Donne e diritti, termini in contrasto?

Foto di Photoxpress

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Eppure in una società dominata dagli uomini, le russe riescono a trovare il loro spazio e a realizzarsi professionalmente. Ne gioverà la modernizzazione della Federazione.

Cosa dovrebbe fare il governo russo per sfruttare il potenziale delle donne nella modernizzazione del Paese? E gli uomini, sono pronti a fare spazio alle loro colleghe? Perché la Russia è indietro rispetto agli altri Paesi ex Urss sulla parità fra i sessi? Questi sono stati i punti dibattuti alla “Conferenza sul potenziale delle donne nello sviluppo sociale”, del quinto Forum Civico moscovita su società e governo.

La statistica non mente. In termini di popolazione, Mosca è la città più rosa di tutta la Russia. Il 56% della popolazione moscovita infatti è femminile. La media nazionale russa è del 54%, contro quella negli Stati Uniti che è del 51%. E gli esperti dicono che lo scarto è destinato ad aumentare: nel 2030, per 1000 uomini, a Mosca ci saranno 1196 donne. Tra l’altro questo trend è anche dettato dall’aspettativa di vita: mentre le donne vivono in media per 73,9 anni, gli uomini si fermano a 61,3.

La più alta aspettativa di vita forse si rivelerà un vantaggio delle donne sugli uomini a Mosca. “Negli ultimi dieci anni abbiamo chiaramente visto che le donne tendono ad essere estromesse dalla vita economica del Paese e dai settori dei servizi e delle vendite – dice Galina Sillaste, docente all’Università Finanziaria della Federazione Russa e presidente dell’Associazione internazionale Donne e Sviluppo.

La Sillaste crede che oggi le donne russe stiano affrontando la più grande discriminazione sessuale sul posto di lavoro degli ultimi cinquant’anni. La paga di una donna è in media solo il 64% di quella di un uomo, a parità di lavoro svolto. Gli abusi più comuni avvengono durante le assunzioni (vengono preferiti gli uomini) e i licenziamenti (le donne sono le prime ad essere congedate).

Non è dunque una sorpresa il fatto che la maggior parte dei moscoviti che vive al di sotto della soglia di povertà sia rappresentata da donne e bambini. E neanche la leggenda della straordinaria capacità delle donne di sopportare lo stress regge più: Alexandra Lyashenko, direttrice del Consultorio di Mosca, dice che il 77% delle richieste di assistenza psicologica arriva da donne.

Naturalmente si potrebbe sostenere che gli uomini sono in genere meno propensi a richiedere questo genere di aiuto; tuttavia si è riscontrato che donne e uomini sono in egual modo inclini al suicidio. Purtroppo la Russa è fra i primi cinque Paesi al mondo per l’alto tasso di suicidi. Sebbene le donne russe siano famose per la loro pazienza e abnegazione, anche la loro proverbiale solidità sta pian piano scemando.

Il femminismo come un pericolo


I russi si trovano raramente a discutere dei diritti delle donne. Gli uomini ne stanno lontani per ovvie ragioni e le donne temono di essere tacciate di femminismo, una parola piuttosto dispregiativa nei costumi russi. Non c’è da sorprendersi, quindi, se il combattere per la parità dei sessi, nel senso occidentale, non abbia mai attecchito in Russia. Ma tutto può avere una spiegazione storica.

Prima di tutto, la maggior parte dei russi è attaccata a vecchi valori patriarcali: secondo una recente indagine dell’Istituto di Sociologia, due terzi della popolazione propende per una mentalità tradizionale. In secondo luogo, i diritti delle donne fecero grandi progressi grazie ai bolscevichi che, per guadagnare consenso, proclamarono l’uguaglianza dei sessi.

Una delle frasi più ad effetto di Vladimir Lenin fu: “Qualunque cuoca può governare”. Questa, con un’accezione negativa, è un’espressione popolarissima in Russia. E’ significativo il fatto che il leader della Rivoluzione russa abbia usato la forma femminile della parola ‘cuoco’ e non, per esempio, la parola ‘spazzino’ (che è grammaticalmente sempre maschile in lingua russa).

Alcune delle poche garanzie di assistenza sociale provenienti dal periodo sovietico sono relative alla maternità e alla figura del bambino. Le donne russe hanno una delle percentuali di congedo parentale più alta del mondo, di gran lunga superiore a quelle di Europa e Stati Uniti.

Inoltre, il governo russo concede benefici alle donne madri proprio per frenare il calo demografico. Per quanto possa sembrare un gesto nobile, questi sussidi statali celano un chiaro messaggio: noi, governo, paghiamo te, donna, per rimanere nel ruolo convenzionale di moglie e madre con il solo compito di aumentare la natalità di potenziali lavoratori per lo Stato.

Questa politica ha ricevuto pesanti critiche dal comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione femminile. Lo scorso luglio la Russia ha presentato al Comitato il rapporto sui diritti delle donne del Paese. Il Comitato si è detto chiaramente “preoccupato che lo Stato membro (la Russia, appunto) abbia ripetutamente sottolineato il ruolo della donna come madre e casalinga.

E’ preoccupato altrettanto perché costumi di questo genere favoriscono la discriminazione contro le donne, che si riflette nella loro condizione sfavorevole e impari in molte situazioni. Il Comitato crede che per raggiungere la parità dei sessi, è fondamentale che le donne non siano considerate esclusivamente come mogli e madri, ma come cittadine uguali agli uomini rispetto alla loro posizione in società”.

Resistenza maschile

La Russia è stata la prima nazione ex Urss a firmare la Convenzione delle Nazioni Unite riguardo l’eliminazione della discriminazione delle donne. Il passo successivo doveva essere l’applicazione di una legge sulla parità dei sessi. Buoni propositi, nulla più.

“La proposta di legge è stata abbozzata nel 1999 e superò la prima discussione parlamentare nel 2003. Da quel momento non c’è stato nessun progresso. Nel frattempo, quasi tutte le nazioni della Csi hanno cambiato le loro legislazioni sulla base di quella Russa”. Queste le parole di Natalya Grigoryeva, docente all’Università Statale di Mosca e membro del Consiglio Accademico sui problemi riguardanti il sesso al Dipartimento di Scienze sociali dell’Accademia delle Scienze.

La legge proposta proibisce ogni discriminazione contro le donne. Si richiede poi che tutte le leggi, bilancio dello Stato compreso, siano sottoposte ad una verifica riguardo al genere. Inoltre, tutti gli organismi governativi sono esortati a rafforzare la presenza femminile nel pubblico impiego. Per esempio, la percentuale d’impiego femminile nei pubblici uffici d’Europa va dal 30% al 50%. Questo requisito ha provocato l’opposizione, particolarmente feroce, dei parlamentari russi: “Volete che il 30% degli uomini impiegati lascino il loro lavoro per fare posto a delle donne?”. Naturalmente, il progetto è stato archiviato.

Una reazione molto simile è stata registrata in seguito alla proposta di promuovere le donne a posti di responsabilità. Fra le prime 100 persone del pool per la successione all’amministrazione presidenziale ci sono solo 11 donne. E’ possibile che le donne russe siano dieci volte meno qualificate e competenti degli uomini?

Anche gli esperti delle Nazioni Unite hanno storto il naso di fronte a questo rapporto ingiusto ed hanno sottolineato che “la presenza delle donne negli organi legislativi federali è bassa e rappresenta una frazione irrilevante nel pool per la successione al Governo”.Il Comitato è anche seriamente preoccupato per quanto riguarda la limitatissima rappresentanza femminile nella vita pubblica, politica ed economica del Paese; compresi ruoli diplomatici, cattedre universitarie e alti incarichi dirigenziali.

Fra quattro anni la Russia dovrà riferire alle Nazioni Unite sull’eliminazione della discriminazione femminile. Sempre che ci sarà qualcosa per cui varrà la pena parlarne.

La risposta femminile

Nonostante l’ambiente duro, le donne russe continuano a cercare la loro realizzazione personale e professionale. In diversi campi, malgrado le discriminazioni, si possono trovare storie di successo. Ciò che molti tendono a trascurare è che una donna russa deve lavorare il doppio per mostrarsi pronta e degna di un ruolo esecutivo. Quelle che invece hanno meno successo si trovano costrette ad accettare lavori che gli uomini, per qualche ragione, evitano. Un esempio potrebbe essere un lavoro che richiede assiduità e serietà; in altre parole un lavoro d’ufficio, l’occuparsi di scartoffie.Non a caso, il 68% degli impiegati di basso e medio livello in agenzie governative è composto da donne.

Un altro dato interessante è che le università militari russe che ammettono donne hanno ricevuto 25-30 candidate per scaglione. Se gli uomini non vogliono arruolarsi, le donne balzano al loro posto. Si tratta di un ricorso storico: le donne hanno contribuito ampiamente alla vittoria dell’Unione Sovietica nella Seconda Guerra Mondiale. In quel periodo hanno più che degnamente operato pilotando aerei, oppure come agenti di ricognizione e cecchini; per non parlare di tutto il lavoro che si trovarono a dover svolgere quando gli uomini furono mandati al fronte.

Le donne furono capaci di svolgere compiti fantastici e saranno in grado di fare altrettanto per la modernizzazione del Paese. Non ci sarà da aspettare un’altra guerra, vero?

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