Il mito Gagarin 50 anni dopo la sua missione

Foto Itar-Tass

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L’epoca della competizione con gli Stati Uniti è stata superata con la fine della Guerra Fredda. E oggi i viaggi nello spazio tornano tra le priorità della Federazione.

Cinquant’anni fa il 12 aprile, al grido travolgente di “Andiamo!”, il cosmonauta Yuri Gagarin fu catapultato in cielo su una navicella sovietica diventando il primo uomo nello spazio.

 

Spinto dalla ricerca dell’Unione Sovietica di affermare la propria superiorità tecnica rispetto agli Stati Uniti, il volo di Gagarin divenne uno dei risultati più significativi del ventesimo secolo. Questa incursione nei cieli ha ispirato milioni di persone in tutto il mondo. E ha segnato un punto a favore dell’Urss nella Guerra Fredda con gli Stati Uniti, non esplicitamente orientato verso la distruzione reciproca.

 

«Nè uno psicologo, nè un politico potevano prevedere quale effetto il volo di Gagarin avrebbe avuto sul mondo», dice a Russia Oggi Alexei Leonov, un altro membro della squadra originale dei 20 cosmonauti sovietici. «E’ stata la più bella gara del genere umano mai messa in scena; ognuno poteva costruire la miglior navicella spaziale o il miglior razzo pilotato. Ma nessuno ne soffriva».

 

Per oltre due decenni le due superpotenze hanno schierato le une contro le altre le loro migliori menti ingegneristiche. Lo sbarco americano sulla Luna, avvenuto nel luglio 1969 ha eclissato tutti gli altri risultati, ma è stata l’Unione Sovietica che in generale ha condotto la gara negli anni precedenti e anche dopo. L’esplorazione dello spazio è diventata sempre più cooperativa dopo la fine della Guerra Fredda e, in particolare, dopo l’accordo tra 18 paesi, tra cui Russia e Stati Uniti, che ha dato vita alla Stazione Spaziale Internazionale (Iss).

 

Gagarin, morto in un incidente aereo nel 1968, resta un’icona: in un recente sondaggio, il 35% dei russi ha indicato la sua figura come un modello da imitare. «Lo spazio rimarrà sempre una nostra priorità: questa è la nostra posizione ufficiale di Stato», ha detto il presidente Dmitri Medvedev all’equipaggio della Iss in un collegamento radio.

 

Da un punto di vista puramente finanziario, i 13 miliardi di euro di bilancio annuale della Russia per lo spazio non possono competere con i quasi 19 miliardi di dollari della Nasa.

 

La Russia, comunque, è leader mondiale nel lancio dei satelliti. Mentre l’agenzia statunitense ha visto le sue speranze di missione su Marte e sulla Luna ridimensionate dall’amministrazione Obama, la Russia continua a coltivare i suoi piani a lungo termine. Nel frattempo, entrambi i paesi stanno tenendo d’occhio la Cina e l’India, che a loro volta perseguono ambizioni cosmiche.

 

Dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, Mosca e Washington hanno unito le risorse nelle missioni per la stazione spaziale russa Mir, che dopo 15 anni di attività è stato dismessa nel 2001.

 

Nel frattempo, il montaggio della Stazione Spaziale Internazionale (Iss) era iniziato nel 1998 e il complesso definitivo dispone ora di 14 moduli pressurizzati. Più di 500 uomini e donne provenienti da 38 paesi hanno volato nello spazio, ma la Iss da sola dovrebbe costare più di 100 miliardi di dollari in 15 anni. Infatti l’esplorazione dello spazio rimane un’attività costosa e anche pericolosa, in cui nell’arco di 50 anni hanno perso la vita dalle 300 alle 400 persone.

 

Dopo 30 anni di servizio e 135 lanci, la flotta di shuttle della Nasa ha completato l’ultima missione verso la Iss il mese scorso. Quando le navette andranno in pensione entro la fine dell’anno, la stazione spaziale Iss dipenderà da piccole navicelle russe per il traghettamento di equipaggi e rifornimenti fino a quando non sarà prodotto un nuovo taxi spaziale degli Usa. «Il futuro è nella cooperazione», ha assicurato Anatoly Perminov, capo della missione spaziale russa: «L’esplorazione spaziale nel futuro significherà impianti industriali automatizzati per l’estrazione e la lavorazione dei minerali sui satelliti del nostro sistema solare; questo significa centrali elettriche che alimentano l’industria spaziale così come la Terra». Mezzo secolo dopo, Gagarin avrebbe sicuramente applaudito un così nobile obiettivo. «In orbita sull’astronave attorno alla Terra, mi sono reso conto di quanto è bello il nostro pianeta», è stato il suo commento dopo l’atterraggio. «Gente, cerchiamo di preservare e accrescere questa bellezza, non di distruggerla».

 

 


Il ricordo: “Yuri era il migliore”

Aleksej Leonov, membro della prima squadra di cosmonauti e primo uomo a uscire nello spazio aperto durante il volo della navicella Voskhod-2 tra il 18 e il 19 marzo 1965, nel suo dialogo con Russia Oggi ricorda: « Nessuno psicologo e nessun politico avrebbero mai potuto prevedere quali sarebbero state le conseguenze mondiali del volo di Gagarin. Nessuno pensò che il suo nome sarebbe diventato il più famoso della storia dell’umanità. Ma quando chiedevano a noi cosmonauti della prima squadra chi fosse il più degno di compiere il primo volo, indicavamo lui”

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