“L’Italia che investe in Russia non è solo Eni e Finmeccanica”

Foto dall'archivio personale

Foto dall'archivio personale

Parla Vittorio Torrembini, presidente di Gim-Unimpresa, il paladino delle imprese del Belpaese a Mosca. Un estratto dell’intervista pubblicata su Italianidirussia.

Le aziende italiane hanno il loro baluardo in Russia. Si chiama Gim-Unimpresa: nata circa quindici anni fa come associazione delle grandi aziende italiane presenti a Mosca, in tre lustri si è trasformata nell’unica associazione delle imprese italiane – soprattutto piccole e medie, il tessuto vivo del “sistema Italia” – operanti nella Federazione Russa ed è membro associato della Confindustria. Vittorio Torrembini, residente in Russia da oltre vent’anni, ne fu presidente agli albori e da poco meno di tre anni ricopre nuovamente la prestigiosa carica.
 

Quale quota, tra i vostri associati, rappresentano le piccole e medie imprese italiane?
 

E’ uno degli elementi caratterizzanti del Gim fin dalla sua nascita: circa l’80% degli iscritti è costituito da piccole aziende e studi professionali; abbiamo più di sessanta aziende. La fotografia degli associati rispecchia la presenza italiana in questo Paese.
 

Che tipo di rapporti intrattenete con le istituzioni russe (Ministero degli Esteri, Commercio Estero, Sviluppo Economico, dogane...)?
 

Rapporti ottimi, ma molto aperti: volendo essere amici di questo Paese, ci permettiamo anche di dire quando le cose non ci vanno bene e questo viene particolarmente apprezzato. Nel 2010, come unica associazione imprenditoriale in Russia, abbiamo avuto un incontro specifico con la ministra dello Sviluppo economico Elvira Nabiullina. C’è il grande tema delle dogane, che la stessa amministrazione pubblica russa non è ancora in grado di gestire nella maniera dovuta e che provoca danni anche alla loro stessa economia e imprenditoria.
 

Inevitabile una domanda riguardo all’uso che i mass-media italiani hanno fatto dei famosi cablogrammi statunitensi divulgati da Wikileaks sui rapporti preferenziali ai massimi livelli tra i nostri due Paes, e concretamente su quelli tra gli imprenditori italiani presenti in Russia e le istituzioni russe. Wikileaks non ha mai affermato che talune informative nordamericane corrispondano alla realtà: ha solo reso pubbliche le opinioni dei diplomatici Usa. Su questo però gli organi di informazione italiani hanno unanimemente glissato.
 

Sono opinioni che appartengono ai singoli; i rapporti tra Paesi sono regolati da dichiarazioni ufficiali. Emerge una critica dei politici americani al rapporto privilegiato tra i nostri due Paesi, che per noi è importantissimo. Non è la prima volta che gli americani si lamentano delle scelte strategiche italiane nei rapporti con la Russia, basta ricordare Enrico Mattei. I comunisti in Italia erano all’opposizione, Mattei fu il primo imprenditore statale europeo a instaurare rapporti commerciali stretti con l’Urss, provocando problemi anche gravi con gli Usa, ed è probabile che proprio per questo Mattei abbia interrotto in modo violento la sua carriera. La storia ci insegna che la strategia economica dell’Italia è diversa da quella degli Usa. In un’economia internazionale globalizzata, che i Paesi abbiano interessi strategici e geografici diversi da quelli degli Usa non deve scandalizzare nessuno.
 

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Noto poi la pochezza di analisi della nostra stampa, non di destra o di sinistra, ma come tale, che vive la politica internazionale come un gossip quotidiano. Questioni serie e importanti vengono ridotte a teatrini; quello che è stato pubblicato nel 90% dei casi sono stupidaggini. Nessuno dei cosiddetti grandi giornalisti si è mai sognato di andare a verificare. Pubblicano notizie tipo “l’uomo che parla benissimo russo, il trait d’union”… Qui non c’è bisogno di alcun tramite, l’Italia è vista bene, quando veniva Prodi era ricevuto come rappresentante massimo del nostro Paese, e lo stesso quando viene Berlusconi, al di là delle sue amicizie. L’amministratore delegato dell’Eni è ricevuto in pompa magna, che ci sia un governo di destra o di sinistra, idem per Enel, Finmeccanica ecc. Allora, anche la stampa italiana deve imparare ad analizzare le notizie e a parlare di temi internazionali in modo diverso dal gossip.
 

Con l’attuale direttore dell’Ice (Istituto nazionale per il Commercio Estero) di Mosca, Roberto Pelo, recentemente ha pubblicato un libro dal titolo programmatico “Sdelano v Italii”, “Fatto in Italia”, cioè “Made in Italy”.
 

L’obiettivo era di creare un momento di analisi reale sulla nostra presenza in questo Paese. Cosa hanno fatto gli italiani qui negli ultimi vent’anni, cosa possono fare nei prossimi venti. E’ la dimostrazione di come l’Italia in Russia non sia solo Eni, Enel e Finmeccanica, ma anche Indesit, Ferrero, tantissime altre piccole e medie imprese che qui hanno fatto grandi realizzazioni. Un tentativo di riportare al centro quello che è stato il nostro lavoro e le possibilità che ci sono per quelle aziende italiane che vogliono affrontare questo mercato.

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