La diplomazia russa di oggi guarda al passato

In due volumi la corrispondenza tra il primo presidente della Russia e altri capi di Stato, pubblicati in memoria dell’80mo compleanno di Boris Eltsin.

È stata pubblicata la “Corrispondenza del presidente della Federazione Russa Boris Nikolaevič Eltsin con i capi di Stato e di Governo”. Mai uno scambio di messaggi al vertice era stato divulgato con tale trasparenza. I due volumi riguardano il secondo mandato presidenziale di Eltsin, dal 1996 al 1999.

Nella prefazione all’opera, il Presidente russo Dmitri Medvedev pone l’accento sul fatto che l’emergenza del cambiamento politico in Russia si è presentata in un momento storico cruciale, “quando è stato necessario costruire un dialogo tra pari in un mondo che subiva un processo di globalizzazione impetuoso". In una situazione tale sono stati inevitabili errori e insuccessi anche da parte di Paesi che avevano possibilità ben superiori a quelle della Russia degli anni Novanta, che tentava con tutte le sue forze di superare le conseguenze del crollo dello Stato preesistente e di costruirne uno nuovo.

La Russia contemporanea, nata dalle rovine di un impero decaduto, non ha mai deciso come vivere le sue origini, se esserne fiera o vergognarsene. Le etichette affibbiate in modo definitivo alla politica estera dell’epoca di Boris Eltsin, in cui alcuni vedono solo caos e declino e altri il germe di un'ipotetica "altra Russia", sono anacronistiche e non tengono conto delle condizioni oggettive in cui ci si muoveva. È necessario valutare i risultati alla luce delle reali possibilità di cui si disponeva all’epoca, e determinare in che modo queste ultime siano state sfruttate.

I due volumi non svelano il contenuto di tutta la corrispondenza dell’epoca. "Su richiesta di alcuni capi di Stato tuttora in carica o che hanno terminato le loro funzioni di recente, la raccolta non ha incluso una serie di messaggi di interesse straordinario per la storia e per lo stato attuale delle relazioni bilaterali con i relativi Paesi”, scrive nella sua introduzione Sergej Prikhodko, consigliere del Presidente russo per gli Affari internazionali. "Inoltre, ci siamo trovati in una situazione inedita: siamo stati espressamente pregati più volte di non pubblicare messaggi dello stesso Boris Nikolaevič”. Ma nonostante queste importanti lacune, per coloro che si interessano di relazioni internazionali la raccolta costituisce un regalo di grande valore.

L’opinione più diffusa vuole che a quell’epoca la Russia occupasse in generale una posizione accondiscendente e che fosse trascinata e guidata dai suoi partner occidentali, Stati Uniti su tutti. Tuttavia, dalla lettura dei documenti raccolti nei due volumi, emerge un’impressione diversa: una Russia che si sforza di tenere una linea politica coerente e indipendente anche se le circostanze oggettive, in continuo e brutale cambiamento, la obbligano ad adattarsi alla situazione e a contenere gli obiettivi alla luce delle possibilità effettive. Ne emerge un Presidente della Russia che non si stanca mai di sollevare questioni che suscitano la preoccupazione del Cremlino e che rifiuta il compromesso quando è sicuro di avere ragione.

La corrispondenza di Eltsin con i suoi pari non favorisce l’idea che la Russia di allora fosse al di fuori delle dinamiche mondiali e che la sua opinione non fosse ascoltata. I corrispondenti del Presidente russo sono perfettamente coscienti della sua situazione e cercano spesso di manipolarlo. Essi tuttavia non si rendono conto che la Russia, pur non vivendo certo i suoi tempi migliori, mantiene un fattore internazionale di rilievo.

Le basi della politica estera della Russia di oggi sono state, dunque, poste negli anni Novanta. E anche se l’adesione alle organizzazioni di allora era solo formale, in alcune nuove istituzioni il Paese era visto in un’ottica futura e la struttura futura è stata creata quasi per compensazione. I successori dei politici e diplomatici degli anni Novanta avevano già un pilastro su cui appoggiarsi.  

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