucco” ad esempio, la parte del gran pontefice Zaccaria è scritta appositamente per un basso. Nella troupe di cantanti dell'Opera di Roma non manca un basso degno del ruolo: Dmitrij Beloselskij, tenetevi a mente il suo nome. La sua interpretazione è stata la scoperta più interessante della serata al Mariinskij.

Il cast internazionale dell'Opera Nazionale

 

Nell'esecuzione in forma di concerto portata al Mariinskij si è esibito praticamente lo stesso cast internazionale che aveva cantato alla prima romana. Solo uno dei solisti è stato sostituito: al posto dell'autorevole Giovanni Meoni, la parte del re Nabucodonosor è stata cantata dal baritono uruguaiano Dario Solari.

Il migliore di tutti, però, è stato il basso russo-ucraino Dmitrij Beloselskij, che è entrato di recente a fare parte della troupe del Teatro Bolshoj. I capelli chiari, le proporzioni statuarie, i tratti regolari del viso e il modo di fare maestoso di Beloselskij hanno catalizzato l'attenzione del pubblico. Quasi un basso profondo, dal timbro vellutato, grave e nobile, con un registro inferiore solido ed esteso. Ha cantato in modo convincente tutte e tre le sue arie, inclusa la famosa “Profezia di Zaccaria”. Beloselskij è stato una felice scoperta per l'Opera di Roma.

Il luminoso, suggestivo e penetrante soprano di Erica Grimaldi (nel ruolo di Anna) è stata un'altra piacevole scoperta della serata. Nel suo ruolo di secondo piano, appariva lo stesso vincente e più brillante rispetto alla turca Ezga Kutlu, che ha cantato tra l'altro in modo gradevolissimo la parte di Fenena, e all'Abigaille della focosa Victoria Chenska, col suo imponente, seppur con lievi oscillazioni, soprano drammatico.

Il tesoro più prezioso dell'esecuzione in forma di concerto del “Nabucco” è stato però certamente il coro dell'Opera di Roma. Era da tempo che non si sentiva un coro così potente, compatto e preciso nelle sue volute polifoniche, con uno stile in cui l'affettazione e l'elevata pateticità sono caratteristiche coltivate con cura. E' questo il maggior pregio degli italiani: non hanno paura di proporre un'interpretazione a effetto, in cui la teatralità è perseguita in modo consapevole. I contrasti estremi nelle sonorità, il continuo gioco di un pianissimo infinitamente dolce e di un fortissimo che monta all'improvviso, fanno della loro un'esecuzione davvero entusiasmante.

Sui versi “Cadran, cadranno i perfidi come locuste al suolo” il suono del coro si è abbattuto come il rombo di una cascata, sollevandosi in un'onda subito dopo la delicatezza dell' “O, mia Patria”. Per questi istanti di trionfo corale bisogna rendere un omaggio particolare al maestro del coro Roberto Gabbiani.

Al comando dell'orchestra dell'opera di Roma c'era Nicola Paszkowski, all'altezza delle aspettative. Muti l'aveva notato già nel 2009, al Festival di Ravenna, e lo aveva invitato a partecipare all'allestimento del “Trovatore”. Il modo di fare di Paszkowski è di un'autorevolezza ipertrofica, e ha una sicurezza, quasi dispotica, che piace anche a Muti, che non è certo un direttore mansueto o privo di conflitti. Paszkowski ha appena iniziato a inserirsi tra le prime file della elite mondiale dei direttori d'orchestra. La sua carriera fino ad oggi si è sviluppata quasi solo entro i confini dell'Italia. Tuttavia, a giudicare dal carisma e dal gesto dotato di una precisione da tiratore scelto, sembra avere davanti a sé un futuro brillante. Non è un caso che Krzysztof Penderecki l'abbia invitato al concerto di apertura del Beethoven Festival a Varsavia.

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