Ingresso degli stranieri: alla Duma le nuove norme

Una seduta del parlamento russo. Foto: Itar-Tass

Una seduta del parlamento russo. Foto: Itar-Tass

Le nuove regole discusse in parlamento. Si va verso lo snellimento delle procedure. L’Ue ha richiesto di eliminare l’obbligo di registrazione per soggiorni inferiori a una settimana.

Agli stranieri che arrivano in Russia per brevi soggiorni potrebbe presto non essere più richiesto di registrarsi presso le autorità.

 

La legislazione, attualmente in discussione alla Duma di Stato, prevede infatti la necessità di registrarsi solo se il soggiorno è più lungo di sette giorni lavorativi. L’emendamento mira anche ad abolire una norma secondo cui gli stranieri devono registrarsi con il loro indirizzo di casa. « Sono cautamente ottimista sulla possibilità di risolvere questo problema entro poche settimane», ha dichiarato Frank Schauff, Ceo dell’Associazione delle imprese europee. Tale norma, entrata in vigore il 15 febbraio, ha causato le lamentele delle imprese straniere perché obbliga i proprietari privati ​a registrare gli inquilini stranieri ogni volta che ritornano da viaggi all’estero.

 

Con la modifica proposta, le norme dovrebbero tornare allo status quo precedente, che prevedeva che gli stranieri fossero registrati sotto gli indirizzi dei loro datori di lavoro.

 

I deputati della Duma hanno approvato l’emendamento in prima lettura il 25 febbraio, attribuendogli efficacia retroattiva. «Considerando quanto velocemente hanno agito i deputati, mi aspetto che le modifiche diventino legge molto presto», ha detto Valery Fedoreyev, giuslavorista di Baker & McKenzie. L’Ue chiede che l’obbligo di registrazione venga eliminato se i russi si vedranno garantire l’esenzione dal visto per andare in Europa.

 

Intanto resta aperto il fronte delle tariffe sugli articoli casalinghi degli espatriati. Il direttore della Camera di Commercio Michael Harms ha inviato una lettera al vice-premier Igor Shuvalov lamentando la mancata abolizione, nonostante le promesse da parte del governo. I quattro euro per ogni chilo, introdotti la scorsa estate, portano puntualmente a un peso di diverse decine di migliaia di euro, aumentando notevolmente il costo del trasferimento in Russia.

 

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