La psicanalisi? Al lettino dello specialista i russi preferiscono un viaggio in treno

Foto: Itar-Tass

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“Cosa ne pensa il tuo analista?”. E’ la domanda da non fare mai ad un amico di Mosca perché un aspetto della società occidentale che i russi trovano incredibile è proprio l’abitudine di finire in analisi al minimo problema.

“Cosa ne pensa il tuo analista?”. Una domanda innocente, frequente nei film stranieri, che fa inevitabilmente sorridere lo spettatore russo. Domanda da non fare mai ad un amico russo, che si offenderebbe a morte: “Ti sembro pazzo?”. E nel dirlo probabilmente penserebbe che i matti siete voi.

Un’altra parola tabù è “depressione”. Secondo le stime dell’OMS la depressione è una delle prime cause di assenza dal lavoro. Ovunque, tranne che in Russia. Se un manager russo di medio livello va a dire al suo superiore che non può andare a lavoro perché è depresso, la risposta più delicata che si possa aspettare è: “Cosa sei, fuori di testa?”. Il che non significa che il capo vuole più informazioni, ma semplicemente: non mi seccare con queste stupidaggini.

Eppure i titoli di studio in psicologia sono molto richiesti in Russia. Presso le università più prestigiose è difficilissimo accedere ai corsi di psicologia. Inoltre esistono molti corsi accelerati che, in cambio di una lauta somma di denaro, forniscono ad ogni aspirante la licenza di psicologo. Ma perché seguire una formazione in psicologia in un paese in cui non c’è richiesta di psicologi? Ecco un’altra sorpresa. La maggior parte degli studenti in psicologia vuole risolvere i propri problemi psicologici. Sono numerose, ad esempio, le mogli dei manager che non hanno un’occupazione e vogliono studiare psicologia. E d’altronde le persone con un titolo di studio in psicologia sono impiegate in diversi settori professionali, mentre solo una minoranza di essi esercita la professione di psicologo.

Tutto ciò significa forse che i Russi sono difficilmente soggetti a depressione? Certo che no. Sotto questo aspetto siamo come tutti gli altri. Per di più, le cause della depressione non sono mai mancate in Russia, a partire dagli inverni lunghissimi, freddi, e per lo più senza sole. Un altro fattore per cui siamo famosi in tutto il mondo è la vodka: l’antidolorifico numero uno per i Russi. Ma la medicina migliore contro in malumore, in questo paese, è una sincera chiacchierata. Per lo più con parenti o amici. Ma non sempre. Per alcuni è più facile aprirsi con un estraneo. Ovvio, ci deve essere l’atmosfera giusta. Il luogo ideale è il treno.

I treni russi sono un universo a parte in cui si vive una vita parallela. Immaginate: il viaggio in treno tra Mosca e Vladivostok dura una settimana intera. Quello tra Mosca e Soči più di un giorno. È vero, ci sono gli aerei, ma il treno costa meno ed è alla portata di tutti. In un compartimento piccolo e affollato è praticamente impossibile evitare il contatto con gli altri: non c’è altra scelta che intavolare una conversazione. Per di più, secondo la tradizione russa è buona educazione offrire ai vicini un pezzo di torta di carne e verdura che ci si è portati per pranzo. E se si ha con sé anche un po’ di liquore di frutta fatto in casa, una bella chiacchierata a cuore aperto è praticamente inevitabile. Capita così di ascoltare storie che nemmeno il miglior regista cinematografico saprebbe immaginare. Si dice che gli scrittori russi siano affezionati ai treni perché vi raccolgono materiale: durante il viaggio prendono appunti.

Di certo caricare un caro amico dei propri problemi è per certi versi egoistico, sfogarsi con uno sconosciuto lo è meno, ma ognuno ha i suoi. D’altra parte l’interlocutore prescelto può sempre contare su una consulenza psicologica, all’occorrenza. Completamente gratuita. E a volte si ha solo bisogno di qualcuno che ci ascolti.

I sociologi sostengono che i Russi stiano diventando sempre più pragmatici e riservati e che di questi tempi le persone non se la sentano più di aprirsi con gli altri. Può essere che ci stiamo occidentalizzando e forse presto riveleremo i nostri problemi solo a specialisti a pagamento. Se anche i Russi cominceranno ad avere l’analista personale potremo dire che il paese è davvero cambiato. Se in peggio o in meglio, non lo so.

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