L’economia in primo piano al vertice di Bruxelles

Dmitri Medvedev e José Manuel Barroso. Foto di RG

Dmitri Medvedev e José Manuel Barroso. Foto di RG

Russia e Unione Europea s’incontrano per discutere anche dell’avanzamento dei rapporti commerciali nell'ottica dell'adesione di Mosca al Wto.

Si è aperto oggi 7 dicembre a Bruxelles il XXVI summit Russia-UE. In occasione del G20 di Seul, svoltosi l’11 e il 12 novembre, il presidente della Commissione Europea e quello del Consiglio Europeo hanno preannunciato l’ordine del giorno che desideravano affrontare con i loro colleghi russi, insistendo in particolare sui “progressi decisivi in vista dell’adesione russa all’Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto, World Trade Organization)”, e sulle “questioni bilaterali attuali, quali scambi, investimenti e cooperazione nel settore energetico”. José-Manuel Barroso e Herman Van Rompuy hanno richiamato l’attenzione anche sulla “necessità di rendere più efficace la cooperazione in materia di gestione delle crisi, sulla base di un approccio completo alle questioni di sicurezza, inclusi i cosiddetti conflitti congelati”.

Infine hanno anche espresso l’auspicio di avanzare nel processo volto ad abolire reciprocamente l’obbligo del visto. Una libera circolazione di questo tipo rappresenta per Mosca un punto essenziale. Ufficialmente la Francia ha espresso la propria volontà di accorciare i tempi, così come la Germania, che insiste però sui vincoli legati alla reciprocità.

Al momento però le autorità russe intendono porre l’accento sull’importanza di aprire nuove prospettive in ambito economico e commerciale. Per questo il primo dicembre l’ambasciatore russo presso l’Ue, Vladimir Chizhov, ha insistito sulla proposta del primo ministro, Vladimir Putin, in merito ad una “comunità economica armonica che vada da Lisbona a Vladivostok”. Una sorta di “mercato comune Russia-Ue”, così come è stato definito dalla stampa tedesca. L’adesione della Russia al Wto rappresenterebbe un primo passo in questo senso.

Stando alle parole del Commissario europeo per il Commercio, il belga Karel De Gucht, tale adesione incontra ancora degli ostacoli (le tasse aeree per il sorvolo della Siberia, il rigido regime di importazione delle carni verso la Russia ecc.). Il Commissario ha tuttavia osservato che l’accordo siglato a fine novembre, volto a sopprimere gradualmente i diritti di esportazione sulle materie prime russe, ha rappresentato un passo in avanti.

Da un punto di vista istituzionale i rapporti Russia-Ue si inquadrano ancora, per il momento, nei termini dell’Accordo di Partenariato e di Cooperazione firmato nel 1994 ed entrato in vigore nel 1997. In teoria tale accordo doveva scadere nel 2007, ma le parti si erano accordate sull’idea di crearne uno nuovo, possibilmente ancora più ampio. Per quanto riguarda l’Unione Europea, però, diversi Paesi si sono opposti con tutte le loro forze. E’ il caso ad esempio della Polonia, i cui governanti sono ancora condizionati da una visione della Russia come nemico storico. E’ noto tuttavia che a Varsavia sia in corso un cambio di rotta diplomatico improntato su un’ottica più realista.

Le trattative formali tra Mosca e Bruxelles erano state avviate nel giugno del 2008, in occasione del vertice di Chanty-Mansijsk. A partire da tale data hanno avuto luogo una decina di incontri. E’ innegabile che la conclusione di un rinnovato accordo sia ancora lontana, tuttavia l’avvento della crisi economica e finanziaria ha favorito la causa di chi ritiene che sia necessario sviluppare al più presto una cooperazione solida e stabile. Gli europei sono particolarmente interessati al rifornimento energetico. Infatti la strategia proposta da alcuni di trovare una via alternativa ai gasdotti russi si è dimostrata inefficace. D’altronde le imprese tedesche non hanno mai sottovalutato l’importanza della Russia nell’ottica di scambi economici e investimenti.

Per quanto riguarda il Cremlino, la crisi ha forse messo ancora più in evidenza alcuni punti deboli della Federazione. Infatti, in occasione dell’evento Rencontres Russie, organizzato dall’Agenzia francese per lo Sviluppo internazionale dell’impresa (UbiFrance) il 21 ottobre al Senato, Elvira Nabiullina, ministro russo per lo Sviluppo economico, ha fatto riferimento alla necessità di migliorare la produttività e di promuovere l’innovazione nei settori aeronautico, automobilistico, navale e in agricoltura. Del resto il governo Putin ha appena annunciato un ampio programma di privatizzazioni che potrebbe attirare l’attenzione dei grandi gruppi europei.

A ogni modo nel novembre del 2009 a Stoccolma si era dato avvio ad un “Partenariato per la modernizzazione” tra Russia e Ue, volto da un lato a favorire la diversificazione dell’economia russa, in particolare attraverso l’introduzione massiccia delle nuove tecnologie (d’altronde il tema della “modernizzazione” al momento è di gran voga in Russia), e dall’altro a realizzare riforme economiche e sociali ispirate al modello neoliberale. Per il momento è più che altro la congiuntura a dettare i rapporti: dopo una recessione dell’8,9%, l’economia russa vive una ripresa straordinaria, con un ritmo di crescita annuale del 5% al primo trimestre del 2010. “L’inizio di un nuovo ciclo”, ha dichiarato con soddisfazione Anne-Marie Idrac, allora Segretario di Stato francese incaricato al commercio estero, in occasione del vertice informale Francia-Germania-Russia, tenutosi il 19 ottobre a Deauville.

Ma all’interno dell’Unione Europea, nonostante i continui appelli all’armonia, gli interessi dei singoli Stati membri non sempre convergono. Situazione che sembra incoraggiare il Cremlino (così come lamentano i suoi detrattori europei) a mantenere la propria posizione nelle relazioni bilaterali.


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