I nuovi “vecchi russi” in panciolle

Foto AFP/East News

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L’emigrazione di massa dei pensionati della Federazione, tra chi va all’estero a svernare e chi sceglie altri lidi per sempre.

Tra i turisti russi che il 16 gennaio 2011 hanno lasciato il suolo tunisino c’era un discreto numero di anziani. Erano chiaramente indispettiti per il fatto che, a causa di un “colpo di Stato”, lo speciale pacchetto turistico Inverno in Tunisia era stato annullato. Il direttore generale di un'agenzia turistica russa, Aleksandr Orlovskij, ha dichiarato alla redazione di Itogi di essere soddisfatto dei risultati del programma di "evacuazione". Sono già tre anni che l’agenzia turistica offre ai clienti in età avanzata la possibilità di trascorrere l’inverno in Tunisia: ci sono pacchetti da un mese o pacchetti che coprono l’intero periodo invernale. Ma quest’anno i piani di centinaia di pensionati sono andati in fumo: la stagione turistica lungo il litorale nord-africano è finita prima ancora di cominciare.


Ci sono però altre destinazioni scelte da alcuni pensionati russi, i più avventurosi, per la stagione invernale. In questi Paesi, fortunatamente, tutto procede nella norma. Che sia dunque possibile trascorrere la vecchiaia all’estero?

Si parte.... ma per dove?


La tendenza a svernare in Paesi caldi è un fenomeno recente tra i pensionati russi, che ha avuto inizio dopo il 2000. A quanto pare, si tratta non solo di un’opzione piacevole, ma anche poco costosa. Un viaggio in Tunisia di tre mesi costa ai pensionati circa 65.000 rubli (2200 dollari). “In media, la vacanza per gli anziani ha un costo di 700 rubli (23,5 dollari) al giorno, quando invece le tariffe giornaliere nelle pensioni nei dintorni di Mosca vanno dai 1200 rubli (40 dollari) in su”, fa notare Orlovskij. “Inoltre, non c’è confronto in termini di qualità”.

In Tunisia, i pensionati possono visitare i monumenti, respirare l’aria di mare e fare cure termali, mentre in Russia non farebbero altro che starsene seduti in casa, rischiando di scivolare sul ghiaccio ogni volta che escono di casa, magari per andare a comprare il pane. L’anno scorso, l’agenzia ha venduto pacchetti di vacanze invernali in Tunisia a oltre 500 pensionati, di età compresa tra i 60 e gli 85 anni. Ogni anno, il numero degli interessati a svernare al caldo sale di circa il 20-30%. I clienti provengono da contesti e gruppi diversi e comprendono insegnanti ed economisti, con diversi livelli di reddito. C’è però una cosa che li accomuna: il desiderio di godersi la vecchiaia.



Oltre alla Tunisia, altre destinazioni gettonate come “stazioni di svernamento” sono la Turchia, il Montenegro, la Bulgaria, la Spagna, la Grecia, l’Italia e Cipro. Una serie di hotel di media categoria all’estero concedono tariffe scontate per anziani a patto che l’agenzia turistica adotti uno specifico programma sociale. In fin dei conti, si tratta di una condizione vantaggiosa per tutti: gli hotel hanno la garanzia di riempire un certo numero di camere in bassa stagione, le agenzie turistiche allargano la propria base clienti e i pensionati si riposano e rigenerano nel massimo comfort. Aleksandr Orlovskij dichiara di aver preso spunto dai suoi colleghi occidentali per la creazione del "turismo per pensionati". Sono già diversi anni che gli hotel tunisini collaborano con le principali agenzie turistiche europee con programmi simili ed è da diversi anni che i pensionati del Vecchio Continente vanno a passare l’inverno al sole.

L’idea di intraprendere un lungo viaggio all’estero piace ai russi anche per una ragione economica. Affittando il proprio appartamento per tre mesi, si recuperano non solo i soldi del viaggio, ma ci si guadagna anche. I pensionati che necessitano di questi “espedienti”, trovano inquilini da soli o fanno ricorso a un agente immobiliare. La cinquattasettenne moscovita Larisa Petrova, per esempio, appena andata in pensione è partita alla volta di Goa. "Ho sempre sognato di andarci, ma lo stipendio di un’insegnante elementare non consente di fare molti viaggi. Inoltre dovevo aiutare mia figlia, che studiava all’università”, spiega Larisa. “Ora invece ho affittato il mio appartamento e negli ultimi due anni sono riuscita a vivera a Goa, in Turchia e in Montenegro. Sono un’insegnante di inglese, quindi la lingua non è stata un problema e affittare un appartamento all'estero non è difficile”. In futuro Larisa ha intenzione di fare un lungo viaggio per l’Europa e di vivere in Francia, Spagna, Italia e poi tornare a Mosca per prendersi cura dei nipoti.

Una vecchiaia felice

 

Larisa è il tipico esempio di pensionata di nuova generazione, che ha lavorato nell'era post-sovietica. Si tratta di individui con maggiore disponibilità economica ed esperienza all’estero, che si distinguono nettamente da quei vecchietti che un tempo stavano seduti sulla panchina fuori dall’ingresso dei condomini. I nuovi pensionati sanno usare il computer e l’internet-banking e sanno gestire la propria contabilità dall'estero. “In Russia si è già formato il ceto della classe media”, fa notare Nikita Mkrtčjan, ricercatore capo del laboratorio analisi e previsioni sui flussi migratori dell’Istituto di ricerca sull’economia nazionale dell’Accademia Russa delle Scienze. “Questi individui possono contare sui risparmi messi da parte durante il periodo post-sovietico e su beni immobili, potenziale fonte di reddito”.

La cosa più interessante è che, in alcuni casi, vivere all'estero costa meno. “La Russia sta diventando un paese caro”, spiega Nikita Mkrtčjan. “Negli anni ’90 i pensionati non andavano all’estero perché il prezzo della vacanza e della sistemazione era più alto che in Russia. Oggi la situazione è cambiata radicalmente. Andare in vacanza e vivere all’estero costa meno". Inoltre, a prescindere da dove viva, un pensionato ha diritto, per legge, a ricevere la pensione, che può essere versata anche all’estero. Basta convertire l’importo nella valuta locale in base al tasso di cambio indicato dalla Banca Centrale.

 

In una serie di Paesi come Bulgaria, Portogallo e Uruguay, ci sono programmi speciali per i pensionati stranieri, che consentono di vivere bene anche all’estero, senza l’appoggio dei familiari. I programmi per anziani in vari Paesi offrono prezzi bassi per la sistemazione in albergo, sconti per l’affitto di appartamenti in bassa stagione, servizi medici di alto livello, agevolazioni per la concessione del permesso di soggiorno. Il programma “Turista Pensionado” a Panama, per esempio, esonera i pensionati dal pagamento della tassa sugli immobili per un periodo di 20 anni e offre uno sconto del 5% sui biglietti aerei, sui servizi alberghieri e dei villaggi vacanze, sui ristoranti più in voga, sui biglietti del cinema, di teatro e sulle attività sportive. Inoltre prevede uno sconto del 25% sulle tasse comunali e del 20% sui servizi sanitari rispetto alle altre categorie.

 

Inoltre,è molto più facile andare all'estero per qualche mese da pensionati che non da giovani. Prima di tutto non serve conoscere alla perfezione la lingua straniera del Paese: non si va all'estero per lavorare. In secondo luogo, all'improvviso ci si trova senza impegni e con un mare di tempo libero: i figli sono cresciuti e non c’è niente che li tenga legati a casa. Perché non viaggiare un po’ allora? “Per i giovani è difficile vivere in una località turistica perché non si trova lavoro”, spiega il direttore del centro analisi Indicatori del mercato immobiliare Oleg Repčenko. “La terza età non ha di questi problemi”.

Per sempre?

Dopo aver svernato all’estero, alcuni pensionati decidono di trasferirsi per sempre... A quanto pare non è così difficile, soprattutto se si decide di correre qualche rischio e acquistare un immobile. Una pensionata di Kaluga, Elena Degteva, da un anno e mezzo vive nella città turca di Mahmutlar, a 10 chilometri dalla popolare località turistica di Alanya. Nemmeno ci pensa alla pensione russa, i soldi sul conto continuano ad arrivare comunque. All’età di 63 anni, Elena ha abbracciato il principio del downshifting: all’estero vive con 600 dollari al mese, ricavati affittando il suo appartamento a Kaluga. “Un anno e mezzo fa ho venduto la mia dacha e ho comprato un appartamento a Mahmutlar”, spiega Elena. “Tutti i miei vicini sono turchi e a poco a poco sto imparando la lingua. Riesco già a cavarmela nelle conversazioni quotidiane”. Elena Degteva non ha intenzione di emigrare a tutti gli effetti, ma non pensa neanche di tornare in Russia a breve. Vive con un visto turistico, che le costa 400 dollari all’anno. “Qui mi è venuta una gran voglia di vivere - racconta - e con 600 dollari al mese in Turchia puoi vivere senza rinunciare a niente, mentre in Russia non аrrivi nemmeno alla fine del mese”. Per non parlare poi del mare, del clima mite, della cucina straordinaria... Se si considera tutto questo, come dare torto a Elena?

La popolazione russa di età avanzata ha cominciato ad andare all’estero nel 2002-2003”, afferma Oleg Repčenko. “Non ci sono statistiche precise, ma si può affermare con un certo grado di sicurezza che in dieci anni il flusso di pensionati verso l’occidente è cresciuto in maniera esponenziale. La maggior parte di questi pensionati vende un immobile in Russia e compra casa all’estero”. Vendendo un piccolo appartamento nella periferia di Mosca è possibile acquistare una casa con un lotto di terra in Bulgaria. Nell’Europa occidentale, il costo delle case è di 1,5-3 volte più basso rispetto ai prezzi di Mosca.

Molti russi cominciano a progettare di vivere di pensione nei Paesi caldi fin da quando sono giovani. Il titolare di una piccola ditta di restauro immobili di Mosca, Aleksandr, due anni fa ha comprato una piccola casa al mare in Bulgaria. A soli 35 anni ha cominciato a spianarsi la strada per quando andrà in pensione. “Per ora andiamo in vacanza in Bulgaria d’estate con la famiglia, poi mio figlio crescerà, gli lascerò l’appartamento di Mosca e io e mia moglie ci trasferiremo al mare", spiega Aleksandr. “Comprare immobili all’estero è il miglior investimento che si possa fare per la vecchiaia. Non faccio affidamento sulla pensione dello Stato”.

D’altra parte, gli esperti consigliano a chi non ha esperienza di vita all’estero di non tagliare definitivamente i ponti con la Russia. “Occorre pensarci bene - fa notare lo psicologo Pavel Ponomarev - la vita all’estero comporta una serie di particolarità. Non tutti riescono ad ambientarsi. Tanto più dopo la pensione, quando nella mente degli individui si è già formata una determinata visione del mondo e ci si è abituati a uno stile di vita specifico. La conseguenza potrebbe essere la solitudine in un Paese straniero”.



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