Il Museo del Prado si trasferisce a San Pietroburgo

Foto PhotoXPress

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Importanti opere da Madrid in mostra all’Ermitage fino a maggio, nell’Anno di interscambio culturale Spagna-Russia.

Nel mondo è possibile trovare una decina almeno di musei molto ricchi. E i principali inquilini dell'Olimpo dei musei rimangono sempre le gallerie delle famiglie reali; Louvre di Parigi, El Prado di Madrid, l’Ermitage di San Pietroburgo, per rendere l’idea. E l’occasione che si presenta sulle sponde della Neva, nell’Anno di interscambio culturale Spagna-Russia, è proprio da non perdere.

Nella mostra all'Ermitage di San Pietroburgo sono esposti, dal 26 febbraio al 29 maggio, 66 capolavori provenienti dal Museo del Prado di Madrid. Ritratti di gala, scene religiose e mitologiche, nature morte. E per fare giusto qualche nome, parliamo di Tiziano, Raffaello, Bosch, Velàzquez, Rubens, Goya, Mengs, Zurbaràn, El Greco: gli attori principali dell'arte europea, che prestarono servizio presso una delle monarchie più potenti del vecchio continente. Un regalo fantastico che inaugura l'anno Spagna-Russia, in attesa che El Prado riceva in autunno dall'Ermitage una collezione simile di capisaldi della pittura.


In entrambi gli eventi, i curatori sottolineano il fatto che le mostre parlano non solo delle opere d'arte, ma anche delle persone che le hanno collezionate. I capolavori del Prado sono pronti a raccontare dei maestri che Isabella di Castiglia portò con sé dalle Fiandre e da Reval (la moderna Tallinn); dell'imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V, il quale praticamente monopolizzò Tiziano; del fanatico cattolico Filippo II, che alimentò la propria ispirazione artistica con i soleggiati affreschi italiani e le fantasie oscure di Bosch; e ancora, dell'anacoreta spagnolo Filippo IV, i cui sudditi sapevano benissimo che per un bel dipinto il loro signore era pronto a coprirli di benevolenza e sotto il tetto del quale Velazquez visse per più di 40 anni; dell'infelice epilettico Carlo II, ultimo sovrano della dinastia degli Asburgo, che rimase nella storia del Prado per aver acquistato le tele migliori del Secolo d'Oro spagnolo...

Una volta preso il posto degli Asburgo, i Borboni ospiteranno nella loro corte nomi e gusti francesi; presso la corona di Spagna però continueranno a brillare stelle internazionali del calibro di Anton Raphael Mengs e Giovanni Battista Tiepolo, per non parlare del non plus ultra della scuola spagnola Francisco de Goya, 40 anni di servizio, appunto, presso i reali iberici.


El Prado, definito giustamente da Téophile Gautier “un museo di pittori più che un museo di dipinti”, è in grado di raccontare una moltitudine di storie. La più avvincente di queste è la catena infinita di citazioni e giochi associativi che ha interessato quasi tutti i maggiori maestri che hanno visitato Madrid: da Velazquez con il suo culto per Tiziano a Manet e Picasso, sulle tele dei quali i riflessi del Prado sono sopravvissuti in abbondanza. Questa volta però il tesoro spagnolo rende omaggio ai suoi collezionisti. Il messaggio è molto bello e di assoluta attualità: se volete rimanere nella memoria delle generazioni future, collezionate opere d'arte.



Inaugurazione dell'Anno di interscambio culturale Spagna-Russia

Foto: Fedor Klimkin

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