Papà in affitto per un giorno

Foto: Legion-Media

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La storia di Vladimir, che per mille euro al mese viene assunto come genitore. Un fenomeno in ascesa a Mosca, gestito da agenzie di lavoro, ma che non tutte le mamme single possono permettersi.

Cambiano i tempi e anche i mestieri. Quello di genitori è senz’altro il più difficile, ma ora c’è chi lo fa, al posto di quelli naturali, come fosse un lavoro qualsiasi. Con tanto di busta paga mensile e tariffa oraria. Vladimir ha 35 anni e ha conosciuto Irina, la madre di Dima, in un lussuoso ristorante di Mosca dove lavora come addetto alla sicurezza. Irina gli ha proposto di fare da padre a suo figlio, assicurandogli che il servizio sarebbe stato ben remunerato. In quel momento, Vladimir si trovava in ristrettezze economiche e ha accettato la proposta.

Dima, un bambino di 5 anni, era ormai abituato a vivere senza un papà; il suo non lo aveva mai conosciuto. Sua madre gli aveva detto che era una spia che lavorava a Cuba e che non poteva scrivere al figlio né chiamarlo. Ma a un certo punto è piombato in casa Vladimir: “Ecco il ritorno di papà”, hanno fatto credere a Dima.

“Non mi piacciono i bambini - confessa Vladimir -. Non ho figli e non so se mai ne avrò, ma mi servivano i soldi ed ero disposto a fare qualsiasi cosa per procurarmeli”. “Ricordo – aggiunge - che quando ho conosciuto Dima eravamo al parco tutti e tre insieme. Io gli raccontavo, o meglio, inventavo alcune storie sugli edifici che vedevamo. Lui era ipnotizzato. Poi siamo andati a mangiare in un ristorante. A tavola ci tiravamo i chicchi d’uva e il piccolo si divertiva da morire: cercava di imitare tutto quello che facevo, semplicemente perché glielo stava insegnando il suo papà, come mi chiamava”.

Un’esperienza davvero positiva per il genitore a ore. “Mi sono sorpreso ancora di più – racconta Vladimir - quando l’ho messo a letto la prima sera e lui mi ha abbracciato dicendo: Sei il papà migliore del mondo, molto meglio di quello di Serjozhka.”

Ma come si è arrivati a questo punto? Irina era disperata, perché suo figlio diventava ogni giorno più ribelle; lei assecondava ogni suo capriccio e lui non conosceva i “no” e cresceva come un tiranno, rinchiudendo nel bagno la bambinaia. Sono state, allora, le sue amiche a consigliarle di prendere un padre in affitto per cambiare la situazione. E Irina si è convinta che solo un uomo sarebbe stato capace di aiutarla a crescere la sua piccola peste.

Vladimir non ha disatteso le aspettative. Ogni giorno si alzava alle sei di mattina per essere a casa di questo figlio acquisito alle sette. Lo svegliava, gli preparava la colazione, poi andava a lavorare e tornava da lui la sera. Un giorno ha deciso di far lavare a Dima la faccia con l’acqua fredda. “Così fanno gli uomini,” diceva poi fiero il piccolo che da allora si lava il viso con l’acqua quasi gelata, mentre fino a poco tempo fa la madre lo doveva portare in bagno con la forza. Così sono passati quattro mesi.

“Ho iniziato a sentirmi stanco - confessa Vladimir -. Irina mi dava mille euro al mese e i soldi mi facevano molto comodo, ma il bambino prosciugava le mie forze. L’ho detto a Irina, ma ovviamente lei non voleva che me ne andassi. Era molto contenta del mio lavoro: il bambino era cambiato parecchio, raccoglieva i suoi giocattoli, ubbidiva alla madre e addirittura aveva iniziato a studiare inglese”.

Ma una soluzione bisognava trovarla: Vladimir chiedeva le dimissioni dall’impiego di papà con sempre più insistenza. “Un giorno – racconta - abbiamo chiamato Dima e gli abbiamo detto che dovevo tornare a Cuba. Mi ha chiesto quanto tempo ci sarei rimasto e io gli ho risposto due o tre anni. Lui, poverino, si è arrabbiato, e mi ha detto che non avrebbe mai fatto la spia, perché in quel caso avrebbe dovuto abbandonare la famiglia”.

Ottenuto il licenziamento, Vladimir sostiene che per lui è stato solo un lavoro e che cercava di farlo in modo tale che il bambino non scoprisse l’inganno. Tuttavia, un mese dopo si è recato al parco giochi di nascosto per vedere giocare il bambino. E ogni tanto continua a fargli visita senza che Dima se ne accorga.

 

Un’attività redditizia

Irina non è la prima né l’unica mamma che affitta un padre per suo figlio. A Mosca e in altre città russe esistono agenzie che tra gli altri servizi di tipo domestico (donne delle pulizie, cuochi, autisti, addetti alla sicurezza, segretari, ecc.) offrono quello del “papà della domenica” o del “papà in affitto”.

Nella capitale russa affittare un padre costa circa 500 rubli (15 euro) all’ora e tra i 4000 e i 6000 rubli (100-150 euro) al giorno. In provincia le tariffe sono inferiori. La maggior parte dei candidati all’impiego sono uomini tra i 35 e i 40 anni, di solito psicologi di professione o ex militari. Perché i militari? Come ci hanno raccontato nell’agenzia di Mosca “Le luci della capitale”, le madri che offrono questo posto di lavoro li considerano più affidabili e li preferiscono agli uomini che svolgono altre professioni. Se si propone loro di scegliere tra un ingegnere e un medico, spesso chiedono: non avete un militare?

Il lavoro dei “papà della domenica” è diverso da caso a caso. A volte l’impegno è per il fine settimana, per giocare con il bambino, portarlo al cinema, aiutarlo nei compiti, fare un giro in campagna, al parco, ecc. Altri papà vengono affittati a tempo pieno e lavorano anche durante la settimana: portano i bambini a scuola, a passeggiare o stanno a casa con loro la sera.

Psicologi, pedagoghi e altri esperti hanno pareri discordanti sul fenomeno. Per alcuni si rischia di scatenare qualcosa di grave all’interno della società se si ricorre a questo tipo di servizi. Ma la domanda chiave è: che effetti possono avere esperimenti di questo genere sui bambini? Gli psicologi, che condividono questa iniziativa, ribadiscono che il rapporto con la figura maschile, anche se si tratta di un babysitter che va a casa solo nel fine settimana, è un’esperienza molto positiva e importante per qualsiasi bimbo che viva lontano dal padre naturale.

Altri, invece, assicurano che questo tipo di relazione può provocare un trauma psicologico molto serio nei bambini, soprattutto se si fa credere loro che il babysitter è il vero padre. Diciamo che Dima è stato traumatizzato in maniera piuttosto crudele perlomeno due volte: quando ha visto il finto padre per la prima volta e quando lo ha salutato per sempre. L’aspetto peggiore di tutta questa storia è che non si sa se Vladimir sarà il suo ultimo “papà” o se col tempo ne arriveranno degli altri.

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