Consigli per tutti, anche per gli sconosciuti

Ho una camicia che, pur essendo tra le mie preferite, non posso assolutamente indossare in pubblico. No, non è trasparente, né estremamente attillata. Ma sulla schiena, come decorazione, ha due laccetti che si slegano di continuo. E se metto quella camicia con una minigonna le estremità dei laccetti pendono lungo la schiena in modo ridicolo.

E allora? E allora sono sicura che se cammino per strada conciata così sarò avvicinata da almeno tre o quattro persone di fila che, col tono del suggeritore a teatro, mi diranno uno dopo l’altro: “Signorina, i cordoncini sulla schiena sono slegati!”. “Ma saranno affari miei!?”, penso tra me e me, “Mica sono le spalline del reggiseno. E poi, se anche lo fossero?”. Ma di fronte alla persona di turno mi dimostro scandalizzata, la ringrazio, e riannodo per l’ennesima volta quei dannati laccetti, finché non arriva un altro passante con la vista lunga a sussurrarmi all’orecchio.

In Russia ognuno deve tenersi pronto a ricevere le attenzioni e i commenti non richiesti (e per lo più inutili) di perfetti sconosciuti. Questi ficcanaso hanno le migliori intenzioni. Se avessi un enorme strappo alla camicia dubito che qualcuno me lo farebbe notare. Potrebbero al massimo guardarmi stupiti, o addirittura indifferenti, come se fossi una strana creatura che si concia in modo bizzarro per esprimere la propria personalità. Ma i cordoncini della camicia slacciati rompono evidentemente l’armonia della mia immagine. E questo autorizza i miei concittadini ad impicciarsi.

Un signore inglese che conosco si lamenta del fatto che, ogni qual volta accompagni fuori la figlia per una passeggiata e, nonostante il brutto tempo, non le metta un cappello, viene immediatamente coperto di rimproveri dai passanti: “La bambina prenderà freddo così!”. “Ma saranno affari miei!?”, borbotta nervoso. “È mia figlia ed è sotto la mia responsabilità”. A lui i commenti della gente sembrano sfacciati, perché invadono imperdonabilmente la sua sfera privata.

Conosco poi un giornalista spagnolo, recatosi a Mosca quest’inverno per lavoro, che non può lasciare il suo palazzo senza sentirsi dire da qualche vicino premuroso di stare attento a non scivolare sul ghiaccio o a non prendere in testa uno di quei ghiaccioli affilati come pugnali. “Ma perché si preoccupano così tanto per me?”, si chiede, “Non sono un bambino”. Per rispondere a questa domanda è necessario ripensare alla storia russa e al sistema delle comuni contadine, dove ognuno era responsabile per l’intera comunità e le decisioni importanti venivano prese insieme. Per un Russo è molto importante apparire bene, o meglio “giusto”, agli occhi degli altri. Ma siccome viene attribuita una così grande importanza all’opinione della maggioranza i limiti della sfera personale vengono spesso oltrepassati.

Non troppi anni fa era impossibile immaginare un cortile di Mosca in cui non vi fossero delle vecchine sedute sulle panchine all’uscita di ogni abitazione. Il loro giudizio era più severo di quello del Tribunale arbitrale dell’Aia. Nessuna minigonna e nessun paio di jeans attillati potevano passarla liscia. Ovviamente le sentenze di quelle nonnine non avevano un valore legale, ma solo i più estremi individualisti osavano ignorarle.

In epoca sovietica questo genere di giudizio pubblico si estendeva anche alla vita privata. Ad esempio, una moglie che scopriva il tradimento del marito poteva presentare un reclamo contro di lui ad un’organizzazione sociale formata dai colleghi di lavoro dell’uomo. E da quel momento era compito di tale organizzazione andare fino in fondo alla faccenda. E per di più, in molti erano profondamente convinti che quella fosse la cosa giusta da fare: un uomo aveva ceduto alla tentazione di abbandonare la retta via, e aveva quindi bisogno di aiuto per ritrovare la strada. E chi poteva aiutarlo meglio dei suoi colleghi? È innegabile che spesso questo genere di interventi in stile sovietico abbia avuto l’effetto di riportare un uomo smarrito alla sua famiglia.

Oggi ovviamente casi estremi di questo genere non sono che ricordi del passato, anche se ho l’impressione che a molte mogli e persino ad alcuni mariti non dispiacerebbe riavere un controllo di quel tipo sui coniugi troppo distratti. Anche le onnipresenti e attentissime vecchiette sono scomparse dai cortili di Mosca. E non ci sono panchine, all’entrata dei palazzi moderni, su cui possano sedersi delle anziane signore. A dire la verità, a volte quelle signore mi mancano. Ad esempio, quando a notte fonda passeggio nel piazzale sotto casa e trovo un gruppo di ragazzotti rumorosi e non del tutto sobri che fanno i cretini. Oh, la severa vecchina della mia infanzia avrebbe avuto senza dubbio un commento pronto per loro e non gliela avrebbe certo mandata a dire. Io invece me ne vado a casa a testa bassa, senza dire niente per la paura di invadere la loro privacy.

È sempre sbagliato invadere la privacy degli altri senza essere interpellati? Non so quale sia la risposta giusta. Sfortunatamente quel giornalista spagnolo, pur essendo riuscito ad evitare un incontro ravvicinato coi ghiaccioli di Mosca, di recente ha preso un raffreddore. I vicini, preoccupati per la sua salute, lo hanno assistito con ogni sorta di rimedio popolare, compreso un vasetto di marmellata ai lamponi. E lui ha apprezzato molto.

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