La Russia in primo piano al G20 di Seul

Foto: Itar-Tass

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Arkadi Dvorkovich, portavoce di Medvedev, anticipa i temi in agenda al forum dei ministri delle finanze e dei governatori delle banche centrali.

Il pessimismo economico, la politica finanziaria degli Usa, il ruolo dell’oro e le guerre monetarie. Il portavoce del Presidente russo Dmitri Medvedev, Arkadi Dvorkovich anticipa le tematiche principali che la Russia metterà sul tavolo del summit del G20, a Seul l'11 e il 12 novembre. In questa occasione Mosca appoggerà il Fondo Monetario Internazionale sulle previsioni di crescita economica sovrastimate di diversi Paesi per il 2011 e si unirà al coro di critiche che Cina e altri Stati muovono alla Fed, la banca centrale degli Usa, per essersi rifiutata di concordare le proprie decisioni insieme agli altri membri del G20. Si insisterà sulla necessità di discutere in ambito del G20 la modifica degli accordi di Bretton Woods e tra gli altri argomenti in discussione la Russia inserisce anche l'eventualità di un ritorno parziale al sistema aureo e l'inclusione dello yuan cinese nel numero delle valute mondiali. In vista del successivo summit dell’Apec, in programma il 13 e il 14 novembre a Yokohama.

Al G20 di Seul si tornerà a parlare delle “guerre monetarie”, pur se il tema non è ufficialmente inserito in agenda, dopo che il Comitato per il mercato libero della Banca Centrale degli Stati Uniti, il 2 novembre scorso, ha deciso di aumentare del 20%, fino a raggiungere la cifra di 600 miliardi di dollari, il programma di riscatto da parte della Fed delle obbligazioni dell'erario degli Stati Uniti, abbassando contemporaneamente il volume mensile dei titoli acquisiti mensilmente, per un valore presunto che, dai 100 miliardi di dollari mensili, arriva fino ai 75 miliardi di dollari. Di fatto, aumenterà il volume delle obbligazioni acquisite dagli istituti di emissione americani e, al tempo stesso, le banche della Fed acquisiranno titoli del Tesoro in cambio di obbligazioni ipotecarie, garantite dall'erario per circa 25 miliardi di dollari al mese. Il programma di monetizzazione del debito pubblico degli Stati Uniti si concluderà nel giugno del 2011 e potrebbe influenzare indirettamente il livello dell'inflazione nell'economia americana.

“Siamo convinti che la politica finanziaria di ogni Paese sia una questione di sovranità nazionale e noi per primi non potremmo tollerare eventuali ingerenze nella nostra politica monetaria”

Secondo Dvorkovich, per la Russia la decisione della Fed porterà a una crescita minima dell'afflusso di capitali. Nonostante ciò, Mosca, senza dichiarare direttamente che le precedenti delibere del G20 e del G8 riguardo al coordinamento comune di questo tipo di decisioni sono state violate, vuole insistere sul fatto che i membri del G20 devono essere avvertiti a tempo debito riguardo a questo tipo di iniziative che negli Usa vengono definite “politiche di ridimensionamento quantitativo”. “Siamo convinti che la politica finanziaria di ogni Paese sia una questione di sovranità nazionale e noi per primi non potremmo tollerare eventuali ingerenze nella nostra politica monetaria”, spiega Dvorkovich. “Tuttavia – aggiunge – mi aspetto che il presidente della Russia insisti sul fatto che tali misure devono essere adottate previa consultazione tra i concorrenti principali dell'economia globale”. Dal punto di vista tecnico, tali consultazioni sono molto complesse: la Fed, come del resto le banche centrali della maggior parte degli altri Paesi, è formalmente autonoma rispetto al governo per quanto riguarda simili questioni, e questo in teoria vale anche per la Banca Centrale russa. Le decisioni della Fed, tra l’altro, sono state criticate anche dai rappresentanti del ministero delle Finanze cinese e dai dicasteri finanziari di Germania e Brasile.

Dvorkovich conferma inoltre che la Russia ritiene sovrastimate le prospettive di crescita economica per il 2011 presentate da “diversi Paesi del G20” tanto che il Fmi di recente ha ridimensionato la stima di crescita dell'economia mondiale per il 2011 dal 4,8% del Pil al 3-4%, constatando che le previsioni presentate da “diversi Paesi” si distaccano dal contesto generale. Secondo Dvorkovich (si tratta soprattutto della Cina e della UE, anche se il portavoce del Presidente non fa nomi) le stime sono state sopravvalutate e nel caso non trovassero conferma nei fatti, nel 2011 si rischia una nuova ondata di instabilità sui mercati finanziari mondiali. “Di questo si parlerà molto seriamente”, sottolinea.

Sempre per quanto riguarda il tema del coordinamento, la Russia ha intenzione di presentare al G20 un piano d'azione per prevenire il rischio di fuoriuscite di petrolio durante l'estrazione in piattaforma. Dvorkovich non svela la sostanza di tale piano e i provvedimenti del ministero dell'Ambiente russo a livello nazionale, pubblicati nell'ottobre del 2010, non presentano nessun meccanismo rivoluzionario a questo proposito. Inoltre, stando alle parole di Dvorkovich, l'agenda “energetica” del summit verrà ampliata e il G20 dovrà discutere di temi quali i “sussidi energetici” e la “volatilità dei mercati energetici”. La politica del “ridimensionamento quantitativo” negli Usa, per la maggior parte degli analisti, in una proiezione a medio termine, porterà a un aumento degli investimenti globali nel settore finanziario del mercato petrolifero e potrebbe provocare un nuovo aumento del prezzo del petrolio, cosa che la Russia non teme.

Un altro argomento a parte, sostenuto dalla Russia, in agenda al vertice del G20, sarà l'approfondimento della discussione riguardo alla riforma del sistema monetario mondiale. Dvorkovich ha dichiarato che è assolutamente necessaria una discussione su nuovi accordi per il funzionamento dei mercati finanziari mondiali, che possa sostituire gli Accordi di Bretton Woods.

In particolare Dvorkovich ribadisce che la Russia appoggia la proposta di cambi fluttuanti per alcune valute di riserva mondiali in concomitanza con l'inclusione dello yuan cinese nel loro numero.

Inoltre, per la prima volta, il portavoce del presidente dichiara aperto sostegno alla proposta di ristabilimento parziale del sistema aureo nel sistema finanziario mondiale. Per Dvorkovich, l'oro potrebbe avere il ruolo di “bene stabilizzante” per le valute di base. Ricordiamo che a partire dal 1976, dopo gli emendamenti apportati allo statuto del Fmi, si agisce in base ai cosiddetti Accordi della Giamaica, che prevedono fluttuazioni relativamente libere delle valute di riserva mondiali e la rinuncia alla garanzia aurea delle valuta di base, il dollaro americano.

Di fatto, gli ultimi resti dei principi di un parziale sistema aureo nel sistema finanziario mondiale vennero eliminati nel dicembre 1971, in seguito alla prima grossa svalutazione del dollaro rispetto all'oro (una seconda svalutazione ci fu all'inizio del 1973), quando si abbandonò la pratica di conversione parziale del dollaro in oro. La Banca Centrale russa e il governo della Federazione sono tra i cinque maggiori detentori di riserve auree al mondo e negli ultimi mesi hanno incrementato attivamente la loro portata.

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