E l’arte torna nel mirino degli stranieri

Foto: AFP/East News

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Le grandi case d’asta, come Sotheby’s e Christie’s, hanno avviato sessioni specifiche sulla Federazione mostrando di credere nella qualità dell’arte russa.

Il mercato russo dell’arte cresce, anche se per il momento soprattutto grazie all’iniziativa degli investitori internazionali. Così la vera sfida ora diventa di far sviluppare un mercato interno di collezionisti competenti.

È sicuramente apprezzabile che un numero crescente di opere d’arte russe sia iniziato a transitare sulle principali aste internazionali. Ma è molto più evidente come, in realtà, siano gli intermediari dei beni artistici ad avere intuito quanto il mercato russo sia interessante. Anche dal punto di vista di quell’interesse culturale frenato dalla storia, almeno fino a qualche decennio fa.

Attualmente la domanda rilevante di beni artistici in Russia è espressa dalla nuova generazione di collezionisti. Ma è attesa in forte crescita grazie alla realizzazione di programmi museali e di strategie di valorizzazione pubblica del comparto. L’obiettivo è far avvicinare nuovi soggetti maggiormente stuzzicati dalle potenzialità dell’arte russa, ma non intrappolati nel provincialismo sovietico.

La difficoltà di disporre di adeguate informazioni di mercato è, generalmente, connaturata al prodotto artistico che, per molti versi, può essere considerato un bene del tutto singolare nella produzione, nella fruizione e, molto spesso, nella sua stessa definizione. Non esistono, infatti, stime adeguatamente sostenute da dati di mercato sulla dimensione economica del mercato artistico in Russia. Soprattutto per quanto riguarda la componente privata. Tuttavia, è utile ricordare come, per esempio, in Italia, dove la domanda culturale è elevata, le aste intercettano poco più del 2% del valore complessivo dei beni artistici sul commercio mondiale. Si può dunque immaginare come la quota intercettata dal mercato russo sia al momento ancora più esigua, ma in attesa di crescere vista la decisione di aprire la sessione “Russian art week” da parte delle due più importanti case d’asta del mondo, ovvero Sotheby’s e Christie’s.

A questo interesse concreto manifestato nei confronti dei facoltosi collezionisti russi, si aggiunge un interesse pubblico nei confronti della giovane arte russa che sta spingendo la pubblica amministrazione a vario livello a sostenere l’apertura di iniziative museali sul territorio con alcune peculiarità di grande rilievo per questo, come per altri mercati: la continuità di progetto, utile per favorire una sensibilizzazione graduale, anziché iniziative spot, e soprattutto con soldi “veri”, utili per dare fiducia agli artisti e a chi li ospita.

Fino ad ora, comunque, il mercato dell’arte russa non è mai realmente esploso (raggiungendo quindi dimensioni paragonabili ai paesi occidentali e in linea con il valore della produzione locale), quand’anche si considerasse ri-emergente da ormai parecchi anni, ma i riflettori sono puntati verso una domanda culturale crescente, che - compatibilmente con un’auspicabile riduzione delle diseguaglianze economiche - comporterà un notevole afflusso di nuovi collezionisti sul mercato internazionale e l’affacciarsi delle famiglie sul mercato domestico, dove ancora risulta rilevante il valore, o il peso, dello status symbol.

Un dato certo è che l’arte russa non è mai stata tanto sotto gli occhi dei riflettori come avviene oggi, in un contesto che è alla continua ricerca di mercati emergenti e di nuovi investitori-collezionisti in grado di contenere la perdita di liquidità causata dalla crisi economica, ma in Russia si registra un maggiore fermento nella domanda piuttosto che nell’offerta di beni artistici.

Da tempo, le ricerche e l’attenzione di studiosi, da un lato, e le gallerie e gli artisti, dall’altro, hanno accentuato il valore dell’immenso patrimonio artistico russo che, rimasto per quasi un secolo sepolto dalla dittatura sovietica, è stato valorizzato grazie agli ingenti afflussi di capitali a seguito della trasformazione avvenuta nell’ex impero sovietico.

Oggi, la straordinarietà della stagione russa è probabilmente la conseguenza di un’attenzione pubblica, soprattutto rivolta a quei giovani artisti contemporanei ancora “snobbati” dai collezionisti connazionali che, in linea con i comportamenti degli operatori internazionali su tutti i segmenti di mercato, preferiscono acquisire autori consolidati e opere che sono già riconosciute dal mercato.

In ogni caso, se sul piano della domanda c’è fermento, su quello dell’offerta, al di là dell’intervento pubblico, il mercato sembra non essere arrivato. Né in Russia, né in Italia. Sono limitate le gallerie “frequentate” a Mosca, sono modeste le gallerie specializzate nella “russian art”.

L’Anno culturale italo-russo, che ha preso il via lo scorso mese, è anche l’occasione per capire se quanto accaduto alle arti nell’ex Unione Sovietica potrà costituire un fattore per far crescere l’interesse del mercato da un punto di vista sia nazionale che internazionale.

L’attenzione dei media aiuterà in tal senso a sensibilizzare i cittadini italiani e il riscontro sarà un indicatore di grande rilievo per gli operatori di tutto il settore.

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