Eco-comuni,dal tran tran cittadino all’utopia ambientalista

Foto di Anna Nemtsova

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Stanchi del tran tran delle megalopoli, migliaia di professionisti russi si sono trasferiti nei boschi. Per alcuni è stata una scelta felice, per altri un’esperienza deludente.

Stanchi del tran tran delle megalopoli, migliaia di professionisti russi si sono trasferiti nei boschi. Per alcuni è stata una scelta felice, per altri un’esperienza deludente.

Evgenia Pystina è una dottoressa che un tempo lavorava presso il Novosibirsk Medical Institute, il prestigioso istituto di ricerca della principale città siberiana. Tre anni fa suo marito, un pianista concertista, le parlò di alcuni attivisti verdi che si erano stabiliti su una terra demaniale a circa 120 chilometri a Nord della città, lungo le sponde del fiume Ob. « Io risi - ricorda oggi - e lui mi disse “Ti ci porto così potrai vedere con i tuoi occhi”. Una volta arrivati qui, non ce ne siamo andati più » . Evgenia, il marito e le due figlie di sette e otto anni ora infatti vivono in una comune chiamata “Terra dell’abbondanza” e formata da 52 famiglie, i cui membri hanno un’età compresa tra gli uno e i 91 anni.

Il numero di comunità eco-sostenibili, o “eco-comuni” come vengono chiamate in Russia, sorte in alcune delle regioni più remote della Russia, Siberia compresa, è aumentato significativamente negli ultimi 10 anni. Il richiamo della terra sta conquistando migliaia di professionisti stanchi del nuovo consumismo e desiderosi di condurre una vita semplice, autosufficiente e rispettosa dell’ambiente. «Da quando mi sono trasferita qui, è il mio interesse per l’arte, il canto, la scienza e l’agricoltura a svegliarmi ogni mattina», racconta Pystina: lunga treccia di capelli scuri, canta tutto il giorno mentre raccoglie cavoli in veranda, versa del miele nei barattoli per l’inverno o dipinge uova insieme alle figlie Angelina e Polina.

«Siamo qui per creare un nuovo modello sociale, basato sulla riduzione del nostro impatto negativo sull’ambiente»

Ogni famiglia dà il suo contributo alla vita di Terra dell’abbondanza. La famiglia di Valery Popov, ex fisico, ad esempio, aiuta i nuovi arrivati a costruirsi una casa. I Nadezhdin, famiglia di dentisti, lavorano invece come panettieri, mentre Klavdiya Ivanova, ex insegnante di musica, realizza a mano abiti tradizionali molto apprezzati. Suo marito, un ex ufficiale dell’esercito, si dedica invece al riciclaggio. E l’istruzione dei ragazzi è affidata ai membri con particolari conoscenze in un campo. «Per tutta la vita ho fatto parte di un sistema: a scuola, all’università, quando ero un ufficiale. Il sistema però si è sgretolato di fronte ai miei occhi, distrutto da bugiardi, ladri, amministratori scandalosamente corrotti», dichiara Dmitri Ivanov. Sono le stesse motivazioni che hanno portato gli altri membri a cercare di costruirsi una nuova vita all’interno della comunità. «Siamo qui per creare un nuovo modello sociale, basato sulla riduzione del nostro impatto negativo sull’ambiente». Sono i prodotti biologici a costituire la base della dieta vegetariana di tutti i membri. Le grandi ong ambientaliste come Greenpeace Russia vedono di buon occhio il movimento delle eco-comuni. «Riflettono - commenta il capo del reparto risparmio energetico di Greenpeace, Vladimir Chuprov - l’innato desiderio di vivere in armonia con la natura».

È difficile stimare quanti russi abbiano ceduto al richiamo della foresta, ma quel che è certo è che i numeri sono in aumento. Solo negli ultimi due anni sono sorti decine di insediamenti ecologici sui Monti Altai, in Carelia e lungo il Volga. Alcuni si sono addirittura spostati al di fuori dei confini nazionali, come nel caso della eco-comune Shambhala-Shasta a Ashland, in Oregon.

Non tutti però si lasciano conquistare dalle romantiche aspirazioni di questi attivisti. La Chiesa ortodossa russa ad esempio ha criticato le comuni definendole delle “sette” che propongono falsi idoli. E alcune autorità locali, sospettose, hanno negato a diverse comuni il diritto di proprietà sui terreni di cui è stato concesso loro l’usufrutto. Gli ambientalisti di Terra dell’abbondanza dicono di non essere una minaccia e che le loro case sono aperte a chiunque desideri visitarle e assaggiare il miele, i dolci di zucca e il latte di capra da loro prodotti.

Come in ogni impresa umana, poi, anche in queste comuni vi sono rivalità interne e accuse di corruzione: circostanze che hanno deluso alcuni ex-membri come Olga Kumani, un’ex giornalista di cronaca nera di Novosibirsk, che aveva abbandonato la vita cittadina nel 2002. «In città non riuscivo a respirare. Il sistema statale mi soffocava», ricorda. Perciò si trasferì insieme ai suoi tre figli nella comune Charbai nell’Altai. «I capi però erano interessati solo a controllare il nostro denaro e a sfruttare il nostro lavoro», dice Kumani che ora vive in un luogo ancora più isolato, in una comunità di 22 artisti. Anche qui però i rapporti sono tesi. «Sto cercando un’alternativa migliore. Magari in Siberia».

Foto di Anna Nemtsova

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