Made in Italy in cambio di gas?

Raccolti in volume consigli su come avviare un’attività imprenditoriale nella Federazione. Gli autori sono Roberto Pelo, dell’Ice di Mosca, e Vittorio Torrembini di Gim-Unimpresa.

È stata presentata a Mosca la traduzione russa del libro “Sdelano v Italii. Il business italiano in Russia”, pubblicato in Italia da Il Sole 24ore. Ne sono autori il direttore dell’Icedi Mosca Roberto Pelo e il presidente del Gruppo degli imprenditori italiani a Mosca Gim-Unimpresa Vittorio Torrembini,due esperti nel campo con un ricco bagaglio personale e una lunga esperienza di lavoro in Russia. Basti pensare che Torrembini vive stabilmente a Mosca dal 1989 e parla perfettamente il russo.

 

Non solo Russia, però. Nel libro sono raccontate anche esperienze di business globale, dal momento che Roberto Pelo ha lavorato a lungo in Asia orientale ed è stato a capo delle rappresentanze Ice a Hong Kong, Pechino, Seoul e Tokio. Forse proprio per questo motivo il libro non si presenta come il solito manuale per economisti, ma è anche il frutto delle riflessioni sulla situazione finanziaria che si è venuta a creare nella Russia di oggi, su quali vie il Paese debba scegliere e quali ripercussioni avranno sul flusso degli investimenti delle imprese straniere, comprese quelle italiane, nell’economia russa.

 

Gli autori hanno condiviso le loro riflessioni con esperti russi di politica mondiale, giornalisti e anche studenti della facoltà di Economia e politica internazionale dell’Università statale Scuola Superiore di Economia (Hse), dove si è svolta la presentazione del libro.

 

Il volume raccoglie numerosi fatti e storie vere di aziende italiane operanti in territorio russo, ma contiene anche opinioni e valutazioni puramente soggettive. Per usare le parole degli autori,“conoscendo la situazione non per sentito dire, ci siamo permessi di muovere qualche critica alla Russia”. Non si parla solo degli ostacoli che incontrano le imprese italiane (e quelle straniere più in generale) al loro ingresso sul mercato russo, la corruzione alle dogane, la burocrazia, la mancanza di agevolazioni fiscali e di altra natura (“Questi problemi - ammette Torrembini - ci sono anche in Italia”). Secondo l’opinione degli autori, la modernizzazione scelta dal governo russo è la rotta giusta da seguire, ma costruire una società postindustriale in Russia attualmente non è possibile senza passare attraverso la fase “industriale”, vale a dire che per prima cosa bisogna rivolgere l’attenzione alle produzioni nazionali e applicare ad esse in primis le nuove tecnologie.

 

Gli autori italiani invitano a orientarsi verso lo sviluppo del comparto industriale e non verso l’esportazione di risorse naturali (uno dei capitoli del libro si intitola proprio “Il Made in Italy per pagare il gas?”). Il modello economico asiatico, invece, secondo Pelo e Torrembini, non rappresenta assolutamente una strada percorribile per la Russia (“Ha i suoi pregi e difetti, come ogni altro modello”, assicurano). Non è chiaro nemmeno se sia plausibile l’ipotesi di costruire una nuova economia fondata sulle piccole imprese: come ha dimostrato la recente crisi economica in Europa, anche questo sistema presenta molti punti deboli.

 

In Italia un tempo era di moda lo slogan piccolo è bello, ma ormai abbiamo capito che non è vero”, osserva Pelo. “In passato gli imprenditori erano pronti a rischiare – rimpiange Torrembini, – oggi invece né la piccolo né la grande azienda vogliono più correre rischi per conquistare i mercati esteri”. È qui che si cela il problema globale di tutto il sistema economico mondiale, non solo dei rapporti tra Italia e Russia. Ciò nondimeno, l’Italia rimane uno dei maggiori investitori nell’economia russa, anche se ciò non viene registrato dalla statistica russa, perché come Paese di provenienza degli investimenti si indica solitamente l’ultimo Paese da cui proviene materialmente il denaro.

 

Inoltre, a dispetto dell’opinione diffusa tra i russi, la maggior parte del contributo italiano al Pil russo non è costituito dal business della moda o dei mobili, bensì dalle imprese costruttrici di macchinari e dai produttori di attrezzature. Nel libro sono illustrati in dettaglio i casi dei leader del settore, sia delle grandi aziende, ad esempio Finmeccanica, sia del medio business, Dkc, Sest-Luve e altri.

 

Le success-story italiane non sono solo quelle della Parmalat e della “Uralat” di Ekaterinburg, che hanno fatto conoscere ai russi il latte e i derivati a lunga conservazione, i frigoriferi Stinol basati sul marchio Indesit a Lipeck o le fabbriche di piastrelle Kerama-Marazzi a Stupino, nelle immediate vicinanze di Mosca; ma anche quelle di note marche di abbigliamento: a metà del 2009 in Russia si contavano più di 400 negozi e boutique monomarca di abbigliamento italiano nei centri commerciali; la loro diffusione continua, ma, non esistendo un registro, non è ancora possibile stabilire il numero esatto di aziende che operano nel settore.

 

Ogni giorno in Russia viene aperto un nuovo ristorante italiano e i prodotti alimentari del Belpaese arrivano regolarmente sugli scaffali dei negozi russi. Per esempio, lo stabilimento della Ferrero a Vladimir quest’anno sta avviando la produzione di un prodotto di culto in Italia che in Russia è ancora poco conosciuto, la Nutella. Pertanto il libro non è rivolto solo ai circoli accademici, ma anche a quegli imprenditori italiani che desiderino conoscere più da vicino i principi di conduzione del business in Russia e scoprire come le aziende che già lavorano nella Federazione siano riuscite a ottenere grandi risultati e a diventare protagoniste in un mercato straniero così complesso come quello della Russia.

 

Per far luce su molte questioni affrontate nel libro non sono sufficienti nemmeno le discussioni in ambito universitario, è la conclusione a cui sono giunti i docenti della Hse. Russia Oggi ha chiesto direttamente agli autori opinioni sulle questioni più attuali per la Russia dell’epoca della “modernizzazione e innovazione”.

 

Un lettore attento potrebbe farsi l’idea che ad avere successo in Russia siano fondamentalmente le grandi aziende italiane. Perché in quest’opera non avete esaminato qualche caso interessante della vita delle piccole imprese italiane in Russia?

 

Roberto Pelo:

Purtroppo in questo libro non ci siamo posti l’obiettivo di esaminare un gran numero di casi, perché volevamo evitare il formato del manuale. Inoltre, le piccole imprese italiane che lavorano con la Russia sono alcune centinaia di migliaia, perciò probabilmente non avrebbe avuto senso menzionarne solo qualcuna. Ciò nondimeno, nel quinto capitolo abbiamo parlato dello sviluppo del piccolo e medio business portando l’esempio di aziende italiane non grandi ma di successo, come Doimo, Brotini, Bigioni.

 

Quali delle aziende italiane che lavorano in Russia hanno un potenziale di innovazione? È possibile che esse aderiscano al progetto di Skolkovo o ad altri cluster per l’innovazione esistenti in Russia?

 

Vittorio Torrembini:

Qualsiasi innovazione comincia dalla produzione. In Italia ci sono aziende produttive che già collaborano con quelle russe nel campo dell’innovazione tecnologica a Zelenograd. Per queste aziende però non ha senso aprire un’altra società in Russia, se possono collaborare con le imprese russe. Per quanto riguarda Skolkovo, le grandi aziende italiane potrebbero entrarvi, ma ancora una volta hanno già degli accordi in atto con la Gazprom e con gli altri maggiori protagonisti del mercato russo. È possibile che nell’ambito di questi accordi si cerchi di intraprendere la realizzazione di iniziative concrete per l’innovazione.

 

Come avete diviso tra voi gli argomenti del libro?

 

Vittorio Torrembini:

Roberto Pelo si è occupato dell’analisi dei dati sui volumi degli scambi сommerciali e sulla situazione economica generale della Russia. Io mi sono occupato più della parte storica, ossia degli esempi concreti di aziende italiane che lavorano qui, della storia della collaborazione bilaterale nel business.

 

Roberto Pelo:

A questo propositoho un doppio motivo di orgoglio: anche mio figlio, che vive a Londra e si occupa di graphic design, ha dato il suo contributo alla realizzazione del libro, creando la copertina dell’edizione italiana.

 

Se la versione italiana del libro si rivolge agli imprenditori che desiderano acquisire una conoscenza più approfondita delle possibilità di business in Russia, a chi è indirizzata la traduzione russa? Buona parte del libro è dedicata alla descrizione dell’economia della Russia negli anni ’90 e alla sua situazione attuale, che il lettore russo conosce già piuttosto bene.

 

Vittorio Torrembini:

La traduzione russa probabilmente risulterà più interessante per i circoli accademici, per i giornalisti e per quanti si interessano della storia dei rapporti tra Russia e Italia. Anche se credo che non si debba ignorare nemmeno la parte propriamente russa; esistono infatti molti punti di vista diversi su ciò che è successo nell’economia della Russia qualche decennio fa e su quanto accade oggi. Persone diverse esprimono la loro opinione sull’argomento. Anche noi nel libro abbiamo cercato semplicemente di fornire la nostra visione delle questioni in esame. Spero che i lettori lo troveranno interessante.


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