Caro ambulante, amico mio

Foto Itar-Tass

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I chioschi per le strade di Mosca rappresentano quasi un monumento nazionale ma sono in via di estinzione.

E' da tempo ormai che seguo le alterne vicende dei chioschi di Mosca. La loro esistenza è stata precaria per anni e, dopo ogni decreto che sanciva la loro chiusura, mi precipitavo a controllare ogni stradina dietro alla mia stazione del metro, sperando che quelle promesse fossero solo parole vuote. E di solito lo erano. Adesso, tuttavia, sembra che la fine sia davvero vicina per la cultura moscovita dei chioschi. Il Moscow Times, infatti, riporta una notizia secondo la quale il sindaco Mikhail Sobjanin avrebbe licenziato il capo del mio distretto amministrativo di Mosca, il Presnensky, proprio per le violazioni riguardo ai chioschi. Ho iniziato a cercare freneticamente su Google Earth per accertarmi che i chioschi dietro alla fermata della metro Krasnopresnenskaja fossero ancora al loro posto. Mi è sembrato che ci fossero, ma era molto buio.

Imparare a scegliere i chioschi giusti dove fare acquisti è stata un'esperienza fondamentale della mia vita a Mosca. Ascoltando quello che dicevano le persone in fila al Kroshka Kartoshka, ho imparato che sapere quello che bisogna dire e sapere come bisogna dirlo sono due cose molto diverse. Dalla burbera signora che gestiva il chiosco della frutta ho imparato che i venditori di strada saranno tuoi amici (e sarà più difficile che ti rifilino le banane ammaccate) se gli dai i soldi contati. E le tre donne, Zhenja, Ira e Lena, che lavoravano al nostro Teremok, erano tra le mie migliori amiche in Russia. Hanno visto le mie bambine crescere da marmocchiette che rosicchiavano il loro blin in bianco, fino a bambine capaci di ordinare la propria farcitura in russo perfetto, senza accento. Forse lo devo a loro se la prima parola di mia figlia è stata “prosciutto”, dato che “prosciutto e formaggio” è il ripieno del suo blin preferito. Ho pianto mentre raccontavo alle tre venditrici che stavamo per andarcene da Mosca.

Certo Sobjanin ha anche le sue valide ragioni. Una delle principali è che i chioschi non rispondono alle norme sanitarie, e non sono sicura che riuscirei a contraddirlo più di tanto. Ammetto che i blin erano leggermente migliori al ristorante Teremok sulla Piazza Rossa, o in quello del centro commerciale Evropeiskij; non ho mai ordinato patate con condimenti a base di maionese al Kroshka Kartoshka in estate e ho avuto anch'io la mia buona dose di shaverma (kebab) poco cotto. Detto questo, anche i controlli ordinati da Sobjanin hanno rilevato appena un 10% di chioschi che commettevano effettivamente delle violazioni.

Il sindaco ha detto anche che i chioschi intralciano il traffico dei pedoni diretto alle stazioni della metropolitana, e questo è sicuramente vero, ma bisogna pensare anche a quanto saranno tristi ora tutti quei pedoni che non riescono a bersi al volo la loro tazza di caffè (va bene, di birra) prima di immergersi nella metropolitana per andare a lavorare.

Una delle motivazioni del sindaco precedente, Yuri Luzhkov, contro i chioschi di alimentari era che nei Paesi civilizzati non esistevano. Ma, in occasione di un viaggio a Helsinki per prendere il visto, ho comprato una patata in un chiosco del porto; New York è famosa per i chioschi degli hot-dog e a Washington ci sono furgoni ambulanti che girano per la città durante l'orario del pranzo, facendo sapere la loro posizione tramite Twitter. Per quanto mi riguarda, trovavo molto più comodo sapere esattamente dove potevo comprare il mio blin ogni giorno e chi me l'avrebbe venduto.

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