Il polso fermo di Medvedev

Fumetto di Niyaz Karim

Fumetto di Niyaz Karim

Quanti amano speculare sui rapporti di forza tra il premier e il presidente quest’autunno non hanno potuto fare a meno di notare che quest’ultimo sta mostrando un’indipendenza e una maturità mai avute prima.

Il dibattito su chi sia il più importante tra i governanti della Russia – il presidente Medvedev o il premier Putin – che sembrava aver perso attualità è tornato alla ribalta in seguito alle recenti rivelazioni del sito WikiLeaks. I diplomatici Usa, cresciuti con i cliché hollywoodiani, rappresentano Putin e Medvedev rispettivamente come Batman e Robin, determinando così la loro posizione nella gerarchia russa.

Va detto che per la maggior parte degli elettori russi la questione del primato non è fondamentale. Almeno per ora. Gli elettori però si sono già accorti che qualcosa sta cambiando, non tanto nella distribuzione dei poteri tra i due leader, quanto nel loro status. Naturalmente Putin viene considerato più maturo ed esperto, il che è naturale dopo otto anni di presidenza. Ma quanti amano speculare su chi sia il primo e chi il secondo negli ultimi mesi non hanno potuto fare a meno di notare che Medvedev negli ultimi tempi sta mostrando una grinta, una maturità e un’indipendenza mai viste prima. Si può dire che questo autunno Medvedev abbia imparato a volare e che ora possa scegliere in autonomia le correnti d’aria che lo portano sulle rotte più alte.

Una delle mosse più importanti è stato il clamoroso congedo di Luzhkov dall’incarico di sindaco di Mosca. Nella maniera in cui è stato rovesciato l’uomo che per molti anni è stato il padrone della capitale, gli elettori russi hanno visto non solo la fermezza di carattere e la determinazione del Presidente, ma anche il più duro colpo dato alla corruzione negli ultimi anni.

Tra gli altri avvenimenti-simbolo autunnali si può annoverare la scelta di fare tappa nelle isole Curili proprio alla vigilia della visita in Giappone, Paese che continua ad avanzare pretese su questi territori. Dopo gli “incontri senza cravatta” tra i leader russi e giapponesi, al Giappone è stato inviato un segnale chiaro: la Russia è disposta a dialogare, ma non a cedere. Le isole Curili sono territorio russo e i risultati della seconda guerra mondiale non subiranno revisioni.

Anche la ripresa del dialogo con la Nato può essere annoverata tra i meriti del presidente Medvedev che, con il suo intervento al vertice di novembre a Lisbona pare sia riuscito a mettere d’accordo sia quanti nell’opinione pubblica riconoscono che la collaborazione sia indispensabile, sia quanti giudicano l’Alleanza una macchina militarista e aggressiva. Se la Nato ascolterà l’appello di Medvedev a mettere al centro non gli interessi di un blocco, bensì la sicurezza internazionale, i russi non avranno più alcun dubbio sull’utilità del dialogo.

Sempre di dialogo si è parlato durante l’undicesima sessione dell’Osce che si è tenuta il primo dicembre nella capitale del Kazakistan Astana. Secondo Medvedev, anche l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa dovrebbe orientarsi verso la soluzione pacifica di qualsiasi conflitto.

Quel che non è sfuggito agli osservatori è che in questi incontri internazionali Medvedev è intervenuto con sicurezza e portando sempre proposte concrete. Ne risulta che l’idea di modernizzare la Russia, di cui Medvedev parla spesso, ha un padre. Ed è a lui che spetta risollevare a un nuovo livello le fatiscenti infrastrutture urbane, l’istruzione, la sanità, i trasporti. Solo un leader veramente sicuro di se stesso può portare a termine questo programma tutt’altro che facile.

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta