Spazio, tre satelliti affondati al momento del lancio

Foto di Itar-Tass

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Si è aperta una falla nel sistema Glonass, il concorrente russo al Gps americano.

Si è concluso con un insuccesso il tentativo di messa in orbita di tre apparecchi spaziali Glonass-M, che dovevano finalmente completare la formazione del sistema di navigazione globale satellitare russo, in concorrenza col sistema americano Gps. Secondo i primi dati ufficiosi, a causa di un malfunzionamento dei razzi vettore “Proton-M”, tutti e tre gli apparecchi spaziali sono affondati nell'Oceano Pacifico in prossimità dell'arcipelago hawaiano. L'Agenzia Spaziale Federale (Roskosmos) non ha commentato l'accaduto. Nell'unica dichiarazione ufficiale ha comunicato che è stata creata una commissione d'inchiesta statale per indagare sulle ragioni dei falliti lanci.

Il “Proton” ha fatto cilecca

Si trattava del lancio dei tre satelliti che avrebbero dovuto rendere il sistema Glonass funzionante al 100%. I funzionari statali e militari aspettavano da tempo questo evento, si erano preparati per l'occasione con la stesura di una lista dei risultati spaziali più significativi dell'anno. Da parte sua, il presidente Medvedev aveva annunciato il completamento del Glonass nel messaggio ufficiale della scorsa settimana all'Assemblea Federale.

Secondo le informazioni ufficiali fornite sul sito della Roskosmos, il razzo vettore “Proton-M” è stato lanciato ieri, 7 dicembre, dal cosmodromo di Bajkonur alle 13.25, ora di Mosca. A circa dieci minuti dallo start (dopo l'attivazione di tutti e tre gli stadi del lanciatore), si è verificato il distaccamento del blocco orbitale (il blocco di propulsione DM-3 e tre satelliti) dall'ultimo stadio del vettore. Ma ancora prima del distaccamento del blocco di propulsione, il “Proton-M” si è inclinato di otto gradi rispetto alla traiettoria prestabilita.

Come ha dichiarato al Kommersant la fonte all'interno del settore aerospaziale, dopo essersi ritrovato su una traiettoria di volo anomala, il blocco di propulsione “è sparito dalla strumentazione di controllo russa”. Stando ai primi dati ufficiosi, lo stadio del vettore è precipitato insieme ai tre satelliti in una zona non navigabile a 1,5 mila chilometri da Honolulu, nelle Hawaii. Come hanno spiegato agli inviati del Kommersant, è stata subito istituita una commissione d'inchiesta per scoprire le cause dell'incidente.

“Possiamo supporre, che si sia verificato un guasto nel funzionamento del terzo stadio del razzo vettore, a causa del quale il distaccamento del blocco orbitale si è verificato molto più su rispetto all'altezza calcolata. Non si è trattato di un guasto nel blocco di propulsione, come hanno detto inizialmente alcuni esperti”, ha detto l'interlocutore di Kommersant. Tuttavia, come ha spiegato la nostra fonte, se non è stata registrata alcuna informazione sulla fase del volo in cui si è verificato l'incidente, sarà molto difficile stabilire la vera causa del guasto.

La chimera Glonass

La Russia, e prima ancora l'Urss, hanno cercato di creare il proprio sistema di navigazione satellitare fin dagli anni '70, quando il ministero della Difesa sovietico commissionò la sua progettazione. Il principale progettista all'epoca fu il Consorzio scientifico-industriale di meccanica applicata del ministero di Meccanica generale dell'Urss a Krasnojarsk (che oggi è diventato il Jsc "Information Satellite Systems" intitolato all'accademico M.F. Reshetnev). Il sistema, come il suo analogo americano Navstar, doveva inizialmente essere utilizzato per determinare con precisione le coordinate geografiche di vari oggetti, a scopi soprattutto bellici: per la navigazione e il puntamento di armi ad alta precisione (il principio d'azione si fonda sulla determinazione della distanza esatta tra l'utilizzatore del sistema fino a diversi satelliti). Solo più tardi decisero di sfruttarne il valore commerciale, quando gli americani crearono, sulla base del proprio Navstar, il Gps, la sua variante commerciale di successo.

Per il sistema sovietico si decise di utilizzare un raggruppamento di più di venti apparecchi con un'orbita di altezza di circa 19 mila chilometri. Il primo sputnik Glonass venne lanciato in orbita ai tempi di Brezhnev, il 12 ottobre 1982. Ma fu solo il 24 settembre 1993 che il sistema fu ufficialmente adottato dalle forze militari, ormai russe. Il gruppo orbitale, allora, era costituito da 12 satelliti in tutto. Nel dicembre del 1995 era arrivato per una volta alla composizione regolare di 24 satelliti. Tuttavia gli apparecchi si guastavano spesso e diventavano inutilizzabili molto più velocemente di quanto venissero acquistati e sfruttati, tanto che nel 2001 la loro quantità venne ridotta a otto esemplari. A questo punto, sempre nel 2001, il governo della Federazione russa confermò il programma federale finalizzato del “Sistema di Navigazione Globale”, destinato a mantenere in vita il sistema e a migliorare nettamente il suo finanziamento.

Stando alla valutazione iniziale del programma, doveva essere portato a termine entro il 2011 con un budget di 23,6 miliardi di rubli. A partire dal 2007 i finanziamenti al programma hanno subito un incremento decisivo. In tal modo, il costo del Glonass per il periodo 2002-2011, secondo la versione attuale del programma federale, tenuto conto delle spese esterne al budget (quelle cioè delle imprese statali), è arrivata a 140,1 miliardi di rubli, cioè 4,7 miliardi di dollari. Il Glonass è così diventato il progetto di punta del principale committente attuale, la Roskosmos. Nel suo reddito calcolato per il 2010, con un volume di spesa totale di 84,5 miliardi di rubli, la parte destinata al progetto Glonass è del 33%, cioè 27,9 miliardi di rubli.

C'è da dire che queste misure sono in parte riuscite a ridare nuova vita al programma, anche se non così velocemente come si sarebbe voluto. Il raggruppamento degli apparecchi di navigazione spaziali ha iniziato a rinfoltirsi. Dal 2003 hanno iniziato a produrre degli sputnik più moderni, i Glonass-M (dotati di maggiore precisione e in grado di trasmettere segnali sulle frequenze di uso civile). Al momento attuale si trovano in orbita 26 satelliti, di cui 20 attivi, 2 in riserva e 4 in riparazione (il sistema satellitare americano Gps dispone di 31 satelliti).

A partire da dicembre del 2011, si era programmato di passare a degli sputnik di terza generazione, i Glonass-K, con una precisione ancora maggiore e una durata di servizio in grado di arrivare fino a dieci anni. Non solo, per volere del presidente Dmitri Medvedev, nel 2011 il governo avrebbe dovuto preparare e ratificare un nuovo programma federale finalizzato per portare avanti lo sviluppo del Glonass per il periodo 2012-2020.

Il “Proton-M”, di cui si sospetta un malfunzionamento a livello del terzo stadio, sarebbe stato l'undicesimo razzo vettore del suo genere a essere lanciato quest'anno. Tutti e dieci i lanci precedenti avevano avuto successo, anche i due che avevano portato in orbita sei sputnik del sistema Glonass. Come ha fatto notare la fonte del >Kommersant, il vettore “Proton”, come qualsiasi altro, “non ha un'affidabilità del 100%, ma solo del 96%, cioè una probabilità di malfunzionamento ogni 25 lanci”.

Il costo di un apparecchio Glonass non è mai stato dichiarato ufficialmente. “Il costo degli analoghi americani, i sistemi satellitari Gps, è di 70 milioni di dollari, quelli russi hanno un costo di un quarto inferiore, perciò, tenuto conto dei vettori lanciati a vuoto e del blocco di propulsione disperso, abbiamo perso circa 5 miliardi di rubli (160 milioni di dollari)”, ha calcolato un rappresentante del complesso militare industriale al corrispondente del Kommersant.

Ad ogni modo, l'incidente di ieri fa rimandare la conclusione del processo di completamento del sistema globale russo a tempi da definire, mentre i festeggiamenti, programmati per l'evento entro l'anno, saranno cancellati. Igor Lisov, direttore della rivista di settore Novosti Kosmonavtiki è convinto che, vista la continuità del processo produttivo dei Glonass, potremo assistere al prossimo lancio tra circa sei-sette mesi.






La prima caduta di un “Proton-K”, nella storia russa, risale al 27 maggio 1993. Il razzo vettore fallì la messa in orbita della rete satellitare russa “Gorizont-39”, a causa di un problema a livello del secondo stadio.

Il 16 novembre 1996, un “Proton-K” con blocco di propulsione D-2 portò in orbita circumterrestre la stazione interplanetaria “Mars-96” del valore di 300 milioni di dollari. A causa di un guasto nel blocco di propulsione, la stazione uscì ben presto dall'orbita precipitando nell'Oceano Pacifico.

Il 5 luglio 1999, una saldatura scadente sul portello del gruppo turbopompe in uno dei quattro motori del secondo stadio del vettore “Proton-K” ha provocato la caduta del satellite militare “Raduga-1”, nonché un inasprimento delle relazioni tra Russia e Kazakistan. Frammenti del vettore infatti caddero nel cortile di una casa privata nella regione kazaka Karagandinskaja e il governo kazako bloccò tutti i lanci per due mesi, finché non riuscì a ottenere un rimborso di 271 mila dollari per danni ecologici e materiali.

Il 27 ottobre 1999 un altro satellite per telecomunicazioni, l'”Ekspress-A1”, lanciato da un “Proton-K”, precipitò nella regione Karagandinskaja. Al vettore era andato in panne il motore principale. Il governo kazako incassò 407 mila dollari.

Il 28 febbraio 2006, a causa di un'avaria del blocco di propulsione“Briz-M”, il vettore “Proton-M” non riuscì a portare fino all'orbita stabilita la rete satellitare araba Arabsat-4A.

Il 6 settembre 2007, il vettore “Proton-M”, insieme alla rete satellitare giapponese JCSat-11, precipitò a 40 chilometri dalla città kazaka di Zhezkazgan, riversando nei dintorni carburante altamente tossico. Proprio in quel giorno, il presidente kazako Nursultan Nazarbaev si trovava in visita alla città. Questa volta il governo kazako ottenne un rimborso di 60,7 milioni di dollari. All'origine dell'incidente, un blocco degli apparecchi timonieri del secondo stadio.

Il 15 marzo 2008, il vettore “Proton-M” non riuscì a portare in orbita la rete satellitare americana AMC-14. L'incidente fu causato da un problema al motore del blocco di propulsione “Briz-M”.

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